Il < dottor> Volo e la Basilicata un amore a....seconda vista

Venerd́ 1 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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UN PAESE QUASI PERFETTO – di Massimo Gaudioso. Interpreti: Silvio Orlando, Fabio Volo, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Miriam Leone. Commedia, Italia, 2016. Durata: 1 ora 32 minuti.

 

Sud di moda al cinema, stavolta versione Basilicata. Precisamente “Un paese quasi perfetto” come Pietramezzana, sintesi tra Pietrapertosa e il dirimpettaio Castelmezzano (dove il film è stato girato). Le sue 120 anime vivevano di una miniera che è stata chiusa. E la loro speranza dopo l’indennità di disoccupazione è in una azienda foresta che pare voglia colà installarsi. Unica condizione è che gli abitanti siano 200 e che ci sia in loco un medico condotto, ciò che consentirebbe all’azienda di avere i finanziamenti europei. Furbizia a spese del Sud.

 Parte la caccia al medico, non facile perché chi volete che si vada a chiudere in quel buco in fondo al mondo? Una pubblicità un po’ truffaldina inganna un vanesio yuppy milanese specialista in chirurgia estetica, forse attirato dall’aria buona. Essendo egli amante del cricket e del sushi, i paesani si fingono anche loro improbabili cultori dello sport anglo-asiatico e del pesce crudo. E poi, quando il pollo sbarca, tutti per uno e uno per tutti pur di farlo innamorare del posto: tipo il Claudio Bisio di “Benvenuti al Sud”.

 Ci riescono, un po’ con trucchetti comici da creatività terrona, un po’ perché poi dal Sud nessuno se ne vuole più andare. Tutto uno spasso come di volta in volta passano da 120 a 200. Ma ciò che succede con la presunta azienda benefattrice è altra storia. Come è altra storia come i due paesi finiscano per essere collegati e salvati da quel “Volo dell’angelo” mandato proprio da un angelo (e non dall’accento settentrionale).

 Ideuzza quasi perfetta, ma proprio quasi, avendo francamente potuto l’esordiente regista napoletano (e già stimato sceneggiatore) Massimo Gaudioso darsi una mossa per ravvivare i toni. Ma si respira aria buona (appunto) da tenero neorealismo. E con interpreti che si sforzano anche loro alla buona: senza parolacce, senza battute televisive, senza menate sociologiche. In testa Silvio Orlando che fa il Silvio Orlando, poi Fabio Volo con quell’arietta sempre un po’ insopportabile, infine gli eterni azzeccati caratteristi Buccirosso e Paone. E una miss Italia come Miriam Leone, fiore che c’entra poco sia pure in quel bel giardino.

 Non manca la morale: la felicità del Sud è desiderare quello che già ha. Non risolverà tutto, ma è già qualcosa.        

UN PAESE QUASI PERFETTO – di Massimo Gaudioso. Interpreti: Silvio Orlando, Fabio Volo, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Miriam Leone. Commedia, Italia, 2016. Durata: 1 ora 32 minuti.

 

Sud di moda al cinema, stavolta versione Basilicata. Precisamente “Un paese quasi perfetto” come Pietramezzana, sintesi tra Pietrapertosa e il dirimpettaio Castelmezzano (dove il film è stato girato). Le sue 120 anime vivevano di una miniera che è stata chiusa. E la loro speranza dopo l’indennità di disoccupazione è in una azienda foresta che pare voglia colà installarsi. Unica condizione è che gli abitanti siano 200 e che ci sia in loco un medico condotto, ciò che consentirebbe all’azienda di avere i finanziamenti europei. Furbizia a spese del Sud.

 Parte la caccia al medico, non facile perché chi volete che si vada a chiudere in quel buco in fondo al mondo? Una pubblicità un po’ truffaldina inganna un vanesio yuppy milanese specialista in chirurgia estetica, forse attirato dall’aria buona. Essendo egli amante del cricket e del sushi, i paesani si fingono anche loro improbabili cultori dello sport anglo-asiatico e del pesce crudo. E poi, quando il pollo sbarca, tutti per uno e uno per tutti pur di farlo innamorare del posto: tipo il Claudio Bisio di “Benvenuti al Sud”.

 Ci riescono, un po’ con trucchetti comici da creatività terrona, un po’ perché poi dal Sud nessuno se ne vuole più andare. Tutto uno spasso come di volta in volta passano da 120 a 200. Ma ciò che succede con la presunta azienda benefattrice è altra storia. Come è altra storia come i due paesi finiscano per essere collegati e salvati da quel “Volo dell’angelo” mandato proprio da un angelo (e non dall’accento settentrionale).

 Ideuzza quasi perfetta, ma proprio quasi, avendo francamente potuto l’esordiente regista napoletano (e già stimato sceneggiatore) Massimo Gaudioso darsi una mossa per ravvivare i toni. Ma si respira aria buona (appunto) da tenero neorealismo. E con interpreti che si sforzano anche loro alla buona: senza parolacce, senza battute televisive, senza menate sociologiche. In testa Silvio Orlando che fa il Silvio Orlando, poi Fabio Volo con quell’arietta sempre un po’ insopportabile, infine gli eterni azzeccati caratteristi Buccirosso e Paone. E una miss Italia come Miriam Leone, fiore che c’entra poco sia pure in quel bel giardino.

 Non manca la morale: la felicità del Sud è desiderare quello che già ha. Non risolverà tutto, ma è già qualcosa.