La sapienza degli ulivi per combattere la xilella

Luned́ 8 febbraio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Era una scelta obbligata. Quando la Xylella ha deciso dove attaccare, non ha avuto dubbi: l’Italia. Meglio, la Puglia. E non solo perché dici Italia e dici Mediterraneo. E non solo perché dici Puglia e dici ulivo. Ma perché erano gli unici posti in cui, mentre lei faceva il suo sporco lavoro, invece di essere combattuta avrebbe visto i suoi avversari combattersi fra di loro. La vera tragicommedia non è stata finora solo l’epidemia del batterio, ma l’epidemia di rissosità, inconcludenza, impotenza, cialtroneria degli umani. Itali e apuli.

 Ma ora improvvisamente l’epidemia non ci sarà più. E non per un miracolo di sant’Oronzo benedetto. Non perché la Xylella si sia stancata. Ma per decreto: la legge non prevede che lo stato di emergenza sia rinnovabile, quindi niente emergenza. La negavano quando c’era, figuriamoci ora. Come se un malato guarisca perché l’ospedale chiude. Con la Xylella declassata a problemino qualsiasi, spunta un piano nazionale di battaglia dopo aver fatto di tutto per non dare battaglia. Dopo aver dato anni di vantaggio. Piano, pare, con indennizzi per 11 milioni. Con declassamento del batterio da unico responsabile a responsabile in concorso con ignoti, così si evita il taglio delle piante. Forse altra terra demaniale a chi vorrà reimpiantare altrove magari specie più resistenti, ma che decida lui: noi ce ne laviamo le mani. Come finora.

 Un capolavoro di bizantinismo che per carità di patria si spera non sotterri i suoi autori e la Puglia prima della Xylella. Mentre tutto era fermo fra le multiple legioni dei presunti difensori in rotta, l’unica in movimento è stata lei. Ogni giorno una Caporetto. Dopo aver sfondato il fronte dal Salento al Brindisino, ecco ora il Tarantino: le campagne di Avetrana. A questo ritmo tutto il Sud della Puglia. Con la prospettiva di trionfale ulteriore avanzata sempre più a Nord. E non è ancòra marzo, quando si prevede la stagionale entrata in campo della sputacchina, il ribaldo insetto che trasmette l’infezione da un albero all’altro. Un saltello e zac. 

  L’unica immediata controffensiva cui penosamente si è assistito è stato un tutti contro tutti. Perché nessuno si prendesse responsabilità di decisioni impopolari. Meglio resistere che esistere, si è detto con sprezzo del ridicolo non conoscendosi l’accademia militare in cui lo insegnano. Ma il problema vero è che non sono stati fermi, avrebbero fatto meno danno. Si sono mossi. Più che a uno scontro contro la Xylella, abbiamo assistito a uno scontro su come eventualmente (e se avanzava tempo) occuparsi della Xylella. Essendo stato interesse precipuo dimostrare che gli altri sbagliano, o delinquono, o complottano, o speculano, o gufano (il più aggiornato). Che la Xylella ammazza gli ulivi, era fra le varie ed eventuali.

 Il lettore conosce a sommi capi il malfatto: politici locali contro Europa, Europa contro politici locali, proprietari degli alberi contro politici locali ed Europa, scienziati contro proprietari e politici locali, ambientalisti contro chiunque cui dire no (film consueto), sacri difensori della fede a croce spianata. Tutto sotto gli occhi degli ulivi increduli. I quali, nella loro saggezza secolare, ne avevano viste di cose, ma mai di queste. Finché è entrata in campo la magistratura, un consueto arrivano i nostri in Italia non solo quando tutti fanno finta di non sapere, non vedere, non sentire. Ma anche quando il tasso di confusione non è sufficiente.

 Sia chiaro. Buona parte del copione è dipeso dal fatto che nessuno, purtroppo neanche gli scienziati, ha un rimedio certo contro la Xylella. Contro il penoso assetamento e disseccamento delle piante. Anzi c’è chi ha assicurato che la Xylella non esiste. Ma comunque il contestatissimo taglio e sradicamento degli ulivi malati ne avrebbe riguardato qualche migliaio su 60 milioni in Puglia. E mentre ogni anno nella regione ne vengono abbattuti centinaia di migliaia per ragioni che non c’entrano nulla col batterio, e senza che nessuno sappia, veda, senta, insceni. Tagliare per la Xylella era l’unico tentativo di far qualcosa, e col minimo danno. Si è scelto, anzi non scelto, di non fare nulla, tranne che litigare. 

 La storia insegna di epocali trasformazioni del paesaggio. Di intere coltivazioni spazzate via per mille ragioni. Le foreste, per esempio, per ricavare terreni coltivabili o edificabili. Ma ora anche il clima, che porta pesci tropicali nei nostri mari o la palma dove c’era il pino. La speranza è che la storia non ci racconti un giorno di come è sparito il sacro patriarca verde. Dopo aver visto l’alba dell’umanità. Ma ora c’è un piano di battaglia. Dati i precedenti, non resta che affidarsi alla sapienza dell’ulivo. Capace di sopravvivere con un pugno di terra e un goccio d’acqua. Ma non ai Ponzio Pilato.