Divorzio,aborto,utero in affitto

Sabato 5 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La storia si ripete trasformandosi in farsa. Chi ha l’età ricorda cosa avvenne in Italia quando ci fu il referendum per il divorzio. Una guerra santa. Si sarebbero aperte le cataratte del cielo e si sarebbe abbattuta la punizione divina. La cattolicissima Italia sarebbe sprofondata negli abissi dell’inferno. La depravazione si sarebbe diffusa più di una epidemia di colera. I matrimoni si sarebbero sfasciati alla prima nube. Il referendum passò con il “sì” di quella stessa cattolicissima Italia la quale se fosse stata tanto cattolicissima avrebbe potuto rispondere “no”. Non ci fosse stato il divorzio legale, ci sarebbe stato qualcosa con altro nome perché chi non vuole più stare insieme non ci sta come chi vuole restare insieme non divorzia solo perché c’è il divorzio. Certo da allora i divorzi si sono moltiplicati, ma neanche un oracolo o un fondo di caffè possono dire cosa sarebbe avvenuto in caso contrario.

 UNIONI CIVILI Chi ha l’età ricorda cosa avvenne in Italia quando ci fu il referendum sull’aborto. Una guerra più santa che per il divorzio, perché il valore di una vita è superiore a quello di un’unione fra una donna e un uomo (o fra chi volete voi). La cattolicissima Italia sarebbe ancor più sprofondata negli abissi dell’inferno. Le donne avrebbero abortito con la stessa facilità con cui si va a lezione di danza. Il cimitero dei bambini soppressi sarebbe stato più esteso dell’anagrafe dei bambini riusciti a nascere.

 Il referendum sull’aborto passò con il “sì” di quella stessa cattolicissima Italia che se fosse stata così cattolicissima avrebbe potuto rispondere “no”. Ma da allora le donne hanno abortito sempre meno. Da allora semplicemente i bambini non sono più morti nelle mani sacrileghe di mammane, non sono più finiti nel girone di obiettori pubblici e bisturi privati. Anzi da allora in poi le donne hanno cercato di avere un figlio in tutti quei modi assistiti che un’altra legge ha limitato. Così, da allora, di figli ne nascono sempre meno. Ma ne nascono sempre meno perché ne sono concepiti sempre meno. Altro che aborto, altro che strage degli innocenti. Anche perché la cattolicissima Italia ha imparato a regolarsi a letto, magari nello stesso modo suggerito ora da papa Francesco contro il nuovo flagello della Krikia come ieri c’era (c’è) quello dell’Aids. Profilattico.

 Insomma le leggi arrivano sempre dopo mai prima. E sono una facoltà concessa a chi vuole che le sia concessa non a chi non ne è interessato. Non si divorzia solo perché c’è la legge sul divorzio come non si abortisce solo perché c’è la legge sull’aborto. E non ci sarebbe stato divorzio se prima non ci si fosse detto addio in maniera diversa, né ci sarebbe stato aborto se prima non ci fossero state interruzioni di gravidanza clandestine e rudimentali. E se uno Stato etico avesse voluto infiltrarsi nel letto dei cittadini, dire cosa fare e come farlo, è molto probabile che i cittadini avrebbero continuato a fare a modo loro ma in una giungla di azioni e reazioni, di reati e di sanzioni. Specie in un campo più dominato dalla coscienza individuale che dai pater-ave-gloria dei confessori o dal dicktat di presunte maggioranze. Sempre che valga il principio di libera Chiesa in libero Stato e non quello del burqa obbligatorio perché lo vuole (se pure) il Corano.

 IL FIGLIO DI VENDOLA Occorrerebbe ricordare tutto questo ora che è passata la legge sui diritti civili, le unioni di fatto di chi non vuole o non può passare né dall’altare né dal municipio. E ora che sono state evocate le medesime cateratte del cielo scavalcando lo stesso papa il quale ha detto che sono affari vostri e che al massimo sono affari miei farvi andare in paradiso o no. Lasciamo stare l’ipocrisia di chi ha difeso la famiglia con l’amante al seguito o di chi la ha irrisa in nome di un progressismo fai-da-te. E lasciamo stare il diritto altrui di cercarsi la sua felicità anche se non coincide ma neanche confligge col mio modo di vederla.

 Sono essenziali istruzioni per l’uso ora che sfolgoreggia la madre di tutte le condanne: l’utero in affitto. Anzi la donna comprata. Che non piace a molte delle stesse femministe, quelle dell’utero è mio e me lo gestisco io. Ma non lo commercio. Il comunista e gay Nichi Vendola, che da comunista e gay ha fatto per dieci anni il presidente di una regione come la Puglia senza che finisse in alcuna Gomorra, ha avuto un figlio affittando l’utero di una donna americana che l’ha fatto di sua spontanea volontà. Ha pagato (molto) per essere felice ma i suoi avversari lo attaccano per questa felicità carpita in un Paese non suo e con leggi non sue. Se posso donare un rene perché no il mio utero?, ha detto Emma Bonino. Sono figli strappati ai poveri per darli ai ricchi, ha replicato padre Maurizio Patriciello dalla Terra dei Fuochi.

 Il fatto è che così una vita è nata. Dono o furto? Diritto o abuso? Civiltà o viltà?