Chi ben invecchia campa cent’anni

Domenica 29 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Che Nicola Simonetti sia persona informata dei fatti quando si parla di anzianità, non ci sono dubbi. Non per niente veleggia verso i 90, anche se non vuole troppa pubblicità. Lui è uno di quelli tipo “scusi, anziano sarà lei”. Ma tanto la sua età nessuno gliela darebbe mai incontrandolo ancòra, per esempio, da un aeroporto all’altro, da un congresso all’altro. E però è da premio Nobel per competenza quando scrive “abc ben invecchiamo così” col quale ci rivela segreti di longevità che fanno comodo a tutti. Perché questo suo libro (Adda ed., pag. 190, 15 euro) è un “saper come” per chiunque fosse interessato a entrare nel Club dei Centenari. Anzi, come aggiunge, è un “dizionario anti-age”, che è la stessa cosa. Con la tecnica appunto dell’alfabeto, ve lo dico parola per parola.

 Essendo Simonetti studioso e divulgatore da decenni prestigioso per queste pagine, le sue istruzioni per l’uso degli anni non sono come certe interviste a grandi e piccoli ottuagenari cui chiedono come hanno fatto. Con risposte che vanno da chi dice di aver sempre bevuto vino, chi ha ruminato solo verdure, chi ha fatto sesso come un coniglio. In questo libro siamo alla scienza non al cabaret. Un attestato è anche la prefazione di Umberto Veronesi, già novantenne reo confesso di non piangersi addosso ma di stare ogni giorno a progettarne una. Come dire: ho troppi interessi, non ho tempo di invecchiare.

 E però, e però. L’Italia è il Paese che campa di più al mondo dopo il Giappone. Ma il Giappone fa dei suoi anziani un tesoro nazionale vivente. Mentre uno dei misteri gloriosi d’Italia (diciamo così) è che è tutt’altro che un Paese per vecchi, essendo invece solo 37mo al mondo per come li tratta. E lasciamo stare le pensioni in gran parte di sopravvivenza e tanto più immutabili quanto più discusse. Ma gli è che tutto il sistema della salute non è un esempio di buona salute per chi, checché se ne svicoli, anziano è, ancorché da esposizione. Dice niente l’altro nostro primato mondiale di più badanti (private) che infermieri (pubblici)? Anche perché se continua così con le culle vuote, fra poco saremo anche un Paese più di nonni che di nipoti. Con un 2050 di ultra65enni doppi rispetto ai bambini.

 Il pregio del libro è comunque non farci venire la depressione ma accompagnarci con gioia nella bellezza della terza età per aiutarci a capirci meglio e a durare più a lungo. Conosci te stesso alla Socrate per arrivare possibilmente alla quinta età, quella con obiettivo 100. Senza leggerezze fuori posto ma anche senza rinunce altrettanto fuori posto. Non bisogna essere né “kidult” (ventenni ritardati) né candele spente anticipate. Leggendo il proprio corpo, interpretando i sintomi, sapendo cosa fare e cosa non fare, dandosi uno stile di vita. Fra alimentazione adeguata, farmaci altrettanto e movimento fisico pure. Fra cautele e, perché no, slanci. Ricordando sempre però la saggezza delle sacre scritture, c’è un tempo per tutto.

     Che Simonetti sia il Caronte più accreditato per accompagnarci in questo invecchiamento attivo e non infelice, lo dimostrano la sua riconosciuta competenza (non solo in materia), il suo umanesimo di medico, la sua capacità di farsi capire anche da zia Maria, con tutto il rispetto. Sapendo in ogni caso che invecchiamenti infelici ci sono anche, purtroppo. Quelli delle malattie debilitanti, della fatica delle lunghe assistenze, delle mancate assistenze, degli abbandoni familiari, dei non autosufficienti, di chi non ha i mezzi e di chi non ce la fa nella cupa dimenticanza del Paese. L’invecchiamento che può esplodere in drammi di cronaca che ci sorprendono solo per la nostra indifferenza. Perché ci disinteressiamo troppo di cosa c’è dietro quella porta.

 Anche per tutto questo non è cattiva idea darsi una mossa e fare una puntatina dalle nostre parti, nel Sud del triangolo della lunga vita, quel Cilento della Castellabate del film “Benvenuti al Sud”. Dove non spacciano elisir ma ricette molto antiche che, guarda guarda, hanno a che fare con la dieta mediterranea, e non solo. Anche con la dieta sociale di un ambiente sano, di legami umani altrove perduti, di borghi sospesi fra acqua e terra. Dove c’è un covo di impuniti centenari e sub-centenari. E dove continuano ad arrivare ancòra da tutto il mondo stropicciandosi gli occhi per rubargli anima e anni. E non sarebbe male (per loro) anche una passeggiata nel Subappennino dauno. 

 Volessero però ottimizzare, basta che leggano questo libro. Ci parla anche della vampiroterapia (c’è, c’è), della macchina dell’immortalità, della criobiologia per ibernarci: tutte tecniche per diventare Matusalemme. Ma è soprattutto una guida per indossare la propria età e farlo bene.