In memoria dell’ultima opera pubblica nel Meridione

Venerdì 15 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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In fondo, per ridare fiducia al Sud basterebbe un cartello. Dovrebbe dire: questa la data di inizio dei lavori, questa la data di fine. Tanto per citarne una, Bari. Di fronte alla spiaggia di Pane e Pomodoro, c’era un distributore di benzina. Eliminato anche perché inopportuno nel cuore della città. Piccolo cantiere per farne una piazzola, magari alberata. Il problema è che gli appassionati di jogging che ci passano e ripassano potranno completare mille maratone, ma da mesi quel piccolo cantiere è fermo. Stop. Con la sua malinconica rete rossa per delimitarlo e il non meno malinconico mucchietto di pietrisco in attesa di chissà che.

 Ce ne saranno centinaia in tutte le città pugliesi, anzi del Sud. Nel frattempo il sindaco di Bari, Decaro, fra un Petruzzelli marcio e i fuochi pirotecnici per il boss, si occupa anche d’altro. Inasprisce le sanzioni per chi butta cicche di sigarette in strada (tutti i fumatori) o per i padroni che non rimuovono le cacche dei loro cani (la maggioranza). Conduce poi una sacrosanta personale battaglia contro i selvaggi che abbandonano rifiuti in ogni dove e in ogni ora e contro gli imbecilli che sfregiano i muri di scritte. E non la dà vinta a chi vandalizza panchine e arredo pubblico rimettendoli dove li sfasciano.

 C’entra il grado trogloditico della gente. Ma c’entra qualcosa di più sofisticato come il senso civico. Insomma considerare la strada come cosa propria, anzi casa propria, e così trattarla. Mentre prevale la mancanza di senso civico a vantaggio del senso cinico: chi se ne frega. Tranne il giorno dopo ritrovare intatta la cacca del proprio cane e prendersela con chi non pulisce.

 Vecchia litania per il Sud, la cui civiltà viene misurata con le carte buttate per terra e con i clacson suonati. Ma vecchia faccenda anche per l’Italia tutta al confronto col resto d’Europa. Poi però si pensa al triste abbandonato cantiere di fronte a Pane e Pomodoro e ci si chiede: non è che c’entra qualcosa? Il senso cinico è tanto più cinico quanto più radicata è la convinzione che non cambi mai nulla. E che chi dovrebbe si disinteressi dei cittadini i quali rispondono con la stessa merce. Bella gara. Laddove il <chi dovrebbe> è considerato lo Stato fino ai vigili urbani e agli spazzini. Uno Stato che, specie al Sud, la storia ha consegnato ostile. O, al più, indifferente. E non arrischiamo concetti tanto ambiziosi quanto elementari secondo cui lo Stato siamo noi.

 Il Sud è un camposanto di abbandoni, a cominciare dai cantieri. Si può dire che il Sud cominci dove spunta il primo cantiere abbandonato. E non per colpa del Sud, ovvio, vista che la dannazione dei tempi biblici delle opere pubbliche è l’unica unità riuscita del Paese. Ma al Sud, come sempre, di più. E cantieri mai aperti oltre che abbandonati: la condanna della serie B cui non spetta. Uno fra i più ostinati divari. Decidiamo se ridere o piangere, ma l’ultima vera grande opera pubblica al Sud è l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Partita nel 1962 e non ancòra completata 54 anni dopo, altrimenti non sarebbe trattamento da Sud.

 In seguito, poca roba. In Puglia, il nuovo stabilimento Alenia di Grottaglie. A spizzichi e molliche il porto di Taranto, ma con un ritardo tale da aver fatto scappare il colosso mondiale dei container. Diciamo il nuovo aeroporto di Bari, ma con trent’anni di ritardo e un progetto superato. Intervento solo cosmetico su quello di Brindisi. Qualche strada a singhiozzo. Insomma grandi assenti gli investimenti pubblici, prima molla di sviluppo anche per chi vorrebbe veder sparire lo Stato dall’economia. E non funziona al Sud neanche la vecchia regola che quando sale odore di asfalto fresco, per l’opera è fatta. Tanti asfalti freschi sono invecchiati perché mancava, mettiamo, la bretella di collegamento. Lo sviluppo appeso alla bretella.

 Siccome il premier Renzi non sarà ossessionato di Sud ma di sicuro è sveglio, ha capito che se si vuole dare l’illusione della svolta bisogna puntare sui cantieri. Ecco quindi rimessi in moto (tranne varie ed eventuali) i cantieri finora più chiacchierati che aperti: a cominciare dalla ferrovia Napoli-Bari-Lecce-Taranto. Cioè rispolverato ciò che già doveva esserci e chiamato Masterplan. Con i soldi europei, mica vorremo usare i soldi nazionali destinati come sempre e tutti al Nord. Ma con la prospettiva di quell’odore di asfalto fresco più stimolante di un Viagra.

 Se non faranno la fine dell’ex distributore di fronte a Pane e Pomodoro a Bari, è possibile che dopo si vedano meno cicche a terra e meno cacche di cani a rinsecchire. Può sembrare una esagerazione e una strumentalizzazione, ma che c’azzecca direbbe Di Pietro. C’azzecca, c’azzecca. Anche gli stati d’animo dei signori Sciancalepore e Loporchio, con tutto il rispetto, sono rabbia lontana anche se li chiamano diversamente.