Se bastasse un panzerotto a fare il miracolo

Venerd́ 20 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dateci un panzerotto, e non risolleveremo il Sud. Anzi, colpo di scena, un panzaròtto, secondo il severo Devoto-Oli della lingua italiana. E cioè sostantivo maschile per definire un rettangolo di pasta sfoglia ripieno di mozzarella, prosciutto o salame o altro, fritto in olio bollente; specialità meridionale (da una variante dialettale “panza” per pancia). Fosse come dice il vocabolario, meno che mai il panzerotto (pardon, panzaròtto) farebbe i miracoli attesi. Né verso i meridionali né verso quanti il Sud prende per la gola: a cominciare dal presidente Renzi. Il quale l’altro giorno non sarebbe venuto a Bari se non lo avesse trovato a tavola: ma il panzerotto non il panzaròtto.

 Che la politica italiana sia mangereccia, lo si sapeva da tempo. Non nel senso che ci mangiano tutti, almeno si spera. Ma si cominciò a casa di Gianni Letta con quel “Patto della crostata” col quale D’Alema e Berlusconi avrebbero dovuto cambiare la Costituzione nel 1997. Si continuò col “Patto delle vongole” a Gallipoli nell’estate 1994 fra il medesimo D’Alema e Rocco Buttiglione per riformare la legge elettorale. Fallirono sia la crostata che le vongole, e forse per la delusione D’Alema si è messo a produrre vino. Ora alla prova è il “Patto del panzerotto” grazie al quale arriveranno in Puglia un po’ di soldini per lo sviluppo.

 Ma anche il panzerotto potrebbe andare di traverso. Con Emiliano per la prima volta in disaccordo con la sua stessa baresità del “pochi, maledetti e sùbito”. Che quei soldini siano pochi, non ci piove. Due miliardi alla regione quando avrebbero dovuto essere sei. Che siano maledetti, è più certo di uno scudetto della Juve: sono ciò che è avanzato per il Sud da un fondo che per una stessa legge dello Stato doveva essergli destinato per l’80 per cento. Solo che erano 55 miliardi, ma poi sono diventati 38 non per un colpo di mano del mago Houdini ma perché 17 servivano ad altro.

 Scusi, ha detto altro? Mah, la banda larga, i beni culturali, varie ed eventuali. Col Sud come bancomat: che ti serve?, prego. Anche per quel Jobs Act che con i soldi del Sud ha creato posti di lavoro soprattutto al Nord. Il Sud che assiste il Nord invece che i suoi disoccupati. Ma soldi maledetti anche perché se al Sud è nato il gioco delle tre carte, contro il Sud lo fanno gli altri. Oltre il 70 per cento era roba già stanziata dai precedenti governi. Cioè si dà al Sud quanto già era del Sud: fanno il deserto e lo chiamano pace.

 Ma per il panzerotto di traverso non è finita. Grazie a una ulteriore violazione della legge. Non solo doveva andare l’80 per cento al Sud, ma doveva aggiungersi alla normale spesa dello Stato. Manco per li cani: si fanno i Patti col Sud per dargli i soldi che danno, chessò, alla Lombardia o al Veneto ma senza né patti né fanfare. E senza neanche panzerotti per grazia ricevuta. Però l’Emiliano Furioso ha dovuto cedere e baresemente prenderseli sùbito (o quasi) altrimenti perdeva anche quelli. Del resto, se Emiliano ha ragione ma anche il torto di mettersi a fare l’anti-Renzi (e non solo a difesa del Sud), non c’è panzerotto che tenga. Né può credere che Renzi faccia la mammoletta anche se va mezzo quintale in meno. Con danni per quel terzo incomodo che è la Puglia. 

 Il fatto è che l’atto d’accusa a un certo modo di essere Sud non è del tutto campato in aria benché sia un film già visto. Quei soldi il Sud non sa spenderli. Quei soldi il Sud li spende male favorendo, invece che lo sviluppo, amici e clienti. Quei soldi (soprattutto gli europei) il Sud li spende in ritardo e spesso li perde. E’ vero che l’Emiliano Furioso obietta che la Puglia è una eccezione, ma insomma mezzo capo di imputazione ci sta. Anzi, visto che ci siamo, ora la Puglia non li spenda solo con gli incentivi alle imprese o, come si dice, a pioggia. Li spenda soprattutto per ciò che rimane sul territorio: diciamo le infrastrutture. Gli incentivi, seppur utili, possono svanire. Un treno o una strada o un depuratore no.

 Che il panzerotto segni la svolta di un governo che si ricordi anche del Sud, con tutti i mal di pancia lo si aspetta e spera. Diciamo che prima non c’era neanche il panzerotto. Ma che i nostri non si affidino solo alla ineffabile cucina locale, lo si spera altrettanto. A Bari i ministri sono stati portati anche in adorazione delle “sgagliozze” (grano duro fritto) come altra gloria locale, o della mitica focaccia con birra manco fossero un museo o un’opera d’arte. Così si va a finire alle fornacelle come politica culturale, con i bei risultati visti. Occorre alzare la voce oltre che riempire i piatti. Tanto più che neanche lo stesso panzerotto fa miracoli, dato che a firmare il Patto si vocifera che ci sarà De Vincenzi non Renzi. Peggio di una bestemmia in chiesa. Come dire, il panzerotto è un piatto caldo, ma la vendetta è un piatto freddo.