Le cose da pazzi dei giovani del Sud

Venerd́ 1 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Intraprenditori. Mezzo intraprendenti mezzo imprenditori. Sono i nuovi giovani del Sud. Quelli che prima di partire come un destino si sono interrogati. Davvero qui non è possibile fare nulla? Davvero qui è solo il purgatorio di chi né studia, né lavora, né segue corsi di formazione? Davvero siamo ancòra al tempo dei Basilischi, quando si poltriva tutto il giorno in piazza sognando il treno per andare a Roma? Davvero è tutto desertificato come il pregiudizio dell’informazione nazionale vede il Sud?

 (Prima di andare avanti, non è male vedere le cifre del boom turistico di Pasqua al Sud. Quel Sud con pochi e scomodi treni. Quel Sud con insufficienti collegamenti aerei. Quel Sud di Matera capitale europea della cultura 2019 ma senza ferrovie dello Stato. Quel Sud senza collegamento ferroviario diretto fra le sue capitali Napoli e Bari. Quel Sud in cui ci si mette più per andare da Catania a Palermo che da Roma a Milano. Eppure boom turistico. A dimostrazione di cosa sarebbe il Sud se non fosse trattato da figlio di un dio minore).

 Allora. Secondo il rapporto Censis 2014, l’Italia ha il record di lavoratori autonomi in Europa. E secondo Unioncamere, questo avviene grazie soprattutto al Sud. Quel Sud nel quale secondo un altro pregiudizio tutti vorrebbero soltanto il posto fisso (domanda a Checco Zalone: che vuoi fare da grande? Il posto fisso). Sud dove la percentuale di imprese giovanili sul totale è superiore alla media nazionale. E dove imprese sono state cancellate dalla crisi, ma il saldo fra aperture e chiusure è talmente positivo da contribuire per il 40 per cento al saldo positivo nazionale.

 Obiezione: ma molte sono solo partite Iva. Risposta: una minoranza. E’ però la stessa osservazione che si fa verso le start up, imprese giovanili nate da una piccola grande idea creativa e (a volte) da un finanziamento pubblico iniziale. Molte non vanno avanti. Possibile, data la situazione non solo meridionale ma italiana. Senza però capire che a contare per il futuro è il fermento che le fa nascere. E’ l’ingegno di chi le crea. E’ la voglia di cimentarsi. Start up furono Apple, Facebook, Google. Con l’obiezione iniziale, Steve Job in Italia non avrebbe fatto più che l’elettricista.

 La Calabria è la prima regione italiana per imprese familiari guidate da giovani sotto i 35 anni. Segue la Campania. Fra le prime dieci province italiane, sei sono meridionali. Al Sud anche la percentuale maggiore di aziende “rosa”, cioè formate e dirette da donne. E la Puglia è prima in Italia per il livello di ricchezza regionale prodotto da giovani. Sono quelli della cosiddetta “restanza”, una scelta non una sconfitta. E sono quelli che sempre più numerosi ritornano. Andate su Facebook, al gruppo “Bentornati al Sud” (nato, fra l’altro, fra Lecce, Taranto e Brindisi): ogni giorno una testimonianza, perché sono tornato e ne sono felice.

 Secondo tutte le leggi dell’economia, non dovrebbe essere possibile. E’ un sortilegio che aziende nascano soprattutto dove ne avrebbero meno possibilità (come un sortilegio parrebbe che il turismo raggiunga le regioni meno raggiungibili). Eppur si muove. Sotto l’apparente calma piatta, le scosse telluriche giovanili investono soprattutto alcuni settori. Il turismo, infatti, con tutto il low cost, il basso prezzo. I B&B, letto e colazione. Vedi la lucana Pietrapertosa (immortalata in questi giorni con la dirimpettaia Castelmezzano nel film “Un paese quasi perfetto”): ormai tutto esaurito, e non solo per il “Volo dell’angelo” che ti fionda da una parte all’altra su un cavo d’acciaio. E grazie a cooperative giovanili.

 Poi iniziative fioriscono nell’agricoltura cosiddetta sostenibile, quella che più rispetta l’ambiente: si riprende a capire che la terra è la prima fonte di ricchezza, non di povertà. E che le braccia meglio utilizzate sono quelle non sottratte, appunto, all’agricoltura. Poi l’imprenditoria sociale, la tutela dei beni comuni (dagli archeologici e culturali a quelli urbani). E la riscoperta di borghi dove si può acquistare una casa da ristrutturare per un euro. La coscienza del valore dei luoghi come creatori di ricchezza. E l’intrattenimento e l’enogastronomia. E l’economia del noi, dall’auto usata in gruppo a tutte le altre forme di affitto. E le nuove tecnologie, con la creazione di folgoranti applicazioni per cellulari. E i servizi alla vita quotidiana: preziosi come sa chi cerca tecnici di computer più introvabili del tartufo arancione.

 Questo fanno i giovani del Sud che decidono di giocarsela mentre altri loro coetanei decidono che nulla è possibile senza nemmeno provarci. Questi militi ignoti sono la svolta per il Sud? Troppo spesso si è parlato di svolta. Troppo poco di ronzìo di motore acceso benché non possa che essere spento. Chissà che cosa si sono messe in testa queste cape toste del Sud che non vogliono andarsene.