Se non insulto non sono nessuno

Sabato 30 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Avviso ai lettori. Dovendosi in questo Guastafeste parlare dell’insulto, per dovere di cronaca saranno riportati anche quelli più truci: non somiglianti esattamente alla favola di Biancaneve o alle Beatitudini di santa Teresa. Esempio l’ultimo della serie, quello sibilato domenica scorsa dal prode capitano della Roma, De Rossi, verso il centravanti juventino Mandzukic. “Stai muto, zingaro di m.”. Laddove da ora in poi m. rimanda al prodotto di una nota funzione corporale. E laddove “zingaro” voleva essere una offesa molto alla moda, altrimenti gli avrebbe detto, magari, giostraio. Esibizione alla Casanova molto vicina, del resto, a quella che aveva provocato un pandemonio non solo pallonaro qualche giorno prima.

 DA SPORT A POLITICA Trattasi dell’ormai famoso “finocchio” (o pare anche “frocio”) non sibilato ma urlato in faccia all’allenatore interista Mancini dal collega napoletano Sarri negli scampoli della partita fra le due squadre. Incazzatura gratuita, determinata un po’ dalla sconfitta incombente, un po’ dal cappottino di cachemere e dallo shampoo dell’avversario. Cui si poteva rimediare con pronte scuse, l’ho detto ma non lo pensavo. Essendo invece il Sarri corso in tv ad argomentare che in effetti poteva sparargli qualcos’altro, per esempio “democristiano”. Ciò che ha innescato la querela del partito appunto della Democrazia Cristiana, quello che se si ammala un iscritto, ne resta solo un altro.

 Cosa volete, roba da campo, ha sùbito giustificato la compagnia di giro che coccola il calcio non avendo mai appreso altro nella vita che il palleggio. Come se fosse normale che lo stadio sia una zona franca di petomanìa e ruttomanìa in cui ciascuno è chiamato a dare il peggio di se stesso. Meravigliando però la meraviglia, se il capo della baracca è tal anziano signore distintosi nel parlare dei calciatori neri come mangiatori di banane e degli ebrei come tipi da tenere al guinzaglio. Meravigliando ancòra la meraviglia, visto che quelli del Napoli sono accolti ovunque da cori che invitano il fuoco del Vesuvio a lavarli. E il Torino con auguri che si ripeta la tragedia di Superga che se li portò tutti. O la Juventus con sinistri richiami allo stadio belga dell’Heysel dove rimasero al suolo una quarantina di tifosi. Il tutto sotto l’occhio di decine di telecamere che diffondono sillaba per sillaba nel mondo.

 Appunto, si potrebbe ripetere, ma è il calcio, ignorando chissà che il calcio è l’evento più universale del pianeta insieme ai viaggi del papa. Ma fosse solo calcio, ciccia. Non pare però che il parlamento della repubblica italiana possa essere scambiato per una Curva Sud, se non vi troneggiasse anche il deputato Massimo Felice De Rosa, squadra 5 Stelle. Il quale a cinque colleghe del Pd fa conoscere papale il suo parere: “Siete qui perché siete brave solo a fare i p.”, laddove quella p. non pare significare pasticcini. Un boomerang, con un’altra onorevole signora la quale sarebbe stata apostrofata come “putt.” da un Pd (non necessaria la traduzione simultanea). Mentre c’è chi preferisce il linguaggio non verbale, esibendo il dito medio come argomento.

 IL MAESTRO CALDEROLI Di contorno riferimenti sparsi a mamme e sorelle degli astanti. E ritorno alla coprofagìa che fa definire “uomo di m.” un transfuga verso un altro partito. Con variante di “pezzi di m.” fiondati da un settore all’altro del Tempio della Democrazia nazionale. Non mancante il versante zoologico di “branco di maiali”. Né quello ospedaliero di “rottinc.” Più l’estrema sintesi fisiologica di “cogl., vai a fare in c.”. Fra lanci di crisantemi, banconote (false), volantini, corde da impiccagione. E nel solenne ricordo della abbuffata di mortadella innaffiata di champagne fra risate da postribolo ai tempi di Prodi capo del governo. Dovendosi però doverosamente dare onore al merito del noto Roberto Calderoli, fra la ministra Kyenge da lui ritenuta somigliante a una scimmia e papa Benedetto che avrebbe dovuto chiamarsi piuttosto Crautus. Calderoli però di specchiata onestà intellettuale, che lo porta a definire una “porcata” la sua stessa legge elettorale, infatti più comunemente conosciuta come “Porcellum”.

 Ovvio che non si debba generalizzare, altrimenti avrebbero ragione i due senatori verdiniani i quali, sospesi appunto per il linguaggio non consono, reagirono: “Siamo incazzati, non c’entriamo una mazza con la volgarità”. E vai a vedere se non hanno ragione a dire che non c’entrano una mazza (pardon), visto l’ambientino su descritto per sommi capi. Qualcuno teorizza che non è che i nostri eroi siano volgari, è che non padroneggiano le parole che usano. Al massimo sono capre. In un Paese sull’orlo di una crisi di nervi che non ha perso lo stile, ma i neuroni. Meglio comunque di due che in una lite di parcheggio fanno normalmente comparire il crick. E non vuoi dire allora, ridateci Calderoli?