Pezzenti veri pezzenti falsi

Sabato 9 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Siamo diventati tutti più pezzenti. Uno dice: grazie, con la crisi che ci ammazza. Ma non è solo questo. Entrare, per esempio, dal parrucchiere e chiedere di lavarsi e asciugarsi i capelli da sé pagando soltanto il taglio, non è risparmio: è istigazione all’omicidio. O sistema rapido per volare fuori della porta tipo saloon del Far West. Perché scopriamo che non c’è peggior pezzente di chi potrebbe non farlo. Allora la pezzenteria è sì una legittima difesa contro il tempo dell’austerità. Ma è anche un illegittimo segno dei mala tempora latini, pezzenteria mentale e morale. La signora del parrucchiere fa schifo e basta.

 MODA O BISOGNO? Che si debba stringere la cinghia, non c’è dubbio. Se ne è accorto anche quel governo che invece riesce a far aumentare ogni giorno il debito pubblico, tanto che i sempre più scarsi neonati non nascono più solo col peccato originale ma anche con un debito iniziale cadauno di 36 mila euro. Poi si lamentano della denatalità. Il governo allora ha voluto la recente legge per favorire il recupero, la distribuzione e la valorizzazione delle eccedenze alimentari per fini di solidarietà sociale. Detto così, non gli molleremmo un panino. Lo scopo è raccogliere gli alimenti o i farmaci in eccedenza (quelli non venduti o non usati) e darli a chi ne ha più bisogno. In cambio di incentivi, tipo la riduzione della tassa sui rifiuti. Ma dovranno spiegarci meglio come funziona. Sperando che, nell’attesa biblica della burocrazia, il bisognoso non schiatti.

 Ma quello che è certo è che non ci vergogniamo più di ciò che in passato ci faceva arrossire come peperoni. Prima la signora inforcava parrucca e occhialoni per non essere sgamata ai negozi dell’usato. Ora ci vanno in comitiva e fanno a gara a chi fa l’affare più figo. E se prima la tua reputazione dipendeva dal lusso che esibivi, ora sei tanto più benestante quanto più ti presenti da malestante. Vedi questo orologio, indovina quanto l’ho pagato? E giù la cifra sottozero, tanto è più falso di una dichiarazione dei redditi. Ora è il povero ancòra complessato a travestirsi da ricco. Confermando che la povertà è anche un destino.

 Siccome i commercianti si ritengono sempre i più furbi del creato, hanno denominato vintage la roba vecchia fetente di naftalina alzandole il prezzo manco arrivasse da una sfilata di Pitti. Così la signora va dal cinese e li frega. I sociologi parlano di estetica del non nuovo e di neo-forme di acquisto, perdendo l’ennesima occasione per capire almeno da se stessi ciò che dicono. Non ne parliamo dei mercatini che prima si chiamavano mercato americano perché dopo la guerra un qualsiasi jeans di un vaccaro dell’Illinois sembrava uno smoking. Le signore ci sciamano gioiose come vispe terese e la sera esibiscono il frutto dell’arraffo facendo onestamente pena anche se si credono tutte come alla notte degli Oscar.

 RISTORANTE E LAVATRICE E di questa storia del “doggy bag”, vogliamo parlarne? E’ la busta nella quale in America chi andava al ristorante si faceva dare ciò che gli avanzava dicendo che era per il cane. Si diffonde anche in Italia. Ma è dubbio che uno porti i resti di una frittura mista di pesce al suo scodinzolante tesorino notoriamente molto carnivoro. E lo sanno anche i ristoratori, i quali da un lato impacchettano felici per il gradimento, dall’altro ti considerano un miserabile al quale per vendetta non offrire più il digestivo. Anche perché quel residuo di frittura mista poteva benissimo finire in qualche altro ignaro piatto.

 Non è invece una inedita tradizione dell’Italia che gioca a fare la pezzente l’avanzo del pranzo della domenica che ricompare il giorno dopo a tavola con qualche ritocco. Operazione tanto cosmetica quanto gustosissima è la frittata di maccheroni. E tutte le altre ribollite con le quali si fanno resuscitare sapori e gusti di roba scippata alla spazzatura. Poi c’è il nuovo filone dei prodotti senza imballo, ci si porta il contenitore da casa e si risparmia un po’ di euro: la spesa sfusa. Così come le confezioni in via di scadenza che se te le mangi nel giro di uno o due giorni fai un favore alla loro dignità di cibo e alle tue tasche. E quelli che scelgono la pasta di piccolo taglio perché cuoce in sei minuti invece che dieci.

 Lavatrice la domenica. Rubinetto chiuso mentre si lavano i denti. Se siete iscritti a palestre o piscine, lavatevi lì, specie i capelli. Apparecchi tutti spenti di notte, tranne la stampante che consuma di più a riaccendersi. Aria condizionata non glaciale d’estate perché non dovete ospitare i pinguini. Tutti questi modi di non sprecare non significano essere pezzenti. Chissà se si può dire la stessa cosa del tipo che passava dal suo bar e chiedeva se poteva fare una telefonata urgente. Troppo frequenti per essere tutte urgenti. Era un miliardario forse anche per questo. Anzi lui sì davvero proprio un pezzente.