Denuncia,ragazzo l’Italia ringrazia

Sabato 20 gennaio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Parola d’ordine: reagire. E che buon sangue non menta, lo dimostra ancòra una volta l’istituto tecnico-economico Galileo-Costa di Lecce. Quello del professore di informatica Daniele Manni, l’anno scorso uno dei due italiani candidati al premio Nobel per l’insegnamento Cosa fanno i suoi ragazzi? Decidono di diventare l’avanguardia nazionale della lotta al bullismo. E lo decidono proprio loro che hanno l’età in cui bulli si diventa e vittime dei bulli pure. Senza quindi lasciare la palla ai grandi, alle loro dotte analisi, alle loro pensose prediche, alla loro parruccona impotenza, diciamo pure ai loro cattivi esempi. Perché se è vero che i bulli fra i banchi ci sono sempre stati, è anche vero che non c’è mai stata fuori una cotanta scuola di bullismo da parte di quelli che dovrebbero combatterlo. Basta vedere la vita di ogni giorno, in cui non c’è parola che non sia insulto, non c’è discussione che non sia rissa, non c’è mano che non sia mano armata. Ma poi i bulli sono i ragazzi.

 Questi del Galileo-Costa si chiamano Giorgio, Martina, Mattia, Marta, Mirko, Francesca, Jacopo, Michela, Patrick, Alice, Lorenzo, Niki, Simone, Edoardo. E hanno creato il MABASTA!, Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti. Con sito Internet e pagina Facebook. Dimostrando insieme al loro professore di maneggiare la comunicazione meglio di Dybala col pallone, tutt’altro che un peccato nel tempo in cui se fai e non fai sapere è come se non facessi. Tanto più che si rivolgono a tutti i loro compagni d’Italia.

 Mettiamoci insieme da Domodossola a Lampedusa, dalle elementari alle superiori: vogliamo diventare tantissimi e denunciare. Una grande voce contro la prepotenza e il sopruso. Perché non c’è bisogno di essere vittime per ribellarsi, anche perché spesso sei vittima perché non ti sei ribellato. E non ti sei ribellato perché solo contro tanti, essendo il bullismo una forma di vigliaccheria che si muove in branco. Anche se non sempre a volto coperto, essendo il vanto la violenza aggiuntiva. Che il web abbia una potenza di fuoco che neanche le pistole di Tarantino nel suo ultimo film, lo dimostra l’immediata prima adesione alla crociata Made in Salento di quattro importanti siti che si occupano di educazione. Laddove la migliore educazione, la prima forma di etica sarebbe l’esempio. Che non può essere né quello delle Curve Sud degli stadi, né quello delle scazzottate in Parlamento, né quello delle urla belluine dei talk show televisivi, né quello dei pestaggi nella cucina di casa. Bullismo ultra18enne.

 Sappiamo quanto penosi siano i recenti casi di cronaca. La 12enne di Pordenone che si getta dal balcone e lascia una lettera ai compagni di classe: Adesso sarete contenti. La ragazzina di 12 anni di Nuoro un tempo sempre allegra e felice ma che ora non esce di casa perché perseguitata su Facebook e a scuola: porti iella. Un altro 12enne di Galatone costretto a stendersi sui binari e bersagliato dai fucili ad aria compressa. Il disabile pugliese legato ad un albero con nastro adesivo da imballo. Tutte solitudini di dolore che si conoscono quando è troppo tardi. E contro cui è partita la riscossa dei quattordici terroncini di Puglia che si potrebbero definire eroi positivi se non si montassero la testa ma lo sono.

 Perché la cosa più importante per l’Italia più seduta di un Budda è svegliarsi. Cittadinanza attiva contro il fatalismo che è l’alibi dei falliti. Non perché ciascuno debba fare lo 007 degli altri, in una società di spioni condominiali come la Germania comunista del tempo. Ma in cui ciascuno esprima il suo civismo denunciando ciò che non va per non continuare a subirlo. Metti gli evasori fiscali. Certo è seccante fare la faccia del Pitbull nel bar in cui vai abitualmente e che abitualmente non rilascia scontrino. Ma è meno seccante sapendo che ogni scontrino non rilasciato è una tassa in più per te. Perlomeno legittima difesa se non pretesa di rispetto delle regole nel Paese in cui il più rispettoso si deve fare perlomeno i domiciliari. C’è un 117 telefonico anche anonimo alla Guardia di Finanza che in pochi anni è diventato più bollente di una nottata con Belen. Magari l’evasione non è diminuita in proporzione alle attese delle denunce. Ma nessuno deve andare a confessarsi per aver denunciato. Anzi papa Francesco dice tutto il contrario con quella sua aria stupita di uno appena arrivato e che non si capacita di questo mondo.

 E per i delatori della porta accanto (che è un titolo onorifico) è possibile denunciare la corruzione (portale italiano di Allerta anticorruzione-Alac) di tutti quei maialetti pronti a intascare la busta con un braccio tanto lesto da fare invidia al tennista Jokovic. Come pure proprio da Acireale (Catania) è partita una delle prime segnalazioni di assenteismo contro quei furbetti del cartellino che se ne vanno a mare invece di lavorare. Immagina tu che Italia sarebbe se tutti facessero come i ragazzi di Lecce. MABASTA!, che in questo caso vuol dire ora basta, e basta.