ALMODOVAR Adelante Pedro ! Con< Julieta > torna alla grande

Lunedì 30 maggio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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JULIETA – di Pedro Almodovar. Interpreti: Emma Suarez, Adriana Ugarte, Daniele Grao. Drammatico, Spagna, 2016. Durata: 1h 39 minuti.

 

 Metti una donna nelle mani di Almodovar, e te ne farà un gioiello. Mani cinematografiche, ovviamente. Come conferma questa sua ultima Julieta. Benché stavolta il regista spagnolo prenda in contropiede anche se stesso. Non più il colorato, trasgressivo, sulfureo gusto pop che conosciamo. Ma il suo lato tragico, un mondo triste con la solita ineguagliabile capacità di scandaglio nell’animo femminile.

 Questo è un film sul senso di colpa, sul Fato e sul Destino. Non per nulla la protagonista è una docente di letteratura classica, che insegna ai suoi ragazzi come il Fato portò Ulisse da Calipso e il Destino lo riportò a Itaca. Una metafora che riguarda anche lei. E’ il Fato che le ha fatto perdere la figlia Antìa, sparita da tredici anni senza che lei sappia perché e come. Finché un giorno, rinunciando a un amore della sua vita, decide di mettersene alla caccia.

 Comincia così un lungo tragitto nel suo passato, un flashback fra malinconia di ricordi e la convinzione di essere stata la responsabile di tutto. Cominciando dalla morte del marito, il pescatore galiziano Xoan, scomparso in una tempesta in mare dopo una lite di gelosia con lei. Ciò che Antìa può non averle perdonato. E poi il triste ritorno a Madrid, dove, invece di andare in Portogallo a rifarsi una vita, fa un incontro che la ripiomba nella sua, nei suoi fantasmi, nei suoi incubi.

 E’ un thriller psicologico dalla tensione costante, una continua resa dei conti col dolore che però Julieta vuole guardare in faccia fino all’ultimo. Pur non sapendo mai se il Destino la riporterà a ritrovare Antìa. Se riavrà la sua Itaca. Un tono da tragedia greca. Anzi “un drama seco, sin gritos”, un dramma asciutto, senza strepiti, come lo ha definito lo stesso Almodovar. Con gli intensi primi piani, con i suoi amati colori rossi, con musiche alla Hitchcock, con solo qualche impalpabile cedimento.

 L’unico suo guizzo all’antica (concesso) è per sbatterci in faccia che spesso ogni nostra gioia nasce dalla sofferenza altrui. A cominciare dalla magistrale scena iniziale, quando su un treno Julieta conosce il futuro marito e non dà retta a un viaggiatore che ritiene molesto ma cerca solo un appiglio per non suicidarsi come poi fa.

 Per la prima volta col regista in questa sua ventesima opera, Emma Suarez (Julieta 50enne) e Adriana Ugarte (Julieta giovane) si muovono già come sue vecchie eroine. Sembra di contorno la domestica di casa (Rossy de Palma), ma beffardamente è un personaggio chiave. Tratto da tre racconti della premio Nobel canadese Alice Munro, il film è tutt’altro che senza speranza come può apparire. A cominciare da Almodovar, il quale a 66 anni dimostra che non è mai troppo tardi per ridiventare maestro.