Vittorio Pesce Delfino scienziato barese sempre in cerca di verità

Gioved́ 28 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Sarebbe fin troppo facile definirlo “un uomo non chiamato Sindone”. Perché la battaglia scientifica più nota di Vittorio Pesce Delfino fu proprio quella per dimostrare che il famoso lenzuolo col volto di Cristo è un falso creato nel Medioevo. Ma lo fece più difendendo le ragioni della scienza che irridendo quelle della fede. Perché lui era così: combattivo fino allo scontro ma rispettoso fino alla stretta di mano.

 L’amara ironia del caso ha poi voluto che egli se ne andasse proprio nel giorno di Ciccillo, l’Uomo di Altamura cui 150 mila anni dopo la sua morte sono stati dati un possibile volto e una ipotesi di corpo. Piuttosto bruttino, Ciccillo, un suo protetto per il quale aveva ideato il museo a distanza ma dal quale si era poi staccato per una di quelle contese burocratico-amministrative che mandano in gloria l’unione delle forze a difesa di patrimoni comuni.

 Del resto, non è che Vittorio non se le andasse a cercare. Vedi le sue battaglie nei movimenti mondiali contro il razzismo, che contribuirono alla caduta del governo dell’apartheid in Sudafrica. E vedi le sue battaglie pacifiste, con la relazione da lui tenuta a nome della comunità scientifica europea a Lubiana in occasione della proclamazione della repubblica di Slovenia. E le tante altre battaglie di ispirazione radicale. Perché egli era tanto in prima linea in ogni impegno quanto ultimo a spegnere la luce in ogni giornata. Una macchina da guerra (in senso buono). Un esempio di quanto si possa essere global, per le sue vastissime esperienze internazionali, e glocal, per la sua attenzione continua alla sua Puglia e alla sua Bari.

 Dopo la maturità classica e la laurea in medicina a Bari (tesi cui andò il Premio Lepetit), la specializzazione in anatomia e istologia patologica. E studi ovunque, dalla Polonia all’Inghilterra, dalla Cecoslovacchia alla Francia. Fino a vincere sia il concorso di primario ospedaliero sia quello di professore universitario di antropologia. E oltre 240 pubblicazioni scientifiche, con editori come Laterza in Italia e altri in Germania, Svizzera, Olanda, Stati Uniti, Inghilterra.

 Ma i suoi fiori all’occhiello sono stati i sistemi di ripresa e trasmissione di immagini in tempo reale e nell’infrarosso tanto raffinati da averlo portato a vivisezionare non solo la Sindone ma anche l’ambiente alla caccia di inquinamento. Concetti e interventi che con molta semplificazione si possono racchiudere nella branca della morfometria analitica e della medicina molecolare, un dottorato di ricerca per il quale era ugualmente docente.

 Ma siamo nel campo dell’immaginazione quasi fantascientifica e cinematografica con la sua realizzazione di un modello biomeccanico di cranio umano per applicazioni antropologiche, medico-legali, traumatologiche ed ergonomiche: si può dire che si partisse da un ossicino per ricostruire tutto il resto. Così era stato affidato a lui l’aggiornamento sul cranio neandertaliano Circeo-1 nel cinquantenario della scoperta. E aveva ideato il software e l’hardware (l’anima e il corpo) di un sistema logico-matematico internazionalmente noto come Sam per lo studio di forme irregolari in medicina ma anche per controlli industriali, restauro di opere artistiche, controlli urbanistici.

 Fino alle creature più care a Vittorio Pesce Delfino. Il consorzio Digamma, un insieme di attività nei campi sopra descritti, tra banda larga, immagini tridimensionali, sistemi per web-tv. E l’impianto Tredimed, sequenze video in tempo e colori reali con le quali non solo è possibile la teledidattica remota, verso tutto il mondo collegato. Ma fondamentale per l’estrema precisione delle diagnosi istologiche. Cui si aggiunge un sistema unico a livello universale per immagini tridimensionali a elevatissimo ingrandimento che snidano anche le cellule tumorali più nascoste. Grazie a queste sue creature, fu lui l’autore della perizia per la procura in base alla quale in questi giorni e dopo 30 anni è stata chiesta la riapertura del processo per la morte di Palmina Martinelli, la 14enne di Fasano che a suo parere non poteva essersi suicidata col fuoco.

 Gran parte di queste attività di Vittorio erano senza fini di lucro, un civilissimo impegno di ricerca che coniugava la passione, la competenza e l’utopia, andare sempre oltre il visibile e l’immaginato. Era lo Steve Job della medicina. Uno scienziato da esportazione collegato a tutti i laboratori mondiali del futuro, tanto che fu lui a portare a Bari per una laurea honoris causa un genio matematico come Benoit Mandelbrot, il fondatore della “Geometria frattale”.

 Come tutti i profeti in patria, non sempre i rapporti fra patria e profeta sono stati tranquilli. Con quella sua corpulenza debordante, con quella maglietta sempre uguale e per tutte le stagioni (ma doveva averne una batteria), tutto poteva, Vittorio, tranne che passare inosservato anche se non cercava di esserlo. E’ stato un Grande Barese, di quelli che non hanno mari che non vogliano solcare. Rimane molto di lui, soprattutto l’esempio e i segni di un lungo volo.