Tutti drogati dall’auricolare

Sabato 7 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Paghiamo un caffè a quel giornalaio. Quello che a Milano davanti alla sua edicola ha esposto il cartello: “Non serviamo persone che parlano al cellulare!!!”. Perché è disposto a perdere il cliente ma non la dignità di tre secondi di attenzione da parte di chi gli chiede il quotidiano o il settimanale. Così è diventato il Milite (quasi) Ignoto di una battaglia che tutti noi vorremmo combattere contro lo strapotere delle tecnologie, roba che tu credi ancòra di stare fra umani e tutt’attorno ti girano solo robot.

 SCONTRI FRA PEDONI Il più fuori di testa è il calciatore Balotelli, quello che ha sempre la faccia allegra di uno che ha appena perso il treno. Eterne cuffione alle orecchie che sembrano Star Trek, chissà cosa starà ascoltando per isolarsi tanto dagli appestati circostanti. Non sapendo bene se così si concentri meglio non pensando alla partita o si deconcentri tanto da sbagliare poi il rigore. Se siano sette note o doping. Stesso siparietto per i due metri di armadi del basket americano, quelli che poi sotto il canestro volano come nel Lago dei cigni. Ma molto più terra terra basta girare per le nostre strade per capire che ciascuno di noi ormai vive in un mondo a sé. Un mondo che però ha il leggero difetto di avere ancòra alberi e pali pronti per i distratti.

 Solo un mesetto fa, sempre a Milano, una modella di 19 anni è stata asfaltata da un treno Frecciarossa perché le cuffiette le hanno impedito di sentirlo mentre attraversava i binari. E in precedenza anche una ballerina della Scala per un po’ ci lasciava pelle e ossa investita dal tram mentre era al cellulare. E non è necessario andare sui nostri lungomari o nei nostri parchi per rischiare il frontale con quelli che fanno jogging tanto imbracati da fili e sensori da sembrare Neil Armstrong sulla Luna. Anche loro stanno semplicemente ascoltando la solita musica che dovrebbe alleviargli la fatica ma gli allevia invece la capacità di non investirsi il resto dell’universo. E stendiamo un velo pietoso (sperando che non sia un lenzuolo bianco) su quei ciclisti le cui trombe di Eustachio bombardate dai decibel musicali non colgono il clacson del Suv che non vorrebbe mandarli in ortopedia. Per non parlare dei motorini il cui casco salva la vita ma accoppa l’udito. 

 Ma il semplice appostamento a un semaforo cittadino è tutto un mitico “ma guarda dove vai” verso i marziani delle cuffiette. Che attraversano col rosso perché ovviamente se sono martellati dall’ultimo Fedez non possono badare al resto. E sotto accusa non sono solo gli auricolari, troppo bistrattati di fronte ad altre tremende armi di distrazione di massa. Ci si deve sentire ormai menomati se non si cammina con gli occhi sul cellulare, ci può prendere un trauma da esclusione dall’incessante gracchiare da Watsapp. Lasciamo stare i ciclisti che riescono a pedalare con una mano sul manubrio e nell’altra un display, sappiamo che la madre degli imbecilli è sempre incinta. Ma evidentemente non è più possibile un passo senza l’aggiornamento in tempo reale su foto di cani o selfie beoti di amici che li stanno puntualmente inviando dal marciapiede di fronte. Magari si vedevano due minuti evitando il rischio di placcare innocenti pedoni con la stessa delicatezza degli All Blacks del rugby. Con l’evoluzione o involuzione della specie di chi ha tanta fretta di digitare (in genere cavolate da Guiness dei primati) da rischiare il trauma cranico proprio e altrui.

 APPARECCHI ANTI-SMS Negli Stati Uniti, dai quali arrivano tutte queste nuove raffinate civiltà, i pedoni feriti mentre ascoltavano musica in cuffia sono triplicati in sette anni. In stragrande maggioranza vittime sotto i 30 anni, e indipendentemente dal volume a palla o no: da noi ti può capitare sia con i Subsonica che con Tiziano Ferro. Sempre colà si è accertato che il rischio di provocare incidenti causati da chi guida con lo Smartphone innescato è quattro volte più alto anche rispetto a chi, per dire, si è fatto un paio di cicchetti di rum. Cosicché sulle loro strade dopo il Breathalyzer (per misurare il tasso alcolico) sta per arrivare il Textalyzer per misurare il tasso messaggistico, e senza tolleranze neanche per chi ha appena detto a casa di buttare la pasta. Si chiamerà norma “hands off”, via le mani.

 Per non parlare sempre male dell’Italia, bisogna dire che da noi qualcosa del genere già c’è da tempo (misuratore escluso). Ma con sanzioni (da 161 a 646 euro di multa e 5 punti via dalla patente) che sono più inapplicate di quelle per chi calpesta le aiuole. Però è inutile stare sempre a rinnegare il progresso. Inutile aspettarsi un giorno di evitare l’innocente urto con chi, magari, passeggia leggendo un oggetto misterioso come un libro. E inutile aspettarsi di vedersi fermare un’auto davanti alle strisce invece di farsi tagliare i piedi. Sarebbe come credere che la vita è un film di Pupi Avati.