Chiuda il museo dell’odio anti-Sud

Sabato 26 marzo 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Bisogna chiudere il museo più criminale d’Italia, reo confesso dal suo nome: Museo di antropologia criminale. Torino, novembre 2009: viene intitolato a Cesare Lombroso questo museo la cui finalità principale sembra quella di dimostrare che la scienza avanza anche per errori. Mai scelta più azzeccata. Perché, per universale riconoscimento, il medico ebreo veronese-piemontese è il primatista mondiale di bufale. Come sa anzitutto chi ha voluto innalzarlo alla gloria di una esposizione a lui dedicata. Unica del pianeta che celebri un impostore.

 IL LOMBROSO A TORINO Funzionasse sempre così, non si capisce perché domani non si dovrebbe aprire un museo in onore di chi spacciasse che, chessò, la luna è quadrata. O che in italiano si dice se potrebbi. O che Alessandro Manzoni era un giocatore di football americano. Sembra una sagra di bidoni da Rischiatutto. A parte la certezza che tutto ha fatto la scienza, tranne che avanzare grazie agli errori di Lombroso. Se vogliamo parlare di scienza. Se poi vogliamo parlare dell’odio che è avanzato, allora il museo di Torino potrebbe aver fatto centro più di un campione olimpico di tiro a segno.

 I lettori conoscono le bravate di tal Marco Ezechia Lombroso detto Cesare. Sua la tesi dell’”uomo delinquente nato o atavico”. In base alla quale delinquenti non si diventa ma si nasce. Come i caporali di Totò. Nel senso che uno non lo diventa per necessità, o per voglia di bella vita, o per fame di comando, o perché preferisce ammazzare più che guardare la tv, o perché vuole fare il bandito più che l’applicato aggiunto in segreteria, o perché gli capita. Può essere più pio di un bove, ma se nasce con certe caratteristiche, è più predestinato di un Maradona col calcio. Tranne che non abbia proprio i segni dell’uomo primitivo o degli animali inferiori, potendo un giorno così incontrarlo con una clava in mano e i denti di mammut.

 Chi cominci ad avere sospetti su se stesso, cerchi un paio di specchi per esaminare il retro del suo cranio. Se scopre con orrore di avere la cosiddetta “fossetta occipitale”, cerchi di stare alla larga dalla suocera per evitare di strozzarla non per un raptus, ma perché così ha voluto la fossetta. E’ una piccola fessura orizzontale che determinerebbe non solo il destino di chi ce l’ha ma anche quello dell’umanità. Per dimostrare la sua folle trovata, Lombroso e la sua squadra di macellai si impegnarono in una missione degna di un film di Dario Argento. Crani vivisezionati, cervelli estratti, teste aperte come meloni, esperimenti da far invidia al dottor Mengele, l’agghiacciante demone della morte di Auschwitz.

 VERGOGNA NAZIONALE Il fatto è che l’oscuro (anzi chiarissimo) oggetto del loro sanguinolento desiderio furono, indovinate?, soprattutto i meridionali. Con privilegiate vittime degli Jack Lo Squartatore di Lombroso & i cosiddetti briganti all’indomani dell’unità d’Italia. Le cui teste decapitate erano imballate e spedite a Torino perché maestro e allievi ne facessero adeguato scempio. A dimostrazione non solo della teoria sbagliata, non solo degli errori che non fanno avanzare la scienza, ma di qualcosa di più grosso e del tutto non casuale: del Sud brutto, sporco e cattivo. In cui il più innocente degli abitanti una mezza fossetta doveva avercela, visto che il Sud era considerato meno dell’Africa, anzi dell’Affrica come dicevano perché fosse più chiaro.

 Il più noto di tali briganti finito nel mattatoio fu tal Giuseppe Villella, che poi semplici ricerche anagrafiche dimostrarono essere solo un povero cristo dalla fisiognomica troppo sfortunata per non eccitare lo scienziato per errore. Era nato a Motta Santa Lucia, nel Catanzarese. Paesino il cui sindaco Amedeo Colacino ha chiesto la restituzione del cranio: vittoria giudiziaria in primo grado, appello il 5 aprile prossimo. Perché sia a Villella che ai suoi compagni di parata al museo di Torino sono state precluse esequie e giusta sepoltura. In violazione della legge e della pietà. Nel frattempo è nato un Comitato No-Lombroso che ha ottenuto l’adesione di circa 150 città non solo meridionali alla sua lotta contro la barbarie e le due Italie create dalla scienza sbagliata.

 Davanti a questa lugubre collezione di cervelli di delinquenti (il cartello dice proprio così pur sapendo che non è vero), di crani che implorano silenzio, di nudi scheletri esposti come trofei, di poveri volti mortuari incellofanati sfilano ogni giorno le scolaresche in visita istruttiva. Le quali potrebbero far presto a imparare che il Sud è delinquente. Non sarà vero ma magari crederlo non sarebbe male nelle Italie rimaste due. Con soldi pubblici (comprese le tasse dei meridionali) generosamente elargiti per tener aperta la vergogna. Ma deve chiudere perché non continui. E perché non continui quel razzismo contro il Sud cui non sono bastati 155 anni per saziare la sua indecente sete.