Ma il Sud reagisca se non è Pasquale

Venerdì 12 febbraio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Il Sud non può fare come Totò. Il quale, a chi lo gonfiava di schiaffi scambiandolo per Pasquale, rispondeva: che me ne importa, tanto io non sono Pasquale. Ormai non si contano le volte in cui il Sud è Pasquale. Metti questa storia della banda larga, che è l’autostrada del futuro. Se per andare da una parte all’altra del Paese serviva l’Autosole, ora la banda larga sarà fondamentale per far andare da una parte all’altra del mondo l’economia che passa per il computer. E’ ormai oltre la metà di tutto ciò che si fa rispetto al passato. Lo sanno il contabile o lo scienziato, l’imprenditore o il bancario. Chi non accende il computer, è spento.

 Se l’Italia è indietro rispetto all’Europa, figuriamoci il Sud rispetto all’Italia. E se per strade, autostrade, porti, aeroporti l’Italia è riuscita finora a darne al Sud il 40 per cento in meno rispetto al Centro Nord, l’esame di riparazione avrebbe potuto essere la banda larga. Avrebbe. Invece un giorno di fine carnevale scopri l’ennesimo scherzo che non vale. L’ennesimo, appunto, schiaffo da Roma. Non un euro alla Puglia dei 639 milioni previsti. Ma non volatilizzati, non roba da “Chi l’ha visto?”. Finiti invece dritto dritto dove sanno anche in bambini. Al Nord, in Lombardia e Veneto. Elementare, Watson.

 A chi dovesse obiettare, si può tagliar corto dicendo che la coerenza anti-Sud è coerenza. Perché l’alta velocità ferroviaria va solo al Nord? Perché il 98,8 per cento degli ultimi investimenti ferroviari va al Nord? Perché è la zona più ricca, e va sempre più arricchita perché faccia bene a tutti. Infatti: siamo quelli che in Europa crescono meno di tutti proprio perché si continua a non far crescere il Sud. Allora solo Alice nel Paese delle meraviglie può meravigliarsi per la banda larga.

 Non si facciano neanche troppe storie obiettando che quelli spostati al Nord sono fondi per la coesione nazionale che dovrebbero essere spesi per l’80 per cento al Sud. Coesione al contrario, sconnessione. Col criterio degli “investimenti privati”: più soldi hanno messo i privati nella banda larga, più ne mette lo Stato. Ma i privati hanno meno possibilità al Sud. E poi privati al Nord come il naso di Pinocchio: in gran parte aziende pubbliche, cioè con i soldi di tutti, comprese le tasse dei meridionali. Ma non può stare sempre a lamentarsi questo Sud colpevole di minore sviluppo. Piagnistei.

 Il Sud stia zitto, tanto più che gli è stato detto come fare: usi i fondi europei. Perché, ripetiamo, la coerenza è coerenza. Fondi nazionali (comprese le tasse dei meridionali) al Nord, fondi europei al Sud. Che dovrebbero essere aggiuntivi non sostitutivi: quisquilie. Così il Sud è costretto ancòra a finanziare il divario a suo danno. Con lo Stato che dà meno a chi ha meno, più a chi ha più. S-giustiziere.

 Meno male che il Sud ci ha fatto l’abitudine. Tanto per stare sulla notizia, spesa per la cultura. Fra 2000 e 2013, il 69 per cento al Sud, il 105 per cento al Nord, il 141 per cento al Centro. In Puglia nel 2013 spesa a persona circa metà di quella nazionale. Ma come, non si dice sempre che il Sud deve puntare sulla cultura? Si dice. Col professor Galli della Loggia che trova sùbito la pezza: colpa anche delle classi dirigenti meridionali poco propense a sostenere la cultura. Che in parte sia vero, è vero. Ma che c’azzecca (grazie Di Pietro) con lo Stato che comunque al Sud fa l’anti-Stato? Il professore poi concede che il governo Renzi sta facendo poco per il Sud, non sapendo che siamo sempre in attesa del Masterplan. Attesa.

 Nel frattempo come sempre a inizio anno sono diffuse le cifre sulle pensioni. Con la consueta reprimenda al Sud regno delle pensioni sociali, cioè quelle di sostegno non solo alla povertà ma anche a disabili che spesso non lo sono. Lecce la più invalida d’Italia. Ma devi scavare più di un martello pneumatico per far venire fuori di soppiatto che una certa Biella è prima per le pensioni di anzianità e anticipate. Quelle che a suo tempo la Lega Nord fece il diavolo a quattro perché non fossero cancellate un decennio avanti Fornero. E si capisce, essendo quasi tutte dalle loro parti. E pagate con i contributi dei meridionali non più di quanto le tasse dei settentrionali paghino le pensioni sociali o di invalidità al Sud. Con una differenza che non sfugge all’Istat (Istituto nazionale di statistica): in media un disabile del Nord ha servizi pubblici per una spesa statale annua di 5.370 euro, contro i 777 del Sud. Invalidi e invalidati.

 Nel giardino dell’Italia capovolta fioriscono più ingiustizie di una repubblica delle banane. A danno del Sud ma anche di tutta l’Italia che potrebbe crescere come una Germania ma invece non cresce come un Nepal. Dando purtroppo alibi sia a chi al Sud dice di non essere Pasquale e se le prende. Sia a chi al Sud dice che non c’è più nulla da fare e non lo fa.