Se sei più povero ti pago anc̣ra meno

Venerd́ 10 giugno 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Le strade dell’inferno sono lastricate delle migliori intenzioni. Dunque, volete sapere qual è il segreto per far sviluppare di più il Sud? Che qualcuno ne abbia la formula magica, è già un  miracolo da far arrossire metà di quelli di santa romana chiesa. Che non l’abbia rivelata finora, è un peccato peggiore di quelli di tutti i Belzebù del mondo. Finché scopri che la novità è più stagionata di un formaggio scaduto. Riducetegli i salari, e il Sud crescerà. Anzi non solo il Sud, cresceranno sia il Sud che il Nord.

 Siccome a dirlo non sono Pinco qualsiasi, bisogna andare a capire. Lo studio è opera di tre big che ne hanno parlato al Festival dell’economia di Trento: Andrea Ichino (istituto universitario europeo di Firenze), Enrico Moretti (docente all’università della California), Tito Boeri (presidente dell’Inps). Allora: oggi in Italia c’è una eguaglianza nominale dei salari al Nord e al Sud. Nominale significa la stessa cifra grazie ai contratti nazionali di lavoro. Ma se è nominale, l’eguaglianza non è reale. Perché, a parità di busta paga, il Rossi di Milano ha un potere di acquisto inferiore all’Esposito di Napoli a causa del costo più alto delle case dalle sue parti.

 Prima osservazione. Già il fatto che si parli solo del costo delle case è segno di onestà, visti gli inganni delle cifre del costo della vita. Che si ritiene in generale più alto al Nord, ma non lo si calcola mai a parità di prodotto e di punti vendita (come ha accertato la stessa Istat). Se al Sud comprano un televisore abbattuto e al Nord uno superaccessoriato, non se ne può confrontare il prezzo. E se al Sud lo comprano in un negozio di periferia mentre al Nord vanno in uno chic del centro, il confronto è egualmente sbagliato. Ma per le case, no. O così pare.

 Salari al Sud più bassi sarebbero allora cosa buona e giusta. Anzitutto perché sarebbero in linea con la più bassa produttività del lavoro al Sud (all’ingrosso, produttività vuol dire quanto si produce nella stessa unità di tempo, diciamo un’ora: al Sud di meno). Poi perché se sono come quelli del Nord provocano disoccupazione perché le aziende non assumono, o lavoro nero perché le aziende non possono pagarli. Il contrario avverrebbe con una contrattazione non più nazionale ma locale che riducesse questi salari al Sud, incentivando le aziende ad assumere. A questo punto l’idea di guadagnare di più al Nord sarebbe così irresistibile da far ripartire l’emigrazione dal Sud verso il Nord allentando anche la pressione dei disoccupati al Sud. Mobilità considerata un bene. Anzi auspicabile.

 Sembra una selezione della specie: se sei brutto, sporco e cattivo non cerco di migliorarti ma ti elimino. Come condannare un Paese povero a restare povero. Senza che si capisca il vantaggio per il ricco, se non nel nostro caso quello di un Nord dove gli emigrati sarebbero anche consumatori. Mentre al Sud i consumi si ridurrebbero quanto i salari. Tranne che la trovata non porti al Sud un tale aumento dell’occupazione da far crescere anche i consumi oltre che finire nel Guiness dei primati.

 Ma non è che i tre proponenti siano nati ieri. Dandogli atto della loro precisazione: questi sono i dati, e queste sono le conclusioni puramente matematiche. Non facciamo né ideologia né politica. Né riproponiamo le gabbie salariali, che significa riduzione preventiva e sistematica al Sud al di là, appunto, dei dati. Il primo dei quali è la sopradetta minore produttività. Partendo dalla quale si può andare oltre le cifre.

 Allora è più ostinata dell’ottimismo di Antonio Conte l’idea che la minore produttività sia colpa solo dei lavoratori e vada fatta pagare solo a loro. Senza mai considerare come un’azienda è condotta e in quali condizioni opera. Se per caso la minore produttività non derivi anche da come un territorio è attrezzato, dalle sue strade, dalla formazione, dalla pubblica amministrazione. E senza considerare la madre di tutte le obiezioni. Non essendo affatto vero che, a parità di contratto, l’Esposito di Napoli guadagni quanto il Rossi di Milano, visto che questo può beneficiare di integrativi aziendali che l’Esposito si può solo sognare altrimenti che Esposito sarebbe.

 Conclusioni. Neanche in economia due più due fa sempre quattro, anzi meno che mai in economia, anzi meno che mai in Italia. Lo sanno anche i tre studiosi. Consapevoli che le aziende sono attirate più dagli sgravi fiscali che dalla riduzione dei salari (altrimenti a chi vendono le loro merci?). E consapevoli che per uscire dal sottosviluppo ci vogliono mezzi alla pari e non solo soldi in meno ai lavoratori, altrimenti i Paesi più arretrati che pagano appunto meno sarebbero in realtà i più ricchi. Se è vero che parlare di salari minori tocca un nervo scoperto, è tanto più vero che toccarlo sapendolo è da cartellino rosso calcistico. E che col Sud si gira sempre attorno per continuare a farlo partire ad handicap.