Ma diteci a chi serve il gioco delle tre carte

Venerd́ 29 aprile 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Metti ad esempio i tifosi del Bari e del Lecce. Sono tutti presi a sperare nella promozione in serie A (gli uni) e in serie B (gli altri) e invece da cosa devono essere distratti ogni giorno? Dall’incontro di taekwondo fra Emiliano e Renzi. Molto meno mitico della famosa sfida fra Muhammad Alì e Foreman a Kinshasa. Ma non meno interminabile delle Mille e una notte di Shevardaze. Round di questi giorni (dopo il referendum sulle trivelle petrolifere): il Patto per il Sud che riguarda la Puglia. Non pronto contrariamente a quelli per tutte le altre regioni meridionali. Ma sul quale i colpi alti e bassi sono più veloci e frequenti dei battiti d’ala di un colibrì.

 Da un lato il presidente della Regione chiede come mai non si arrivi a una firma. Dall’altro il presidente del Consiglio fa sapere (tramite il sottosegretario De Vincenti) che se la Puglia non manda l’ordine delle cose da fare non si firma un bel nulla. Ma il fatto è che per Emiliano ogni firma sarebbe un’offesa per la Puglia: perché un Patto per costringerci a spendere se siamo gli unici virtuosi ad aver speso tutti i fondi europei? Perché il gioco delle tre carte per farci sparire un po’ di soldi? Perché quanto destinato al Sud è stato usato come Bancomat per ogni esigenza altrui? A cominciare dagli incentivi per le assunzioni del Job Act, che con i soldi sottratti ai disoccupati meridionali ha dato un lavoro soprattutto ai disoccupati settentrionali.

 Siccome, come si dice, le parole volano, Emiliano ha scritto tutto in una lettera. Il fondo italiano (di coesione e sviluppo) con cui integrare quelli europei era di 54,8 miliardi, l’80 per cento del quale per legge destinato al Sud. Senza però neanche una telefonata ma alla mago Houdini, quel fondo si è ridotto a 38,8 miliardi. Dei quali destinati al Sud solo 12,9 miliardi, il 41 per cento non più l’80. Quindi anche uno scippo dopo l’esproprio. Mentre l’elenco delle opere pubbliche da realizzare assicura di averlo comunicato da tempo, anzitutto la famigerata linea ferroviaria a doppio binario e diretta fra Bari e Napoli (con prosieguo fino a Lecce) definita alta velocità dal governo. E poi l’acqua ovunque. Ma precisione ulteriore impossibile se prima non si sa su quanto si può contare.

 Che il Sud si sia visto sparire sotto gli occhi quanto il governo stesso aveva stabilito gli spettasse, si sapeva da tempo. Siccome non li spendete, si disse, per ora ce li prendiamo e li spendiamo per altro, poi si vede. Che il famoso Masterplan presentato come più miracoloso di madre Teresa di Calcutta spacciasse per fondi nuovi quelli vecchi, si sapeva anche. Hanno dato al Sud ciò che era già del Sud, anzi meno, e lo hanno definito interesse al Sud. Anzi Renzi proclama basta sprechi, sul Sud faccio sul serio. Occasione, la firma col presidente della Campania, De Luca.

  Che con De Luca finisse a baci e abbracci dopo averlo disconosciuto per qualche guaio giudiziario, era imprevedibile solo per chi non ha ancòra capito che in politica nulla è per sempre, ma a seconda i casi. Ecco quindi il figliol prodigo De Luca. Al contrario di un De Magistris, sindaco di quella Napoli con la quale la firma tarda ad arrivare come per la Puglia, essendo De Magistris non meno di Emiliano sulla lista nera degli oppositori di Renzi (non solo come capo del governo ma anche come segretario del Pd). Fra accuse e ultimatum nell’Italia sempre divisa fra Coppi e Bartali.

 Che la Puglia non possa perdere un euro, sono stati per primi gli industriali a dirlo bacchettando Emiliano. Il quale lo sa non meno di loro ma si è infilato dove non era raccomandabile non solo per la sua corpulenza. Ma che sia interesse dell’Italia, non solo del Sud, investire al Sud dovrebbe saperlo anzitutto Renzi, perché solo così si può far ripartire l’economia di un Paese che continua a fare previsioni di crescita puntualmente smentite dalla mancata crescita. E se non si cresce non c’è lavoro né si possono abbassare le tasse. E se non c’è lavoro i giovani (non solo del Sud) vanno via, e se non si possono abbassare le tasse non si consuma. E se non si consuma non si cresce. Ecco come si finisce a Shevardaze e alla sua novella da Mille e una notte.

 Come finirà, lo vedremo vivendo. Intanto, dato che il 1° maggio di dopodomani è la festa del lavoro, prima che partano i concerti e la retorica sono stati i vescovi italiani a mettere in chiaro che non è in gioco solo chi è il più bello del Reame fra Emiliano e Renzi. I vescovi dicono basta allo scandalo della peggiore diseguaglianza storica d’Italia. Basta a un depauperamento che ha trasformato il Sud in una seconda Italia povera, sofferente e sempre più fragile. Colpendo e inquietando l’illusione che possa esserci un resto del Paese prospero se non si fa giustizia al Sud. Infatti quel Paese prospero non c’è, essendo più divertente continuare a prendere in giro il Sud.