< La grande scommessa > il volto spregiudicato della finanza d’assalto

Domenica 10 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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LA GRANDE SCOMMESSA – di Adam McKay. Interpreti: Steve Carell, Christian Bale, Ryan Gosling, Brad Pitt. Commedia, Usa, 2015. Durata: 2ore 3 minuti.

 

 Questo gran film ci riguarda maledettamente tutti perché le nostre tasche sono ancòra svuotate dalla infame sporca storia vera che descrive. E’ la catastrofe finanziaria americana del 2008, quella che ha innescato la crisi economica che continua ad affliggerci. In due parole i mutui per comprarsi casa concessi anche a gente che si sapeva non avrebbe potuto pagare. E mutui poi cinicamente venduti al resto del pianeta pur valendo quanto cacca di cane, anzi proprio per questo. Avidità, incapacità, irresponsabilità pagate dai risparmiatori più che dalle banche, tornate spudoratamente a ripetersi dopo la turbolenza.

 Ma c’era un gruppetto di addetti ai lavori che aveva capito come il trionfalismo della situazione fosse un bluff. E che nell’incredulità generale decise di scommettere proprio sul fallimento del mercato immobiliare (sì, nella finanza si può fare anche questo, come al poker). “Grande scommessa” impensabile come svuotare l’oceano con un cucchiaino. Protagonisti un gestore fuori di testa (Christian Bale), un investitore dal pessimismo siderurgico (Steve Carell), un mediatore glaciale (Ryan Gosling) e due giovani rampanti che si fanno aiutare da un ex guru del settore convertito all’agricoltura biologica (Brad Pitt).

 Sappiamo che avevano ragione. Ma questo non toglie al film la straordinaria suspense (e il montante disgusto) nel seguire passo passo la leggerezza e il cinismo con cui il disastro di tanta gente veniva affrontato. Da tutto il sistema americano, consapevole di ciò che aveva creato, con la complicità di quelle agenzie di rating che continuavano a dire di stare tranquilli.

 Allora la domanda è: i veri mostri erano i quattro che approfittavano dello scandalo pur tentando invano di denunciarlo, o gli autori dello scandalo che pur consapevoli nascondevano tutto? Ci furono otto milioni di disoccupati solo in America, con 6 milioni che persero la casa anche se si disse che la colpa era la loro, immigrati e poveracci che l’avevano voluta pur non potendo.

 Ma il dubbio etico non fa ne fa un film moralistico, essendo anzi una tragicommedia con toni demenziali fra il brutale e lo sgomento: ciò che ne è l’imprevisto pregio dato il tema. Con siparietti tanto esilaranti quanto opportuni per spiegare la materia non proprio alla portata di tutti. Con dialoghi scoppiettanti quanto un po’ ripetuti. E con gli attori che parlano in macchina direttamente agli spettatori, tanto sconcertati per ciò che apprendono quanto per lo stile imprevisto seppur illuminante usato.

 Ma non meraviglia, dato che il regista McKay si era appunto finora segnalato proprio per esordi minori dello stesso tipo. Qui il tutto tratto da un libro bestseller del 2000. Col cast stellare di cui sopra, manco a dirlo in gran lena. E che ci spiazza piacevolmente, pur rimanendo noi invece spiazzati acidamente dalla rovina che ha cambiato il mondo.