Il Guastafeste - Il cetriolo dei politici

Sabato 11 giugno 2011 ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Non è per infierire, ma è successo già due volte in pochi giorni. Partita del Cuore di beneficenza a Parma. Il conduttore Frizzi declama i nomi dei calciatori delle squadre. Uragani di applausi per cantanti, attori, ex calciatori e piloti di Formula uno. Bordate di fischi da far crollare lo stadio per tutti i politici, di destra e sinistra per non scontentare nessuno. Eppure il pubblico era quasi tutto di  giovanissimi, che magari non avevano alcun motivo particolare per sfogarsi su lorsignori. Molti anzi non ancòra in età di voto.

Gran premio di auto d’epoca a Bari. Il bravo pre­sentatore Luca Loiacono fa la stessa cosa: descrive al microfono caratteristiche delle vetture e cita appassio­nati proprietari e conducenti. Ma partecipano anche il ministro Fitto e il senatore D’Ambrosio Lettieri. Per i quali il bravo presentatore chiama l’applauso riceven­done qualche battimano, qualche fischio da perforazione del timpano ma in generale gelo in una mattinata afosa di prima estate. Se tanto di dà tanto, e Parma insegna, sarebbe successo per qualsiasi politico, anche perché i due poi ce l’hanno messa tutta e c’era troppa aria di festa per guastare la festa.

FISCHI DELLA GENTE QUALUNQUE -Ma gli è che mai come ora i politici hanno, come si dice, tanta cat­tiva stampa. E del resto un motivo c’è se, elezione dopo elezione, aumentano gli astenuti, quelli che li mandano tutti a quel paese. I commentatori che parlano difficile spiegano che c’è una frattura fra paese reale e paese legale. Vuol dire che i politici stanno dalla mattina alla sera a pensare a insultarsi a vicenda, la gente sta invece a preoccuparsi del prezzo del latte dei bambini.

Tipico il modo di dibattere fra loro. Uno di opposizione contesta a uno del governo di aver aumentato le tasse. Quello del governo, invece di rispondere se è vero o non è vero, risponde che non potete parlare perché quando c’eravate voi di tasse ci avete salassato. Allora la gente del latte ai bambini che vorrebbe capire non ci capisce niente, anzi capisce che le tasse le hanno aumentate tutti anche se non è così. E, appunto, li manda a quel paese. Andate a lavorare.

Piove sul bagnato. Nel senso che l’elettore indignato lo dice perché indignato, ma poi vengono fuori cifre su questo lavoro dei parlamentari che se l’elettore indi­gnato lo sapesse, non saprebbe più dove mandarli. E loro non solo dovrebbero rinunciare al calcio e alle auto d’epoca, ma anche mettersi barba e nasi finti per non farsi riconoscere.

Le cifre di questo inizio d’anno dicono che i signori onorevoli hanno riposato due mesi su tre. E’ vero che ci sono state le amministrative di mezzo. Ed è vero che c’è chi dice che è meglio così, almeno fanno meno danni. – Ma quando poi li vedono puntualmente nelle trasmis­sioni tv, e alcuni sono ubiqui come i santi nel senso che stanno su un canale e l’altro, allora la gente si incazza davvero. Anche perché, ovviamente, non sente una pa­rola sul prezzo del latte dei suoi bambini.

IL PANE E LE BRIOCHES -E’ come la famosa regina: la gente chiedeva pane, e quella le dava brioche. Non per le brioche, che sono anche buone, e tutto sommato riem­piono. Ma pane significa fame, mancanza di lavoro, po­vertà; e brioche significa lusso, spreco, vizio: appunto il distacco fra paese reale e paese legale. I giovani del Sud chiedono di non emigrare e di non essere precari, quelli gli rispondono che la flessibilità (cioè la precarietà) è a loro vantaggio, e andare fuori arricchisce. Così i gio­vani del Sud vanno fuori, sono precari e li maledicono per tutta la vita. Cercate di essere flessibili voi che sono decenni che state attaccati a quelle poltrone.

Ovvio che non bisogna sparare nel mucchio. Anzi è sicuro che l’onorevole, fuori dall’esercizio delle sue fun­zioni, è uno perbene che inviteresti a una pizza. Ma è nell’esercizio delle sue funzioni che non funziona. E del resto, ci deve essere qualcosa di sbagliato a questo mon­do, forse un gigantesco virus del cetriolo, se anche la reverendissima chiesa preferisce spesso parlare più del partito dei cattolici che delle sofferenze dei disoccupati. E se nell’uccisione della povera Sarah ad Avetrana di tutto si parla tranne che di lei, preferendosi gli show indecenti del balzano zio o gli strilli della cugina Va­lentina, la neodiva.

Questo “tutto sotto gli occhi di tutti” pretenderebbe altra taglia di protagonisti. E, diciamolo, altri spetta­tori. Ci chiediamo dove andremo a finire, ma fra po­litici, guitti e ballerine non ci accorgiamo che ci siamo già.

 

Da La Gazzetta del Mezzogiorno dell’11 giugno 2011