Fra l’Italia e il Sud Trivelle e Masaniello

Venerdì 15 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Vedremo come andrà domenica il referendum per il quale voteremo. Ma una cosa sono le trivelle per estrarre petrolio e gas dall’Adriatico, altra cosa tutto il resto. Cioè il futuro del Sud. Sud che, secondo i suoi puntuali critici, in questi giorni si sta troppo agitando. Fino ad ascoltare anatemi che sembravano di altri tempi. C’è chi ha scritto che il Sud è tornato al sanfedismo del 1799: accidenti, il cardinale Ruffo. Chi ha evocato i lazzari alla Masaniello. Chi rivede i più recenti “boia chi molla” calabresi. Il tutto frutto di un populismo che si riesce ad addebitare solo al Sud pur in un’Italia che ne è più infarcita di una millefoglie.

 Spunto delle accuse di regressione da peggio Sud sono le pietre (e non solo) contro Renzi a Bagnoli, l’area industriale da bonificare più grande d’Europa. Spunto è il sarcasmo del sindaco di Napoli, De Magistris, contro lo stesso capo del governo: accusato di aver mandato un commissario per il risanamento dell’ex acciaieria esautorando il Comune come incapace. Spunto delle accuse di sanfedismo, lazzarismo, populismo (quanti ismi) è anche il roboante quintale e passa di Emiliano lanciato contro lo stesso Renzi in una polemica a botte di “venditore di pentole” da una parte e di “polemiche pelose come le cozze” dall’altra. Roba più perfetta per un cabaret.

 Allora bisogna capirsi prima che lo spettacolo vada troppo avanti. Che il Sud sia molesto quando alza la testa, lo capirebbe anche un marziano appena sbarcato. Vedi come la vorrebbero far pagare al Napoli negli stadi d’Italia a botte di “Vesuvio lavali col fuoco” solo perché quest’anno è in corsa per lo scudetto. Ma vedi anche il governo che prima taccia di piagnisteo il Sud ma poi nel suo documento di economia e finanza ammette che i trasporti inadeguati ne minacciano lo sviluppo: cioè smentisce che sia piagnisteo. Vedi la stessa Bagnoli finora più risanata a parole che da finanziamenti sufficienti. Vedi la Terra dei Fuochi campana altrettanto guarita soprattutto a proclami. Vedi l’Ilva di Taranto versa la quale quando ancòra si faceva in tempo si è voltata la testa.

 Troppo a lungo il Sud è stato ignorato se non deriso per meravigliarsi se prima o poi avesse reagito con qualche pomodoro (o pietra) appresso. Insomma non possono lamentarsi se il Sud gli sfugge di mano. Tanto più possibile quanto più lo trattano come il figlio scemo (si potrebbe dire a cozze pelose in faccia). E dimenticando che, da che Italia è Italia, le elezioni si vincono e perdono al Sud. E che il Paese può crescere solo al Sud. Ma da parte sua il Sud non deve fare un favore ai suoi detrattori sfuggendo di mano anche a se stesso. Non deve dare di matto come il campione napoletano Higuain a Udine. Perché se al Sud non conviene un Higuain fuori campo, all’Italia non conviene imitare un Salvini: il quale tanti danni al Sud ha fatto da diventare il principale danno per il suo stesso Nord.

 Se la ribellione è comprensibile, non sarebbe giustificata l’anarchia. Anzi: non utile. Se De Magistris ed Emiliano hanno più energia di lottatori di wrestling, si mettano insieme. Ma non solo nei salotti tv dove vince chi grida di più. Si stringano a coorte con gli altri governatori del Sud (tutti, guarda caso, dello stesso partito). E anche se non son pronti alla morte, facciano finta di esserlo. La piazza è piena di colori ma anche di agguati. Muoversi invece come una macroregione del Sud significherebbe poter dire qualcosa di molto più sensatamente meridionale di tante imitazioni di Masaniello. Il problema è che, quando si parla di politici del Sud capaci di una sola voce, va troppo spesso come la canzone di Mina: e sottolineo il se.

 Inoltre. Se domenica il referendum bloccherà il petrolio in Adriatico, il petrolio in Basilicata per ora lo hanno bloccato i magistrati non le giunte regionali lucane. L’estrazione è una cosa, i reati un’altra: ovvio. Ed è vero che il lavoro mancante è un ricatto di fronte al quale non si fanno troppi ambientalismi. Ma non è meno insidiosa del richiamo ai lazzari l’accusa che il Sud rivelerebbe anche ora con le trivelle il suo vero spirito anti-industriale, anti-modernista, anti-istituzionale. Ciò che sarebbe un errore del Sud non meno dannoso delle ipocrite imputazioni altrui. Che sono uno svergognato alibi di chi prima priva il Sud dei mezzi e delle condizioni per fare le industrie, poi lo accusa di non volerle. Mandandogli solo le fabbriche inquinanti.

 Avviso ai naviganti: senza industria non si è mai sviluppato alcun Paese al mondo. E’ bene che lo capisca anzitutto il Sud. Né industria vuol dire sfascio del territorio a prescindere. Chi dice che il Sud deve puntare su sole, mare e cultura dice solo una parte di verità per privarlo del resto. Il Sud non dovrebbe essere un Nord peggio riuscito. Ma dovrebbe potere, al pari del Nord, alzare i suoi  capannoni quando vuole. Perché se poi arriva Masaniello, se lo piangono tutti, non solo il Sud.