Italia, repubblica fondata sui furbi

Sabato 23 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Mettiamo un campo di calcio. Due giocatori si contendono il pallone, uno dei due stramazza al suolo manco lo avesse investito un Tir. Sembra in coma. E lì geme in fin di vita mentre i compagni di squadra si affollano attorno all’arbitro pretendendo l’ammonizione o l’espulsione dell’avversario. Col moribondo che non si alza, se non quando l’arbitro estrae il cartellino giallo o rosso per il reo, o quando fa capire che non è aria. A volte il comatoso è a terra mentre l’azione continua. E il suo ritorno allo stato di bipede eretto è direttamente proporzionale all’azione in svolgimento: se il pallone è rimasto ai suoi, il miracolo è più veloce di quello di Lazzaro. Se ce l’hanno gli altri, la fase di rianimazione è da malati terminali. Stessa solfa se appare la barella che ti vuol portare fuori senza troppa gloria. Insomma simulava. Come fa quello che si spiaccica in area per avere il rigore.

 FREGARE L’ALTRO Inutile dire che si parla di campionato italiano. Ché se vai all’estero, nessuno si sognerebbe di fare l’invertebrato che al primo contatto chiama la mamma e crolla. Altrove anzi schizzano in piedi come molle anche se hanno sei costole ossa rotte perché giammai si potrà dire che l’avversario è stato capace di abbatterlo. Orgoglio invece che furbizia. Spirito guerriero invece che spirito cialtrone. Petto in fuori invece che occhi in lacrime. Faccia del duro invece che vergogna del bugiardo.

 Qualcuno dice culture diverse. Popoli del sì invece che del no. Questa l’eterna Italia che cerca sempre di fregare l’altro. L’Italia dell’ineducazione civica per la quale le regole sono fatte per avere più gusto a violarle. Poi vai a vedere una partita fra pulcini (ragazzetti da scuola media) e non solo vedi mini-cascatori che neanche al circo e attori drammatici che neanche all’accademia. Ma vedi genitori con le facce iniettate di sangue scagliarsi contro i genitori avversi o contro il solito arbitro a difesa dei loro pezzi di cuore. L’Italia mammona che invece di dire ai suoi figli di farsi leali, gli dice di farsi dritti. Manco a dirlo.

 Non è Dna, non si nasce così. Si diventa così a seconda dell’ambientino nel quale si è capitati. E i genitori che ti sono toccati. Insomma, l’esempio: che, da che mondo è mondo, è la prima forma di etica. Così i bulli a scuola, spesso devastanti verso i più deboli. Ma nessuno abbia il coraggio di non definire bullismo quello di alcune trasmissioni tv dette talk show, appunto discussioni-spettacolo. Quelle dell’”io non l’ho interrotta e ora mi lasci parlare”, dopo essere stati tutto il tempo a muggire mentre parlava l’altro. Anzi urlare. Anzi insultare, essendo il fin dell’impresa non far capire qualcosa al pubblico, ma far capire chi ha più attributi. Unisex, nel caso in oggetto.

 COSI’ FAN TUTTI Uno potrebbe dire: vedi questo che si mette a fare il moralista. Sistema rapido italiota per mettere a tacere chiunque richiami a un minimo di civiltà quotidiana, molesta come un foruncolo nel basso schiena. Ma ultima chiamata dopo una ricerca che ha coinvolto i ragazzi di 23 Paesi. E che ha confermato l’intuizione di un intellettuale come Ennio Flaiano: l’incivile si specializza. La ricerca voleva assegnare l’Oscar dell’imbroglio. Attraverso il giochino di un dado da lanciare in una stanza senza altri occhi e del numero uscito da comunicare. Ebbene i nostri eroi tricolori non sono stati fra quelli che hanno detto tutti sei, troppo sospetto. Hanno detto fra il quattro e il cinque, insomma sono stati mentitori più sofisticati. Addetti ai lavori. Chissà se più smagati di certi loro padri che chiedono i favori alla ministra e lo fanno al telefono. O padri più arroganti che fessi.

 Ma nulla d’altro aspettarsi in un Paese la cui corruzione è di 60 miliardi all’anno. In cui si corrompe o ci si fa corrompere come si respira. E in cui quelli che sono scoperti hanno l’aria di chi faceva come tutti fanno, tanto normale da finire per esserne convinti, ma perché, è reato? E in cui infatti gli scandali sono talmente puntuali da non meravigliare più di una lite fra l’allenatore Spalletti e Totti “er Pupone de Roma”. Anzi fra poco finirà come quando, per non dire che nell’acqua c’è arsenico, si alza il livello consentito e si finisce tutti avvelenati a norma di legge.

 Siccome i nostri ragazzi ci guardano (col rischio quasi scontato che ci imitino), qualcuno dovrebbe dirgli ogni tanto che non si fa. Un tempo l’educazione civica si insegnava a scuola. Ma ora è ridotta a raccomandazione a non passare col rosso o a non buttare la carta della focaccia a terra. Da parte dell’insegnante dell’area letterario-umanistica, fra una regola di grammatica e una di sintassi. Con i genitori in agguato in caso di trauma da eccesso di educazione. E fidando nel tempo, il più efficace farmaco: prima o poi diventeremo civili. Come dire, non mettere il cerotto e vedrai che col sole passerà.