Dalla Puglia un’idea per il Sud

Venerdì 11 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Quanto conta la comunicazione. Metti la Puglia e senti i non pugliesi: ah, ma voi siete un’altra cosa. Siete un altro Sud. Tanto lusinghiero quanto sommario verso il resto del Sud. Ma è come per il meteo: non contano il caldo o il freddo reali, conta quale temperatura è percepita. Così in comunicazione vale l’immagine che si riesce a trasmettere. E la Puglia ha finora vinto la sua piccola vitale guerra dell’immagine tanto quanto la perde ancòra il resto del Sud. Quasi sparito dal panorama nazionale, come se ne fosse stato sancito il destino di immutabile. E quindi irredimibile come irrisolvibili i suoi problemi. Alibi italiano per non fare.

 Che la Puglia sull’immagine ci abbia investito, ci vuole il provolone negli occhi per non essersene accorti. Anzitutto cinema, essendo diventata la seconda Cinecittà d’Italia. Grande schermo sul quale è rimbalzata soprattutto la bellezza del paesaggio. Ma il cinema è così: ha le inquadrature giuste per trasmettere il sogno. Non per niente la seconda voce dell’esportazione americana è proprio l’industria di Hollywood e dintorni, dopo quella aerospaziale. Per cui ne sappiamo più di una cittadina dell’Ohio che di Spinazzola.

 Ma della Puglia se ne sa comunque quanto basta (e avanza) per farne anche una meta turistica alla moda. Oltre che il posto in cui i vip vogliono coronare un altro sogno, quello d’amore. Matrimoni da rotocalco nelle supermasserie della regione, a cominciare da quello indiano da Mille e una notte. Per arrivare alla prossima ventura brindisinissima Flavia Pennetta col suo collega Fognini.

 Questo non vuol dire che la Puglia sia tutto belletto sulle rughe. Vuol dire che la Puglia è considerata altro Sud pur essendo alcuni suoi dati economici sotto la media del Sud. Ma vuol dire pure che l’economia non è tutto, anche se è tutto per il lavoro specie quando non c’è. Conta il carattere della gente, senza nulla togliere al sacrificio silente e quotidiano degli altri meridionali: dei quali si parla solo per le pensioni di invalidità. Conta la geografia specie se non accidentata e con 800 chilometri di mare. Conta la mancanza di storiche mafie. Conta quella cultura così altera e prodiga, severa e barocca, marinara e agreste, incline a levante e non chiusa a ponente: come la vide il giornalista e scrittore Sergio Zavoli.

 Conta, come dicono nelle scuole di management, fare le cose, farle bene ma soprattutto farle sapere. Che il maggiore giornale economico d’Italia abbia dedicato alla Puglia una sua giornata, è il risultato di tutto questo. Bari dopo Bologna, è tutto dire. Tema: la capacità di innovazione, il che dice molto altro. Proprio perché se oggi non si innova non si va da nessuna parte in un mondo aperto in cui ogni giorno occorre inventarsene una per evitare che imitino, bruciandotelo, tutto ciò che non cambia. Una corsa al domani. In cui, se il Nord privilegiato suona le sue trombe, la Puglia ha saputo suonare le sue campane.

 Sono i suoi maggiori industriali. Simbolo di tutti (senza nulla togliere agli altri) quel Vito Pertosa che mette a posto le ferrovie di tutto il mondo, vola per i cieli con i suoi aerei e dà uno sguardo allo spazio a caccia non solo di marziani. Uno fra l’altro che non le manda a dire, ma le dice papale papale: tipo la semibeffa dei treni della futura linea Bari-Napoli, che se fosse davvero l’alta velocità sbandierata cambierebbe l’economia di tutto il Sud. E invece purtroppo sarà un contentino tanto tardivo quanto comunque benvenuto.

 Ma c’è anche un motore sempre acceso quanto ai più ignoto. Sono i giovani con i piedi leggeri per andare a conoscere il mondo e le ali tornarti per rientrare ad arricchire la loro terra. Molti più di quanto si creda nella geremiade dei partenti perduti per sempre col loro talento. E c’è il motore sempre acceso delle piccole grandi idee segno di fermento anche se non sempre il miope sistema consente loro di diventare imprese solide. Sono le start up, quasi sempre figlie di maghetti della tecnologia.

 Così una è finanziata nientemeno che da Microsoft (la multinazionale che fra l’altro ha premiato come miglior progetto di ricerca europeo quello di una dottoranda del Politecnico di Bari). Un’altra è stata adottata da Facebook. E un 25enne di Manfredonia è stato incluso da Google fra le sue eccellenze digitali. Per non dire che anche una reputazione buona (oltre che il sostegno della Regione) fa arrivare in Puglia investimenti come quello dell’americana General Electric in un momento in cui un investimento in Italia è più raro di un pinguino all’Equatore.

 Tutto questo non vuol dire che la Puglia ce l’abbia fatta. Vuol dire però che non si è sfatta. E vuol dire che il resto del Sud dovrebbe far capire quanto meglio Sud c’è in sé. E’ stato l’amministratore delegato di Bosch Italia ad assicurare che in Puglia si mangia bene, si vive bene e si lavora bene. Non risulta che girasse uno spot.

Quanto conta la comunicazione. Metti la Puglia e senti i non pugliesi: ah, ma voi siete un’altra cosa. Siete un altro Sud. Tanto lusinghiero quanto sommario verso il resto del Sud. Ma è come per il meteo: non contano il caldo o il freddo reali, conta quale temperatura è percepita. Così in comunicazione vale l’immagine che si riesce a trasmettere. E la Puglia ha finora vinto la sua piccola vitale guerra dell’immagine tanto quanto la perde ancòra il resto del Sud. Quasi sparito dal panorama nazionale, come se ne fosse stato sancito il destino di immutabile. E quindi irredimibile come irrisolvibili i suoi problemi. Alibi italiano per non fare.

 Che la Puglia sull’immagine ci abbia investito, ci vuole il provolone negli occhi per non essersene accorti. Anzitutto cinema, essendo diventata la seconda Cinecittà d’Italia. Grande schermo sul quale è rimbalzata soprattutto la bellezza del paesaggio. Ma il cinema è così: ha le inquadrature giuste per trasmettere il sogno. Non per niente la seconda voce dell’esportazione americana è proprio l’industria di Hollywood e dintorni, dopo quella aerospaziale. Per cui ne sappiamo più di una cittadina dell’Ohio che di Spinazzola.

 Ma della Puglia se ne sa comunque quanto basta (e avanza) per farne anche una meta turistica alla moda. Oltre che il posto in cui i vip vogliono coronare un altro sogno, quello d’amore. Matrimoni da rotocalco nelle supermasserie della regione, a cominciare da quello indiano da Mille e una notte. Per arrivare alla prossima ventura brindisinissima Flavia Pennetta col suo collega Fognini.

 Questo non vuol dire che la Puglia sia tutto belletto sulle rughe. Vuol dire che la Puglia è considerata altro Sud pur essendo alcuni suoi dati economici sotto la media del Sud. Ma vuol dire pure che l’economia non è tutto, anche se è tutto per il lavoro specie quando non c’è. Conta il carattere della gente, senza nulla togliere al sacrificio silente e quotidiano degli altri meridionali: dei quali si parla solo per le pensioni di invalidità. Conta la geografia specie se non accidentata e con 800 chilometri di mare. Conta la mancanza di storiche mafie. Conta quella cultura così altera e prodiga, severa e barocca, marinara e agreste, incline a levante e non chiusa a ponente: come la vide il giornalista e scrittore Sergio Zavoli.

 Conta, come dicono nelle scuole di management, fare le cose, farle bene ma soprattutto farle sapere. Che il maggiore giornale economico d’Italia abbia dedicato alla Puglia una sua giornata, è il risultato di tutto questo. Bari dopo Bologna, è tutto dire. Tema: la capacità di innovazione, il che dice molto altro. Proprio perché se oggi non si innova non si va da nessuna parte in un mondo aperto in cui ogni giorno occorre inventarsene una per evitare che imitino, bruciandotelo, tutto ciò che non cambia. Una corsa al domani. In cui, se il Nord privilegiato suona le sue trombe, la Puglia ha saputo suonare le sue campane.

 Sono i suoi maggiori industriali. Simbolo di tutti (senza nulla togliere agli altri) quel Vito Pertosa che mette a posto le ferrovie di tutto il mondo, vola per i cieli con i suoi aerei e dà uno sguardo allo spazio a caccia non solo di marziani. Uno fra l’altro che non le manda a dire, ma le dice papale papale: tipo la semibeffa dei treni della futura linea Bari-Napoli, che se fosse davvero l’alta velocità sbandierata cambierebbe l’economia di tutto il Sud. E invece purtroppo sarà un contentino tanto tardivo quanto comunque benvenuto.

 Ma c’è anche un motore sempre acceso quanto ai più ignoto. Sono i giovani con i piedi leggeri per andare a conoscere il mondo e le ali tornarti per rientrare ad arricchire la loro terra. Molti più di quanto si creda nella geremiade dei partenti perduti per sempre col loro talento. E c’è il motore sempre acceso delle piccole grandi idee segno di fermento anche se non sempre il miope sistema consente loro di diventare imprese solide. Sono le start up, quasi sempre figlie di maghetti della tecnologia.

 Così una è finanziata nientemeno che da Microsoft (la multinazionale che fra l’altro ha premiato come miglior progetto di ricerca europeo quello di una dottoranda del Politecnico di Bari). Un’altra è stata adottata da Facebook. E un 25enne di Manfredonia è stato incluso da Google fra le sue eccellenze digitali. Per non dire che anche una reputazione buona (oltre che il sostegno della Regione) fa arrivare in Puglia investimenti come quello dell’americana General Electric in un momento in cui un investimento in Italia è più raro di un pinguino all’Equatore.

 Tutto questo non vuol dire che la Puglia ce l’abbia fatta. Vuol dire però che non si è sfatta. E vuol dire che il resto del Sud dovrebbe far capire quanto meglio Sud c’è in sé. E’ stato l’amministratore delegato di Bosch Italia ad assicurare che in Puglia si mangia bene, si vive bene e si lavora bene. Non risulta che girasse uno spot.