Sud,il delitto perfetto spariti tutti i problemi

Giovedì 10 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Non è irrisolta solo la Questione meridionale. E’ irrisolta la Questione italiana quanto più quella meridionale sparisce di scena. Un Paese che potrebbe essere una Germania se il suo Sud fosse trattato come la Germania ha fatto col suo Est: il segreto del suo successo. Invece per il nostro Sud siamo al delitto perfetto. Scomparso dal panorama nazionale proprio quando luccicava la pomposa promessa del Masterplan: il Piano dei Piani manco fosse il Re dei Re. Svanito anch’esso. Una disattenzione culturale oltre che economica.

 Eppure le cifre sono là. Nei sette anni di crisi fra 2008 e 2014, il Sud ha perso il 13,4% del suo reddito (7,7% il Centro Nord). Reddito pro-capite a 17mila euro (metà del Centro Nord). Consumi scesi del 13,2 (5,5 Centro Nord). Investimenti meno 38% (Centro Nord 27%). Opere pubbliche a 2 miliardi di euro (Centro Nord 11 miliardi). Posti di lavoro meno 580mila (Centro Nord 250mila). Occupazione al punto più basso dal 1977. Emigrati 740mila (200mila giovani laureati).

 Ma nonostante tutto questo, Sud è una parola perduta. Nel vocabolario della politica come dell’informazione. Perché in una calma piatta come un cielo d’estate, il Sud ha scoperto di non essere più considerato un problema. Involuzione della specie: da problema, a problema irrisolvibile, a non problema. Niente più Questione Meridionale, ecco lo stadio finale. Sud solo elemento del paesaggio, immutabile come il giorno e la notte. Un fatto di Natura, e così sia. Al massimo un modo diverso di essere al mondo. Il Sud può stare bene così com’è. Come il film di Tornatore con Mastroianni: stanno tutti bene mentre stavano tutti male. 

 Ma il Sud che ha avuto pace esiste solo per come lo raccontano gli altri. Restando quindi la parte cattiva d’Italia. Titolo appunto della ricerca di due docenti dell’università di Lecce (Stefano Cristante e Valentina Cremonesini). E come lo raccontano gli altri? La ricerca ha spulciato i due maggiori giornali italiani, la Rai, il cinema fra 1980 e 2010. A cominciare dal top dei telegiornali, quello di Rai 1 delle 20. Il quale ha dedicato al Sud solo il 9% del suo spazio, pur essendo il Sud un terzo del Paese (e pur contribuendo con le sue tasse al bilancio della stessa Rai).

 Siccome tutto ciò che non si vede in tv non c’è, il Sud non c’è. E’ una parte qualsiasi del Paese senza divari né diseguaglianze né ingiustizie. Ma dire che non se ne sia parlato affatto sarebbe più falso di una crosta del Caravaggio. Quattro i temi ricorrenti sul Sud: cronaca (ovviamente nera), criminalità (ovviamente mafie), servizi sociali (ovviamente malasanità), meteo (non ovviamente il sole, ma il maltempo quelle poche volte che c’è).

 Così viene mostrato il Sud quando bontà loro se ne occupano. La sua industria, i suoi primati produttivi, le sue eccellenze, il suo turismo, magari solo la sua cucina: niente. Pur fra i mille suoi problemi ma in un Paese in cui chi non ha problemi è più improbabile di un Donald Trump raffinato. E quando il Sud costringe a far parlare bene di sé, allora sarebbero casi personali, eccezioni che confermano la regola. Un fastidio rispetto al folclore delle inefficienze del Sud. Il Sud delle immortali coppole. Tra Abatantuono terrunciello e Banfi disgrazièto come il grande schermo li ha voluti, neanche Zalone che con una battuta li sotterra.

 Se la somma fa il totale alla Totò, ecco il Sud che ne deriva: fermo come un orologio del Comune. E per il quale nulla è più possibile. E se nulla è più possibile, nulla si fa. Un caso di banalità del male. Attribuito al Sud stesso, non a chi ci specula. Racconto giusto per un Paese che non vuole scrupoli di coscienza. Il Sud è così, che ci vuoi fare anzi non fare?

 Inutile dire che ci vorrebbe la mitica pernacchia del medesimo Totò al tenente nazista o il pernacchio di Eduardo al duca Alfonso Maria Sant’Agata dei Fornari. Ma vedi anche le fiction tv. Dalla Piovra a Gomorra, Sud solo delinquente alla Lombroso. Vedi la taranta salentina: Sud che balla. Un Sud trogloditico e danzante come i selvaggi. Addirittura dignità offesa. Vedi “Il sindaco pescatore” sull’eroico Vassallo di Pollica assassinato perché difendeva il suo paradiso naturale dal cemento: altro caso isolato, mica è così tutto il Sud che pur alla mafia paga col sangue mentre il Nord ci fa gli affari. Vedi “Io non mi arrendo”sul commissario di polizia Roberto Mancini, ucciso dai veleni della Terra dei Fuochi in Campania: senza un accenno per dire che i veleni erano quasi tutti provenienti da aziende del Nord.

 Ma Sud parola perduta ha qualcosa di più sofisticato. Una irrisolta Questione meridionale significa incompleto sviluppo che conserva il Sud ostaggio della assistenza nazionale in cambio di voti come sempre avvenuto dall’Unità. Non per nulla anche per gli storici più risorgimentalisti le elezioni si sono sempre vinte a Sud senza che il Sud ne ricevesse vantaggi. Una scelta ideologica che non riguarda solo l’economia. Come le infrastrutture tanto meno diffuse rispetto al Centro Nord pur essendo il Sud più periferico. Risultato: un isolamento anche fra meridionali per impedirgli di fare massa critica, diventare forza. Dolo, altro che disinteresse.

 Il Sud non vuole beneficenza. Vuole solo quanto il resto d’Italia ha: da strade, a scuole, a servizi decenti. Investimenti pubblici e presenza dello Stato. E incentivi fiscali che compensino lo svantaggio iniziale di chi voglia fare impresa. Questa la semplice quanto ignorata soluzione. Poi Sud parola perduta ha bisogno di una narrazione non lasciata solo agli altri. Anche per denunciare le proprie colpe. Allora il Sud farà da sé senza però farsi più dipingere come un diversamente italiano unica causa dei suoi mali. Solo così si può sventare la trappola verso un Sud che avrebbe deciso di essere così com’è. Solo così il delitto perfetto ai suoi danni sarà un delitto imperfetto. Anzi un boomerang per un’Italia che senza Sud resta mezza Italia. Cioè suicidio perfetto.