La favola ( interessata ) del Sud anti-industria

Venerd́ 22 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dategli un’industria, e il Sud solleverà l’Italia. Ci vuole faccia tosta per rimproverare il Sud di essere anti-industriale dopo aver fatto di tutto perché le industrie al Sud  fossero un sogno più di uno scudetto al Bari. E’ l’effetto referendum anti-trivelle per estrarre petrolio. Che siccome è sembrato cosa soprattutto di Sud e del suo mare Adriatico, ha innescato la Grande Accusa. Eccolo, il Sud anti-modernità. Eccolo, il Sud reazionario ed ecologista manco l’ambiente fosse un dogma di fede. Eccolo il Sud verginale e pauperistico che, più che produrre, sotto sotto spera in un nuovo assistenzialismo di massa a botte di pensioni di invalidità. Eccolo.

 Che al Sud il Partito del No sia più diffuso dei pollini a primavera, si sa. No al petrolio, anche se lo si dice (e vota) mentre il petrolio schizza da tempo, e senza particolari opposizioni. Ma no anche a tutto ciò che dovesse passare per il proprio giardino e non per quello altrui. Metti il no a una strada perché ci sono gli ulivi: quelli stessi ulivi che però si fa morire di Xylella perché il contadino se ne è infischiato. Chissà se si vuole così davvero difendere (giustamente) l’ambiente in una Puglia, per esempio, che ha il primato italiano dei reati contro l’ambiente. E per farci ville, non industria.

 Allora bisogna capirsi con l’ambientalismo affinché, invece che una sacra scelta, non sia una psicosi di massa. Quella che, invece di giudicare di volta in volta, fa passare per demonio ogni tubo, ogni striscia di asfalto, ogni capannone. Tirandosi appresso il coro anti-Sud in un’Italia che invece l’ambientalismo estremo del No-Tav (no al tunnel per l’alta velocità ferroviaria) ce l’ha in Val di Susa non nel Tavoliere di Foggia. Dove l’alta velocità ferroviaria non la rifiuterebbero affatto ma non c’è perché non spetta al Sud. E perché non spetta? Perché altrimenti non saresti Sud.

 Ché se poi il presunto no del Sud all’industria fosse un no a roba come l’Ilva di Taranto, allora è no sacrosanto. Non all’industria in sé (e meno che mai al suo lavoro) ma, diciamo, agli effetti collaterali. Quelli che ti ricattano fra lavoro e salute, e tu ovviamente scegli il lavoro e ti giochi la salute. Ma non perché sei un aspirante suicida, ma perché non vuoi essere un aspirante disoccupato.

 Ma quella è l’industria con cui è stato fatto pagare al Sud la colpa di essere Sud. Mandandogli tutto l’acciaio, la chimica, la raffinazione di petrolio che il resto del Paese, bontà sua, non voleva. Come pure il petrolio non sarebbe Belzebù se non si sospettasse che abbia avvelenato la terra come in Basilicata. E se non si sospettasse che ai lucani vada una mancia di compenso mentre gli affari veri li fanno le solite cricche di altri corrottissimi lidi.

 Il fatto è che tutto si può dire del Sud, tranne che non voglia l’industria. Come dire che il papa non è cattolico. Non ti consentono di averla, e ti dicono che non la vuoi. E non la hai non perché lombrosianamente inadatti. Non per scarsa intraprendenza o scarsa voglia di rischio (però scagli la prima pietra l’industriale italiano che ancòra voglia rischiare per rosicare). Non c’è al Sud tutta l’industria augurabile e possibile non perché manchino gli spiriti animali dell’imprenditore ma perché manca il concime che genera impresa. Dalle infrastrutture (appunto), alla burocrazia che faciliti invece di bloccare, alle autorizzazioni (politiche) che consentano invece di rimandare. E all’energia, rieccola. Un cocktail di responsabilità governative ma anche (lo si dica con forza) locali.

 Perché poi un viaggio nel Sud che non vorrebbe l’industria è un viaggio in un giardino di tante meraviglie. E molti primati nazionali. E livelli produttivi superiori a quelli di interi Stati europei. Con un’Italia che non potrebbe funzionare ogni giorno se quelle industrie del Sud dovessero fermarsi. E con esportazioni nel 91 per cento dei Paesi del mondo. Metti la Puglia, per restare nei dintorni. Dove nascono i nuovi innovativi motori ibridi per auto e i satelliti a basso prezzo, i robot per gli ospedali e quelli per pulire le spiagge, gli aerei ed elicotteri e una gastronomia da leccarsi non solo le dita. Ed è solo il fior fa fiore.

 Allora, piccola correzione: non Sud anti-industriale, ma Sud industriale non quanto vorrebbe o potrebbe. Sud con tanti problemi (insufficienza di lavoro in testa) altrimenti staremmo a raccontare favole. Ma Sud la cui miniripresa parte proprio dall’industria (compresa quella agro-alimentare legatissima al rispetto dell’ambiente). Allora, perché le accuse? Al Sud andrebbe meglio il disinteresse che la pelosa attenzione di chi giudica senza sapere, e crede di sapere senza studiare. Dicendo che ci vorrebbe davvero (ma davvero, ohibò) un nuovo meridionalismo. Essendo ovviamente molesto quello che non pretende doni ma solo gli stessi mezzi del resto del Reame. Anti-industriale sarà lei.