Non basta dire turismo ( e fare solo turismo )

Venerdì 13 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Due tre cose sulla Puglia sta bene dirle. Se bisogna costruire una nuova strada, spunta sùbito il Gran Sacerdote a difesa dell’ulivo secolare. Giù le mani, non si tocca. Che l’ulivo secolare non vada toccato, siamo d’accordo tutti. Ma è altrettanto nel suo interesse non farsi difendere da nessuno di questi Gran Sacerdoti. Perché i suoi più insidiosi nemici sono gli integerrimi Robespierre pronti a tagliare teste altrui ma a sacramentarsi sempre le proprie.

 Sono quelli che montano una guerra santa quando si parla di qualche migliaio di abbattimenti per la Xylella, ma non si accorgono che gli ulivi che scompaiono ogni anno nella regione sono centinaia di migliaia. Per vecchiaia, perché improduttivi, per altre malattie: in nome della legge. Questi Robespierre partono in quarta quando è la Xylella a smascherare l’abbandono di troppi campi e non quando è noto a tutti che le buone pratiche agricole sono spesso più inesistenti della buona educazione di un politico in tv.

 Se bisogna costruire il capannone di una nuova azienda, apriti cielo. Ma come, un nuovo capannone mentre dovremmo puntare sulla natura per la nostra vocazione turistica? Queste vocazioni sono come i nuovi modelli di sviluppo, tutti ne parlano ma nessuno sa cosa siano. Vocazione turistica vorrebbe dire che la regione dovrebbe vivere quasi esclusivamente di turismo. Insomma ciò che finora non riesce neanche ai più rinomati paradisi esotici. Tranne che non siano le Maldive: ma isolette in mezzo all’oceano non possono fare altro, se non aggiungendoci la pesca ma importando tutto il resto.

 Pur essendo la Puglia desiderata in questo momento come una miss, la sua percentuale di reddito turistico su quello complessivo è ancòra troppo bassa per eventualmente viverci. E’ bene continuare a puntarci ma non fino al punto di rifiutare un capannone industriale tranne che non sia una nuova acciaieria. E poi, il turismo in Puglia è esploso quando sono esplosi i voli a basso prezzo che rovesciano mezzo mondo da noi. Ma senza strade che facciano lo stesso lavoro, non rischiamo di lasciare l’opera a metà? E’ ovvio che ci sarà sempre un ulivo secolare sulla strada di una nuova strada. Ma davvero non si può metterli d’accordo con un piccolo sacrificio reciproco? Ci sono rotatorie da noi che invece che rotatorie sono piccoli giardini botanici con tanto di ulivi trionfanti come Santissimi.

 Ma non è solo questione di ulivi secolari, che il Signore li abbia davvero in gloria. Questi Robespierre a difesa della fede dovrebbero prima passare da un reparto di oculistica. Attenti come sono al filo d’erba ma non alle cifre drammatiche secondo cui cosa fa la regione con vocazione turistica inequivocabile come il romanesco della Meloni? Udite udite: è la regione italiana che più consuma il suo suolo agricolo e naturale. Fra il 7 e il 9 per cento è perso sotto il cemento. E da Marina di Chieuti a Marina di Ginosa, 80 chilometri di costa sono stati cancellati in due decenni, oltre la metà modificata e 195 chilometri su 800 sono in erosione tale da far scomparire intere spiagge. Alla faccia della vocazione turistica tirata fuori con la stessa onestà di un grande finanziere americano. Ed essere quinti per le Bandiere blu fa piacere, ma ce ne sono in Italia più di cinque regioni da sole e mare?

 Se lo scippo di suolo fosse un sacrificio a nome dell’industria, la Puglia sarebbe un’altra Lombardia. Il fatto è che è un sacrificio a nome delle ville, delle seconde case, dei residence a schiera. Roba che se ci stai tre mesi l’anno hai fatto Bingo. E tanto meno quanto più diminuisce la popolazione e ci vanno, se ci vanno, solo i genitori perché i figli si fanno vedere solo a Natale. E’ roba che si continua a costruire con la stessa velocità con cui non si vende o non si usa. Siamo la regione delle Rosa Marina, con tutto il rispetto. Nessuno vuole mettere in croce le Rosa Marina né l’edilizia che, come si sa, economicamente muove il sole e le altre stelle. Ma in croce farebbe piacere metterci l’ipocrisia di chi vede il diavolo che veste la strada o la fabbrichetta e non vede quello che sotterra non solo il divino ulivo.

 E poi, tanto per concludere. Non imbarchiamoci in Tap (il gas che dovrebbe arrivare a Melendugno), in trivelle petrolifere, in pale eoliche: spine da non affrontare qui sommariamente. Restiamo a turismo-cultura-natura. Contro i quali non c’è solo il consumo di suolo. Ci si dica che dire infatti dei depuratori che non depurano (un dio ci salvi dalle ire di Emiliano), delle discariche ovunque affogate perché i termovalorizzatori sono un altro diavolo, dei rifiuti a cielo aperto, delle discoteche belluine, delle dune violentate, dei prezzi da rapina che aiutano il turismo come i capricci di Balotelli hanno aiutato il Milan. Nulla è più facile che essere Robespierre, nulla è più difficile che essere coerenti. Viva il turismo, ma con serietà e senza ammazzare il resto.