La tempesta perfetta ai danni del Sud

Venerdì 8 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Si fa presto a dire petrolio sì e petrolio no. Specie al Sud, eternamente diviso fra il ricatto del lavoro che non c’è e il ricatto del paradiso ambientale che c’è. Così ora per la Basilicata. Dove la guerra fra chi vuole le estrazioni e chi non le vuole si risolve inesorabilmente con l’intervento della magistratura in assenza di controlli della politica. Magistratura che blocca tutto per l’accertamento di reati ma non blocca lo scontro fra chi rischia di perdere il lavoro e chi teme di aver perduto la natura e la salute.

 Gli ambientalisti alla “Non farti bruciare il futuro” sanno che se vanno a Corleto Perticara possono essere accolti, anzi non accolti, a pomodori. Senza petrolio chi ce lo darebbe un lavoro in un posto così?, dicono i giovani di questo paesino di 2500 anime svuotato come tanti dall’emigrazione. Molti all’opera ora per il cantiere. E l’ex sindaca arrestata perché quei posti li pretendeva dai francesi della Total ma per questo considerata dai suoi più un angelo che un demonio. Avendo fatto senza ipocrisie ciò che fanno più o meno tutti per il loro territorio (e per i loro voti) quando c’è un investitore. Per non parlare dei due milioni l’anno di royalties (provvigioni) che il Comune riceverebbe dal 2017 se i pozzi di Tempa Rossa sputassero i 50 mila barili al giorno. Mentre campeggiano i cartelli di “Comune denuclearizzato” e “Città per la pace”. E mentre tutto attorno ruotano le pale eoliche, l’energia nuova dal vento. Un pasticcio.

 Non da meno Viggiano, dove c’è il Centro oli dell’Eni. Che i magistrati hanno ora fermato sospettando sversamenti velenosi e illegali nel sottosuolo. Stop ai 150 mila barili al giorno. E stop a provvigioni calcolate per migliaia di euro al giorno. Chi conosce Viggiano sa che da quando è l’epicentro della grazia ricevuta dell’oro nero è una St. Moritz mediterranea. Strade fin troppo asfaltate, piscina olimpionica, fiori e panchine di benessere ovunque. Essendo l’invidia dei paesini attorno che più o meno rientrano anch’essi nel cratere dell’estrazione mentre altri scalpitano per farsene riconoscere un pizzico di diritto o di pretesa.

 Del resto, Tempa Rossa riguarda anche Taranto, dove dovrebbero sorgere quei serbatoi di stoccaggio cui ha dato via libera l’ormai famoso emendamento che ha costretto alle dimissioni la ministra Guidi accusata di aver favorito il compagno appaltista. Andate a Taranto a dire agli oltre 11 mila operai dell’Ilva che l’acciaieria deve chiudere e purtroppo non finisce solo a pomodori. Pur sapendo essi stessi quale mostruosità respirano. E pur lasciandoci troppo spesso la vita, vittime del ricatto estremo dal quale neanche la Basilicata sarebbe indenne.

 Il fatto è che si fa presto a dire ai lucani che turismo, fagioli di Sarconi, vacche podoliche, “Volo dell’angelo”, fragole Candonga e vino del Vulture possono essere il loro futuro alternativo al petrolio come dicono quelli che dal petrolio non sono coinvolti. Mentre Matera capitale europea della cultura 2019 resta l’unico capoluogo italiano senza ferrovie dello Stato. E mentre neanche il petrolio evita disoccupazione e spopolamento. Allo stesso modo si fa presto a dire ai tarantini che l’Ilva potrà diventare un esempio mondiale di bonifica e conversione produttiva mentre dopo quarant’anni la napoletana Bagnoli attende ancòra che sia mantenuta la promessa.

  Il Sud fu condannato all’acciaio quando roba simile non la vollero più al Nord. Ma come dire no in un tempo di ininterrotto esodo di valigie di cartone? E poi il Sud ha accettato il petrolio pur con l’oltraggio dei compensi più bassi al mondo immaginando magnifiche sorti e progressive che quasi sempre hanno avuto più il colore dei soldi che del lavoro e dello sviluppo. La Basilicata ha più lucani fuori che in casa. E in mancanza di alternative si immolò al petrolio che serve a tutta l’Italia ma che nessuno vuole sotto casa pur avendo lì parcheggiato il Suv succhiabenzina. Non è detto che petrolio e acciaio debbano essere solo inferno. Ma non è neanche detto che il destino dei Sud ricattati e dimenticati debba essere solo finire a secchio della spazzatura dei ricchi. La trappola dei poveri.

 Quando purtroppo non ci mettono di proprio. La Basilicata ha per esempio un servizio sanitario risanato che pochi al Sud possono vantare. Effetto collaterale del petrolio. Laddove tuttavia neanche il petrolio la redime dal sottosviluppo contro il quale non riesce a essere decisiva nemmeno la Fiat di Melfi. Viggiano non sa che farà da grande dopo i pozzi. E’ stata la Corte dei conti a denunciare l’uso più elettorale che di crescita dei 1640 milioni finora ricavati dalle pur offensive provvigioni (uno spreco incredibile, del quale ha parlato Massimo Brancati ieri). Ma il ricatto del lavoro che non c’era non avrebbe dovuto portarsi dietro anche il ricatto della cattiva amministrazione. Una tempesta perfetta meridionale.