Quel fiore per il Sud venuto da lontano

Venerdì 28 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Riscetamento. Non è una parola in italiano ma in dialetto, anzi lingua napoletana. Sa di risveglio, ragazzi questo è il momento. E non è roba di Totò o Eduardo De Filippo, ma pensate voi di uno venuto da 10mila chilometri lontano. E che c’entra con Napoli e il suo spirito come un orso polare all’equatore. Questo l’effetto dell’annuncio di Tim Cook, l’algido capo di Apple, che sarà aperto a Napoli il primo centro europeo di sviluppo di app della multinazionale più ricca del pianeta. Le app sono quelle applicazioni tecnologiche che offrono servizi a miliardi di persone. Per dire, WatsApp, che ci fa mandare foto e messaggi gratis.

 Se ne è parlato in questi giorni, ma all’ingrosso come spesso quando si parla di Sud. Non darà 600 posti di lavoro, ma formerà 600 giovani che poi il lavoro se lo dovranno inventare per conto loro. Investimento in Italia, è stato anche insinuato, in cambio di uno sconto su tasse evase da Apple. Con l’intervento, è stato aggiunto, del premier Renzi che avrebbe raccomandato la necessità di un equilibrio territoriale in Italia. Bontà sua. Anche se c’è chi ha ricordato che in genere la vittoria ha molte madri (e padri).

 Il “riscetamento” è però in quello che il successore di Steve Jobs ha detto. Cioè che è proprio la vecchia Europa la patria di alcuni degli sviluppatori più creativi al mondo. E qual è la città, e l’area più creativa d’Europa? Napoli, e il Mezzogiorno appresso. Se è per questo, creativi a ogni angolo anche se poco organizzati, la creatività dovrebbe diventare impresa. Ma spesso basta un fiammifero per riscaldarsi. E questo annuncio sembra abbia suscitato uno spirito, almeno stando a quella piazza universale ancorché effimera che è Facebook. La scintilla che potrebbe sancire il passaggio dalla resistenza al “riscetamento”, appunto. La resistenza logora, quando invece servono i visionari. Quelli che partono dalle crisi come trampolino di lancio.

 E’ ovvio che non bisogna farla facile. Il Sud è lastricato di occasioni perdute. E gli entusiasmi sono spesso come fuochi d’artificio. In questo caso non ci sono neanche posti di lavoro. Ma la psicologia conta quanto un nuovo capannone. E niente può innescare la miccia come il sasso nella palude, la sensazione che qualcosa si muova. Questa l’energia segreta di un investimento, di quegli investimenti che al Sud sono più assenti dello sguardo di un pugile dopo il ko.

 Investimenti privati, ma soprattutto pubblici. Tenendo conto, per dire, che l’americana General Electric ha programmato un investimento aeronautico a Brindisi. E che la tedesca Bosch ha deciso di installare a Bari una sua nuova linea di produzione. Latita il pubblico. Si sa come l’ultima grande opera pubblica al Sud sia stata l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, mai completata però da 54 anni per i soldi sempre col contagocce. Mentre al Nord va il 98,8 per cento dei prossimi investimenti ferroviari.

 Ora però arriva il Masterplan, che perlomeno un record già ce l’ha: quello degli annunci. Stavolta pare che si debba chiudere entro tre mesi, nel senso che si capirà quanti fondi ci saranno a disposizione. Fondi europei sia chiaro, essendo quelli nazionali impegnati nell’Italia che conta. Sempre in omaggio al principio che, per rilanciare l’economia del Paese, bisogna continuare a puntare sulla parte più forte. E che ci si possa rilanciare facendo a meno della parte più debole. Dove fra l’altro qualsiasi tentativo sarebbe solo spreco.

 Peccato che Apple, General Electric e Bosch la pensino diversamente, e non sembrano poveri fessi. E la Germania non sarebbe diventata la Germania se si fosse comportata così col suo Est: per il quale in 20 anni ha investito 2mila miliardi (il 4,4 per cento della sua ricchezza nazionale) contro i 230 in 50 anni di Cassa per il Mezzogiorno (0,5 per cento della ricchezza nazionale). Essendo mancata in Italia l’idea che lo sviluppo del Sud servisse a tutto il Paese, come ha ritenuto la Germania col suo Est ex-comunista.

 Ovvio che il Sud non debba aspettarsi tutto dagli altri, altrimenti staremmo a fare la solita polemica da bar. Serve lo spirito imprenditoriale locale (il mercato, per capirci). Ardimentoso però quanto una scalata dell’Everest in infradito senza quelli che i padri dell’economia definiscono i fattori della produzione: capitali e mezzi, a cominciare dalle infrastrutture. Le grandi opere mancanti, eccole. E serve una efficiente pubblica amministrazione (quella del Sud bocciata anche dalla Svimez, ed è tutto dire). La quale non sarà assenteista come a Sanremo, ma spesso è peggio: una palla al piede.

 Cento (anzi seicento) idee fioriranno a Napoli. Ma devono fiorire anche i cento fiori di quelli che si prodigano a migliorare le proprie città, a esserne i primi turisti. E servono i cento cantieri mancanti. Messo tutto insieme non solo a Napoli, chissà che non sia proprio “riscetamento”. Coraggio, terroni.