L’autostrada col trucco e il ponte troppo sospeso

Venerdì 4 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tutto il Mezzogiorno in due storie. La prima inizia con uno di quegli annunci di Renzi da studiare nei master della comunicazione. Appuntamento al 22 dicembre 2016: si inaugura la Salerno-Reggio Calabria. E chi fa “ooohhh” per lo stupore e l’incredulità, venga in macchina con me così si sentirà male lo stesso anche se la strada è migliore (Renzi medesimo dixit). Sono i 443 chilometri attraverso i quali l’Italia si infila e si salda col profondo Sud, insomma diventa Italia unita.

 Bella notizia, se non fosse stata già data più volte. Però onestamente ora bisognerebbe tirare un sospiro di sollievo. Tenendo conto che il progetto è del 1964 (oltre mezzo secolo fa). Tenendo conto che ci sono voluti otto anni per costruirla (fino al 1972) e ventuno per ammodernarla (dal 1995 a oggi). Perché questa è la prima e unica autostrada europea nata senza corsie d’emergenza, a due corsie e anche più strette del normale, pendenze vertiginose, curve da ottovolante. Ma era il massimo che si potesse concedere a un’autostrada del Sud. Con l’inferno conseguente che chi vi si è avventurato conosce: interruzioni, deviazioni, code, camion, polvere, svenimenti. Un inferno soprattutto d’estate, quando qualche kamikaze tentava di raggiungere i paradisi turistici meridionali. E poi si dice Italia tagliata in due.

 Lasciamo stare i costi fuori controllo, quattro volte di più l’ammodernamento che la costruzione: non vorremo pidocchiare. Ma il fatto è che andando un po’ a capire senza fare i gufi, si capisce il trucco. Ci sarà l’inaugurazione senza che però saranno stati completati i lavori in quattro tratti per una cinquantina di chilometri (e oltre due miliardi di un investimento peraltro mai finanziato). Chilometri che così resteranno come nel 1972, tranne la luce a led nelle gallerie. E che, invece di essere un ritorno al futuro, saranno un ritorno al passato. A ricordare che sempre Sud è. Ma senza che, sia chiaro, il Sud c’entri nulla, dato che a costruire era ed è lo Stato.

 La seconda storia è il famoso Ponte sullo Stretto di Messina. La più Incompiuta di tutte le incompiute d’Italia. Tanto promesso da quasi tutti i presidenti del Consiglio quanto abbandonato. Con la sua costruzione avviata e sospesa due volte. Con la liquidazione della società che se doveva occupare, ma anch’essa una incompiuta e dopo tre anni rispetto all’anno previsto. Col tenebroso scenario di risarcimenti miliardari. Col mezzo secolo impiegato non per farlo ma per non farlo. E con Renzi a dire che alla fine si farà e sarà un altro bellissimo simbolo dell’Italia.

 Il Ponte è sempre stato considerato meno essenziale dell’autostrada. Ma come l’autostrada è sempre stato più altalenante degli umori di una Callas. Per ora un simbolo, questo sì, di qual è l’attenzione verso il Sud, anzi la disattenzione. Il cui culmine attuale sembra purtroppo quel Masterplan ormai tanto più mitico quanto scomparso come la civiltà Maya. Sei mesi dopo quell’agosto in cui sembrava più imminente di un intervento d’urgenza per evitare la temuta desertificazione del Sud. Sapendosene ora, anzi non sapendosene,  non di più di quanto allora se ne seppe.

 A quanto pare prevederebbe tanti accordi quante sono le regioni e le città metropolitane del Sud. Con la Regione Puglia che lamenta l’esclusione dalla riunione romana in cui se ne è discusso. Senza quello slancio e quella visione d’assieme sempre rimproverata allo stesso Sud, né tantomeno un’idea di Sud possibile. Con programmi non più che tecnici per spendere i fondi europei che già c’erano ma che anche per questo sono fermi da due anni. E con i fondi italiani non ancòra programmati, tranne quelli per la banda larga, il cui 96 per cento è andato alle regioni del Nord dato che al Sud anche i computer devono essere più lenti. E solo con una promessa che si rimedierà, pur dovendo essere riservato al Sud l’80 per cento di quel Fondo di sviluppo e coesione che così né sviluppa né riduce la scoesione.

 E ritardo per ritardo, un “Chi l’ha visto?” sono anche le strombazzate facilitazioni per le imprese che investono al Sud, altrimenti chi ci viene con la banda non larga, con l’autostrada da usato insicuro, col ponte sospeso nel senso di inesistente? Mancano i decreti attuativi, imbuto italiano che non fa fare anche ciò che si è deciso faticosamente di fare. Sempre che non ci vogliano poi anche le circolari esplicative, le quali normalmente viaggiano su tempi semibiblici.

 Risultato: niente di nuovo sul fronte meridionale. Venti milioni di diversamente italiani coi quali l’Italia potrebbe crescere il doppio del suo risicato 0,8 per cento. E senza i quali tutta l’Italia resta periferia d’Europa. Con l’aggravante di risvegliare alibi dei quali il Sud per primo vuole liberarsi. Il problema è che è tutto un film già visto, e non solo in seconda visione.