Ma a far ridere non solo Checco

Sabato 2 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Li vediamo, li vediamo Gennaro Nunziante e Checco Zalone confabulare in questi giorni fra loro. E la volpe (Gennaro) dire al gatto (Checco): tu, quando ti intervistano, dì sempre che un comico vuole solo far ridere, che non ci crediamo intellettuali, quelle cose sociologiche di qua e di là, io e Gennaro vogliamo solo far passare un’ora e mezza a ridere. Ringrazio per le analisi, sono lusingato per gli articoli, ma sono contento solo se sono riuscito a far ridere.

 La volpe e il gatto hanno capito che non sarebbero sempre più milionari se cominciassero a fare menate che la gente ridens non capirebbe. Dalle nostre parti, tutto ti perdonano tranne che i “terrisi”, i soldi. Che fanno diventare antipatici. Non importa se vali, rosicano se guadagni. E allora non vorremo giocarcela solo per fare i brillanti? Siamo solo due comici.

 COME AI FUNERALI Perciò non sarebbe vero tutto ciò che i giornali sproloquiano per spiegarsi come mai mezza Italia si sta ammazzando per andare a vedere il loro film. Un popolo in via di peggioramento culturale anelante di poter dire “c’ero anch’io” come al funerale di papa Wojtyla o a quello di Lady Diana (immaginabile che i due stiano facendo scendere le mani dove sappiamo). Vai a prenotare e ti dicono ripassi fra due settimane, su metà degli schermi italiani ci sono loro, c’è chi si mette in coda all’alba come davanti ai musei vaticani o per l’assegnazione della casa popolare. Ma loro assicurano: semplicemente per ridere.

 Allora non è vero, come è stato scritto, che dietro una battuta C&G si proponessero in realtà di esorcizzare col Riso la Grande Paura secondo l’insegnamento di Thomas Hobbes (che non è il nuovo centrocampista del Manchester City ma il filosofo della “guerra di tutti contro tutti”). Una sciocchezza che Checco sia come il “briccone divino” della psicanalisi junghiana, pervaso sia di cinismo neomachiavellico che del più puro particolarismo alla Guicciardini. Lo hanno detto i professori sui giornali. Né è vero che la loro sia una comicità post-ideologica che attacca destra e sinistra. Vogliamo solo far ridere.

 Anzi, visto che ci siamo, una volta Renato Brunetta disse che “Zalone esprime in pieno la filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderna, serena di Silvio Berlusconi”. Tranne poi azzannarlo come razzista e comico di sinistra quando quell’impunito di Checco rispose che era una interpretazione troppo alta anche se per Brunetta dire alto è un ossimoro. Fino al Matteo Salvini che, degnandosi di parlare di un sudista, dice di apprezzare Zalone perché ha sfondato pur non essendo il solito politicamente corretto di sinistra, inginocchiato al potere. Né Checco poteva illudersi, ammonisce un’altra analisi, di essere Aristofane, grande aristocratico che prendeva in giro la democrazia: lui è al massimo la parte casereccia della democrazia.  

 LA CORAZZATA NUNZIANTE Ma loro continuano a dire che volevano solo far ridere. Così sarebbe deragliato anche Celentano secondo il quale l’intellettuale Checco ha puntato all’angolo più remoto della nostra anima. Così come sarebbe fuori strada chi lo elegge a icona dell’italiano qualsiasi di Ennio Flaiano. Fino alla versione d’attualità: Zalone ha la meraviglia stupefacente dei personaggi del presepe. E a quella gufesca: milioni di italiani corrono a vedere Zalone e noi ci meravigliamo che al governo ci sia Renzi.

 E’ vero che Checco è un meridionale da esportazione che non ha bisogno di storpiare il proprio accento come quel disgrazièto di Banfi o il terrunciello Abatantuono per caricaturarsi e farsi accettare da lorsignori nordisti. Checco è uno sfrontato che anzi va a fare la pipì nell’ampolla sacra di Bossi e lo fa ridere pure. Non è un perdente alla Fantozzi anche se quello disse che il film “La Corazzata Potemkin” è una cagata pazzesca. Checco è proprio uno scorretto davanti ai tanti corretti tapini. E sì, fa ciò che ciascuno di noi farebbe, anzitutto non mollare il posto fisso. Qualunquista buono perché il cattivo fa pensare. Questa la genialità dei due compari. Ma via, vogliono solo far ridere. E a chi, parlando di lui e di Nunziante, si è lasciato sfuggire un Chaplin o un Brecht, si può ricordare il Mark Twain il quale, davanti a un necrologio prematuro su di lui, rispose: “La notizia della mia morte è leggermente esagerata”.

 Certo, per una volta può sfuggire anche a Nunziante di dire, come ha detto, che “utilizziamo un linguaggio iperrealista, evitiamo di fare scopa con la realtà, proprio per rendere il racconto più metaforico” che è quasi come la “Corazzata Potemkin”. Ma tutto ciò che di extracomico hanno detto di loro, e che in parte è invece vero, sarebbe a loro insaputa. Perché lo ripetiamo: noi vogliamo solo far ridere. Chi ha visto “Quo vado” può dire se ci riescono. Non volevano far ridere quelli che hanno strascritto su di loro, ma ci riescono molto.