Il sottile veleno della città insicura

Venerdì 26 febbraio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Mo’ basta. Siamo tutti contenti per le due grandi operazioni contro la criminalità di questi giorni in Puglia. A Brindisi, città con un sindaco agli arresti domiciliari e con i colpi di coda della Sacra Corona Unita. A Bari, con 56 milioni (non noccioline) sequestrati a un clan di cui fanno parte i fratelli del tristemente noto Savino Parisi. Mentre a Foggia si continua tranquillamente a uccidere in strada, non meno che a Bari.

 Viene da dire: torni più spesso la Commissione parlamentare antimafia, se la sua presenza coinciderà sempre con questi successi. Anche se il Parlamento è lo stesso luogo in cui nascono quelle leggi che poi consentono le scarcerazioni tanto amare per le forze dell’ordine: noi li prendiamo e poi quelli escono. Così finiscono per prendere sempre gli stessi. Così anche la gente è sfiduciata e magari denuncia sempre meno. Con qualcuno che continua a chiamarla omertà.

 Un tempo si diceva (sbagliando): finché si sparano fra loro, tanto meglio. Al massimo la droga cambierà fornitore. Ma sta avvenendo nelle nostre città qualcosa che non mina solo il già fragile senso della sicurezza, ma addirittura la voglia di starci. Metti ciò che si è scoperto avvenire in qualche mercato di Bari (ma anche altrove). Tu vai a fare la spesa e puoi capitare gomito a gomito con un ceffo tatuato, rapato, orecchinato e panciuto che la spesa la prende senza pagare. Perché anche quello è il pizzo che ha imposto. Anzi gli mandano tutto a casa quando deve festeggiare una prima comunione o chissà che. E se non lo fanno, spaccano il setto nasale al riottoso.

 Ti viene il voltastomaco, ma che devi fare, devi conviverci. Poi però vai in pizzeria e magari dopo leggi che i malavitosi hanno imposto di acquistare la mozzarella da loro. Che ovviamente fa schifo. Non li hai a fianco, ma li senti lo stesso. Senti questo assedio nauseante, insopportabile, questa sensazione di impotenza cui vorresti reagire ma non sai che fare. Malessere che si accentua quando leggi anche degli autisti di bus massacrati di pugni e calci da sguaiati ragazzotti cui ha detto di non fumare o di non infastidire le ragazze. E leggi che un altro è stato pestato (orribile termine) mentre finalmente si mettono telecamere a bordo, sperando che non le sfascino.

 Poi non c’è parcheggio nei cui paraggi non sosti il tipo che ti fa ribollire il sangue: perché devo dare qualcosa a questo? E’ una occupazione militare del territorio, una organizzazione strategica cui non sfugge un angolo. Ti dice se c’è un caffè per lui, devi stare attento a non sfilare solo i 50 centesimi dovesse infastidirsi. Ora addirittura ti dicono di non pagare il grattino, di dare a loro che se la vedono loro e a qualcuno hanno stracciato la multa che poi è arrivata a domicilio maggiorata. Cioè non puoi più neanche rispettare la legalità del grattino. Allora paghi temendo per l’auto. O vai da qualche altra parte con la nausea che sale.

 Non puoi azzardarti a protestare per un sorpasso azzardato: e se è un delinquente? Leggi del vandalismo non meno di quello che vedi. Muri imbrattati. Giardini devastati. Giostrine appena montate e bruciate. Fino al punto di soffocare la soddisfazione quando la città si dota di qualcosa che serve a vivere meglio: chissà quanto deve durare. Ti chiedi il perché di tutto questo, che fanno le famiglie di questi teppisti: non si rendono conto che vivrebbero meglio anche loro? E non valuti perché non lo sai che ogni autista pestato, ogni muro imbrattato, ogni giostrina estirpata è un passo in avanti verso qualcosa di peggio. Sono prove di crescita di bulli che vogliono fare il salto di qualità nella malavita. Sono, diciamo, il battesimo del fuoco della guapperia che vuole salire di grado. Per passare poi alla prova del fuoco delle pistole.

 A Bari il sindaco Decaro va personalmente, come si dice, a metterci la faccia. Va nei mercati a sfidare l’ombra degli estorsori. Va a ripristinare ciò che violentano: vediamo chi la vince. Va a distribuire volantini contro il racket dove il pizzo lo hanno pagato. Grande merito. Ma purtroppo tanto più meritorio quanto segno che al momento non sembra funzionare molto altro. Contro tutto ciò che non solo danneggia l’economia perché scoraggia. Ma crea il veleno più sottile e insidioso per una comunità: la voglia di rinchiudersi in se stessi, di camminare rasente le pareti, di innalzare un muro verso la convivenza.

 Ma così non muore solo la propria piccola felicità quotidiana. Così muore una città. Quel muro si può abbattere chiamando tutti a raccolta, suonando la campana, rianimando le volontà. Non la solita fiaccolata che svanisce a fiaccole spente. Ma diventando tutti come angeli del fango quando c’è una alluvione. La scintilla spetta a chiunque ma soprattutto a chi rappresenta tutti. Una buonavita organizzata non meno della malavita. Insomma vogliamo poter finalmente dire: mo’ basta, io non pago.