Parliamoci tanto senza pių parlarci

Sabato 13 febbraio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per favore, datemi una voce. Ormai si fa sempre più disperata la caccia a qualcosa di umano nei nostri rapporti di ogni giorno. A cominciare dalle telefonate, scomparse fra i relitti del passato come sono scomparsi il pallottoliere, le musicassette, i rullini fotografici. Non c’è più chiamata che non sia un messaggino, non c’è più chiacchiera che non passi per Whatsapp. Se ti arrivano e ti azzardi a rispondere a voce come nella preistoria di qualche anno fa, la sorpresa dall’altra parte è più scontata di un insulto di Salvini. E’ come se chiedeste mille euro in prestito: ma cosa vuole questo, fai la figura del Neanderthal con quello stesso essere in carne e ossa (se ancòra ne esistono) che ti ha chiamato. Anzi, pardon, chiamato non chiamandoti.

 MESSAGGI E MESSAGGINI La spiegazione più terra terra è che così non si disturba, metti che in questo momento si sia assopito davanti a Sanremo. O che si stia depilando il naso. O che stia nell’ennesima riunione. Leggerà e risponderà quando potrà. Ma se poi non risponde immediatamente, è più ineducato della Curva Sud di uno stadio. Allora non è rispetto della privacy, non è la delicatezza di non irrompere nella vita altrui, delicatezza più improbabile di un temporale in questo inverno estivo. E’ che proprio parlarsi è passato di moda più dei pantaloni a zampa di elefante. Del resto, è stato lo stesso Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, a suonare le campane a morto per le telefonate: fra poco spariranno del tutto come un relitto del secolo scorso. Cioè di quando c’era ancòra Berlusconi non Vittorio Emanuele II.

 Non c’è mai stata così poca comunicazione come in questo tempo di massima comunicazione. Un tempo di dialogo senza dialogare. In cui si scrive invece di parlarsi e senza neanche una grafia da interpretare, da custodire, da coccolare: ora la grafia è il comando “scegli carattere”. Un tempo in cui si può essere amici in quella piazza planetaria che è Facebook senza mai essersi conosciuti e senza essersi scambiata almeno una stretta di mano. Un tempo in cui si affida alle parole senza una voce tutto ciò che aveva bisogno di una voce: un sentimento, una passione, un tono, una inflessione, una pausa, una risata, un pianto, una sensazione. Un tempo in cui cerchi di capire, per dire, se Simona ci sta soltanto dalla freddezza di un testo senza anima, anzi ci si prende e ci si lascia così. E un tempo in cui non puoi sostituire con altro la telefonata alla nonna perché la nonna pasticcia con quel nuovo apparecchio che le sfugge dalle mani.

 La scomparsa come i dinosauri era cominciata dalle chiamate dagli apparecchi fissi, ormai più rare del diamante rosa. Apparecchi ora conservati soprattutto come antiquariato, anzi modernariato di arredo. Essendo in lenta irreversibile agonia per cause naturali gli elenchi telefonici, abbandonati per mesi negli androni dei palazzi o ancòra incellofanati in qualche angolo di casa.

 ADDIO ALLA VOCE Solo Whatsapp ha un miliardo di utenti, e Messenger 700 milioni, e Wechat 650, e 2 miliardi tutti gli altri. Si può dire che un terrestre su due usi i ditini per dire, anzi non dire, ciò che era affidato a quel residuato che sono diventate le corde vocali. Siamo tutti fantasmi invisibili e al massimo ci materializziamo, se non con Whatsapp o sms (i messaggini che si annunciano con un pernacchietto), con le mail, la posta elettronica. Mi mandi una mail non è solo il sistema rapido per sbrigarsi, ma per non incontrarsi, per mantenere una distanza, per abolire appunto il contatto. Lontani anche da vicini. E’ il mondo virtuale, bellezza. Il mondo non mondo affidato a una invisibile nuvola di impulsi che ronzano sulle nostre teste e ci raggiungono laddove prima arrivava una voce.

 Una evoluzione o involuzione annunciata se solo pensiamo ai numeri verdi. Coi quali finisce a fantozzate con la stessa puntualità di una predica della Merkel. Numeri verdi coi quali pensi di parlare, in genere, a una signorina sia pure con una voce strana, diresti uguale a quella di un altro numero verde: forse farà gli straordinari. E non ti accorgi che è solo un robot col quale hai poco da discutere, fa finta di non capire, ti comanda a bacchetta e se non fili dritto ti dice che il dialogo è fallito e si ricomincia da capo. Senza aver mai la possibilità di chiedergli stremato se per caso è possibile parlare con un suo simile dalla voce meno metallica e meno autoritaria. Un suo simile che abbia una intelligenza foss’anche artificiale ma che non dica sempre che il dialogo è fallito e si ricomincia. E nel caso, uno che si possa mandare a quel paese.

 Non riusciamo a capire se abbiamo voluto la tecnologia per migliorarci la vita o se la tecnologia sia solo l’alibi di un mondo che non ha più nulla da dirsi. Chi abbia un’idea ce lo faccia sapere. Basta mandare un Whatsapp, sarete ricambiati con la stessa inesorabile merce.