Patto per la Puglia soluzione in psicanalisi

Venerd́ 6 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Due anni. In due anni faremo ripartire il Sud, costi quel che costi. Chissà se la promessa di Renzi non è solo una botta di comunicazione delle sue. Tanto da chiedersi perché non sia stato fatto tutto prima se era così facile. Il Sud che riparte sarebbe una notizia più di una donna per la prima volta papa. E sappiamo quanti fischi stanno accompagnando il Grand Tour del presidente del Consiglio per le terre del Sud. I Patti che ha finora firmato in Campania, Sicilia, Calabria e ultimo in Basilicata sarebbero minestra riscaldata di roba che avrebbe dovuto esser già lì. E con soldi non nuovi ma che farebbero il giro delle regioni come le vacche di Mussolini.

 Epperò. In psicanalisi si chiama verifica dell’inverso: cosa c’è in alternativa? Non ha firmato e insiste a non farlo il governatore Emiliano, il quale grida al furto di 3 miliardi ai danni della Puglia. Non solo ci date soldi già nostri, ma ce li tagliate pure? Renzi risponde che se continua così non gli dà neanche quelli. E’ un siparietto più scontato degli scudetti della Juventus dato che i due si amano come Hillary Clinton e Donald Trump. Ed essendo più improbabile di una nevicata all’Equatore che quei 3 miliardi della sospetta rapina riappaiano.

 Più che un Patto che sarebbe rimasto alla storia, il Patto per il Sud è una raccolta di fondi già spettanti e col furtarello anche. Più che un Progetto, è una somma di saldi di fine stagione. Per dire, il pezzo di autostrada che Renzi ha inaugurato in Sicilia c’era già da tempo ancorché chiuso. Né l’altra promessa inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria del 22 dicembre è esente da trucco, poiché non saranno rifatti 50 chilometri. Ma per la prima volta a recente memoria d’uomo il governo si occupa di un Sud sparito dalla circolazione più di un “Chi l’ha visto?” della tv. E per la prima volta un capo del governo ci mette una faccia molto più sfrontata di tante parole di un passato sonnolento come una litania.

 Allora serve più misurare le buone intenzioni che rifiutarle come cattive intenzioni. Sapendo che nessuno può scagliare la prima pietra nella mancata spesa di tanti fondi europei: con responsabilità sia di molte stanze del potere al Sud in eterna controra sia di quelli che, come si dice, stanno a Roma. E sapendo soprattutto quanto i cantieri che si aprono siano per il Sud più benedetti dell’acqua santa. Anche se non si può dire ripartiamo da Matera capitale europea della cultura se non c’è una stazione ferroviaria per arrivarci e non è neanche prevista dal Patto. E che fare del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria con gli incantevoli Bronzi se ci si mette più tempo che per andare in aereo a New York?

 Poi lotta alla criminalità. Un Renzi che porta fiori sulla lapide di Pio La Torre a Palermo è perfetto per le televisioni. Ma non cambia la vita dei commercianti e degli imprenditori che per lavorare devono pagare il pizzo mentre le telecamere di sorveglianza non funzionano. Senza strade e autostrade e treni il Sud non respira ma è un’illusione credere che al Sud basti, meno che mai per ripartire. Il Sud ha bisogno soprattutto di più Stato. Che non significa togliergli l’autonomia altrimenti Emiliano si suicida. Significa non solo più polizia e più magistrati oltre che meno accordi elettorali con le mafie. Significa anche che, quando uccidono al quartiere Sanità di Napoli, più che mandare soldati sono più utili programmi sociali che restituiscano i ragazzini alle scuole e le vie alla vita civile.

 Poi più Stato significa consentire invece che impedire, anche se presumere uno Stato senza burocrazia è come volere un cappuccino senza caffè. Ma non si possono chiedere quaranta autorizzazioni per aprire una pizzeria. E se le stesse leggi e le stesse circolari fanno aspettare tre anni al Sud e tre mesi al Nord, si caccino gli affossa-pratiche. E si commissarino non solo le amministrazioni pubbliche esperte di tangenti ma anche quelle esperte di non decisioni. E quelle cieche di fronte a ogni abusivismo (Puglia in testa). Insomma non c’è un Sud candido come una colomba ancorché non ci siano colombe neanche nel resto d’Italia. Ma al Sud ci sono due anni per correre. E per correre non bastano i proclami né le pur comprensibili ma tardive resistenze.

 Perché poi c’è un Sud che dimostra quanto l’Italia abbia deciso di essere di serie B facendo finta di non sapere che al Sud c’è la ripartenza per tutti. Vedi come 680 aziende meridionali hanno in sette anni duplicato il loro fatturato. E i sette anni della crisi più crisi. Cosiddette gazzelle del Sud fra le quali pugliesi e lucane. Comprese tre che sbarcano in Borsa, il che vuol dire coraggio di affidarsi al mercato più che aspettare che Renzi faccia appunto ripartire il Sud al posto loro.

 Due anni non sono molti, in Italia non ci si fa neanche un appalto. Andiamo a vedere se i lavori cominciano già domani o la partita sarà persa in partenza.  

Due anni. In due anni faremo ripartire il Sud, costi quel che costi. Chissà se la promessa di Renzi non è solo una botta di comunicazione delle sue. Tanto da chiedersi perché non sia stato fatto tutto prima se era così facile. Il Sud che riparte sarebbe una notizia più di una donna per la prima volta papa. E sappiamo quanti fischi stanno accompagnando il Grand Tour del presidente del Consiglio per le terre del Sud. I Patti che ha finora firmato in Campania, Sicilia, Calabria e ultimo in Basilicata sarebbero minestra riscaldata di roba che avrebbe dovuto esser già lì. E con soldi non nuovi ma che farebbero il giro delle regioni come le vacche di Mussolini.

 Epperò. In psicanalisi si chiama verifica dell’inverso: cosa c’è in alternativa? Non ha firmato e insiste a non farlo il governatore Emiliano, il quale grida al furto di 3 miliardi ai danni della Puglia. Non solo ci date soldi già nostri, ma ce li tagliate pure? Renzi risponde che se continua così non gli dà neanche quelli. E’ un siparietto più scontato degli scudetti della Juventus dato che i due si amano come Hillary Clinton e Donald Trump. Ed essendo più improbabile di una nevicata all’Equatore che quei 3 miliardi della sospetta rapina riappaiano.

 Più che un Patto che sarebbe rimasto alla storia, il Patto per il Sud è una raccolta di fondi già spettanti e col furtarello anche. Più che un Progetto, è una somma di saldi di fine stagione. Per dire, il pezzo di autostrada che Renzi ha inaugurato in Sicilia c’era già da tempo ancorché chiuso. Né l’altra promessa inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria del 22 dicembre è esente da trucco, poiché non saranno rifatti 50 chilometri. Ma per la prima volta a recente memoria d’uomo il governo si occupa di un Sud sparito dalla circolazione più di un “Chi l’ha visto?” della tv. E per la prima volta un capo del governo ci mette una faccia molto più sfrontata di tante parole di un passato sonnolento come una litania.

 Allora serve più misurare le buone intenzioni che rifiutarle come cattive intenzioni. Sapendo che nessuno può scagliare la prima pietra nella mancata spesa di tanti fondi europei: con responsabilità sia di molte stanze del potere al Sud in eterna controra sia di quelli che, come si dice, stanno a Roma. E sapendo soprattutto quanto i cantieri che si aprono siano per il Sud più benedetti dell’acqua santa. Anche se non si può dire ripartiamo da Matera capitale europea della cultura se non c’è una stazione ferroviaria per arrivarci e non è neanche prevista dal Patto. E che fare del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria con gli incantevoli Bronzi se ci si mette più tempo che per andare in aereo a New York?

 Poi lotta alla criminalità. Un Renzi che porta fiori sulla lapide di Pio La Torre a Palermo è perfetto per le televisioni. Ma non cambia la vita dei commercianti e degli imprenditori che per lavorare devono pagare il pizzo mentre le telecamere di sorveglianza non funzionano. Senza strade e autostrade e treni il Sud non respira ma è un’illusione credere che al Sud basti, meno che mai per ripartire. Il Sud ha bisogno soprattutto di più Stato. Che non significa togliergli l’autonomia altrimenti Emiliano si suicida. Significa non solo più polizia e più magistrati oltre che meno accordi elettorali con le mafie. Significa anche che, quando uccidono al quartiere Sanità di Napoli, più che mandare soldati sono più utili programmi sociali che restituiscano i ragazzini alle scuole e le vie alla vita civile.

 Poi più Stato significa consentire invece che impedire, anche se presumere uno Stato senza burocrazia è come volere un cappuccino senza caffè. Ma non si possono chiedere quaranta autorizzazioni per aprire una pizzeria. E se le stesse leggi e le stesse circolari fanno aspettare tre anni al Sud e tre mesi al Nord, si caccino gli affossa-pratiche. E si commissarino non solo le amministrazioni pubbliche esperte di tangenti ma anche quelle esperte di non decisioni. E quelle cieche di fronte a ogni abusivismo (Puglia in testa). Insomma non c’è un Sud candido come una colomba ancorché non ci siano colombe neanche nel resto d’Italia. Ma al Sud ci sono due anni per correre. E per correre non bastano i proclami né le pur comprensibili ma tardive resistenze.

 Perché poi c’è un Sud che dimostra quanto l’Italia abbia deciso di essere di serie B facendo finta di non sapere che al Sud c’è la ripartenza per tutti. Vedi come 680 aziende meridionali hanno in sette anni duplicato il loro fatturato. E i sette anni della crisi più crisi. Cosiddette gazzelle del Sud fra le quali pugliesi e lucane. Comprese tre che sbarcano in Borsa, il che vuol dire coraggio di affidarsi al mercato più che aspettare che Renzi faccia appunto ripartire il Sud al posto loro.

 Due anni non sono molti, in Italia non ci si fa neanche un appalto. Andiamo a vedere se i lavori cominciano già domani o la partita sarà persa in partenza.