Patti pre-nozze Italia arriviamo

Sabato 2 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Aggiungi una tappa al tuo matrimonio. Se finora si andava al Comune o in chiesa, non è escluso che fra poco si possa passare anche dal notaio. Nella famiglia che cambia, i patti pre-matrimoniali potrebbero seguire alla recente legge sulle unioni civili. La proposta (insieme Pd e Forza Italia) è già in parlamento. Attrici, attori e vipperia internazionale varia ci hanno già fatto capire di cosa si tratta: i “love contracts”. Insomma, mettiamoci d’accordo prima per regolare le cose se dovesse andare male dopo. Quando potrebbero cominciare a circolare le ridicole frasi per lasciarsi. Non ti merito. Il problema non sei tu ma io. Ti amo ma siamo troppo diversi. Temo di farti soffrire. Un giorno mi ringrazierai.

 IN CASO DI ADDIO Visto che ti devo ringraziare, meno male che i conti ce li siamo fatti prima. I patti in questione non riguardano solo i soldi, anche se sono il punto primo. Ma i figli e chi li deve tenere. A chi va la casa. Chi si fa agosto in villa. Quanti gli alimenti. Con chi resta, fondamentale, il cane. Tutte guerre postume quando ci si abbandona così, con molto rancor. Quando la famosa frase di lui può non essere camomilla ma una pugnalata tipo: scusa, ma ho conosciuto una più gnocca di te. O non da meno quella di lei: ho trovato uno che la sera non mi si addormenta davanti alla tv. Allora i patti pre-matrimoniali sono un testamento nel giorno più bello in caso di giorno più brutto.

 Mitici quelli dei divi. Si racconta che l’attrice americana Caterina Zeta-Jones abbia ottenuto dal coniuge Michael Douglas che, in caso di divorzio, le passerebbe un risarcimento di 3 milioni di dollari per ogni anno trascorso con lui. Accidenti. A due milioni di sterline per anno si sarebbero fermati il musicista Robbie Williams e Ayda Fields. Leggendario (e un po’ spilorcio) l’accordo imposto da miss otto matrimoni, l’allora 78enne Liz Taylor, all’occasionale marito muratore Larry Fortensky: neanche un penny, solo grazia rugosa ricevuta.

 Ma oltre i soldi, c’è il capitolo garanzie sul sesso. Una clausola di un’altra attrice americana, Jennifer Lopez, avrebbe impegnato il collega Ben Afflek ad almeno quattro rapporti sessuali a settimana, media olimpica di questi tempi. Si sarebbero limitati ad almeno tre a settimana (cioè un giorno sì e uno no) l’uomo d’affari Romain Zago e la modella polacca Joanna Krupa, causa robusto appetito sessuale di lei. Mentre pare che la cantante Madonna durante il matrimonio col regista Guy Ritchie si fosse garantita che lui prendesse il controllo della situazione nei momenti critici del desiderio di lei. A un rapporto a settimana avrebbero concluso il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e la moglie cinese Priscilla Chan. Frigidi.

 GARANZIA O ISTIGAZIONE Infine il settore tradimenti. La coppia hollywoodiana Biel-Timberlake è durata solo due anni (matrimonio celebrato in Puglia) con versamento a lei di 500mila dollari causa due ballerine paparazzate con lui. E stesse garanzie avrebbero spuntato le attrici Sandra Bullock e Nicole Kidman in caso non solo di infedeltà ma anche di droga o alcol dei partner.

 Roba reale fra Kate e William, il secondo erede al trono d’Inghilterra. Firma presso lo studio legale Spears a Londra. In caso di divorzio, niente custodia dei figli per lei, non una sterlina del patrimonio di lui, niente più titolo di duchessa di Cambridge, niente più castelli e affini. E soprattutto acqua in bocca con la stampa, dovesse finire come con lady Diana che spubblicò il principe Carlo raccontandone minuto per minuto i flop vari, ovviamente sessuali in testa. Non si sa se Kate si senta più sposa o più prigioniera.

 Ovvio che questi eventuali patti in Italia non andranno facilmente in porto come un tiro di Higuain. Per i critici, sarebbe come accettare matrimoni a tempo determinato, cioè coniugi precari non bastassero i lavoratori. Una istigazione non una prevenzione. Per la verità, sarebbero affari loro e non di chi si sente loro tutore. Ma il dibattito è legittimo nel Paese in cui si vorrebbe che tutto fosse deciso dal carabiniere o dal prete. O dal magistrato, come ormai normalmente avviene in latitanza della politica. Mai deciso dalla coscienza di ognuno. Dalla proposta di legge sono escluse forche caudine come la fedeltà post-coniugale, non sarebbe un testamento ma un patto mistico. Né è previsto il divieto di risiedere in un dato Comune, solo perché uno dei due potrebbe sentirsi ammorbare l’aria dall’altro. E niente tacito rinnovo del contratto, tipo silenzio-assenso come negli affitti.

 Poi va tutto bene. La difesa del soggetto debole nel patto. La congruità (non puoi prevedere 3 milioni di penale a favore di uno scaricatore di porto). Ma l’obiezione definitiva è del ministro alla famiglia, Enrico Costa: i patti danneggerebbero i sentimenti. Si è chiesta una conferma ed è certo che in tutto questo tran tran ha parlato proprio di sentimenti, sai.