Il peggior divieto di inizio estate

Sabato 11 giugno 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dimmi che divieto metti, ti dirò che estate sei. Non hanno fatto in tempo ad arrivare i primi caldi che sono partite le prime legittime difese contro le prime illegittime teste calde. Oramai un film già visto da anni. Protezione civile soprattutto dove la movida, cioè il divertimento serale, è scambiato per uno spettacolo di gladiatori al Colosseo. Ma mai a memoria di donna e di uomo era capitata una proibizione come quella di questi giorni a Rimini. Roba che tremano le dita sul computer solo a digitarla. E che bisogna rivelare con una cautela maggiore di quella necessaria con i tipi alla Noordin, il malese venuto a Bari promettendo lo scudetto di calcio e poi sparito insieme al bonifico molto più atteso di lui.

 ECCESSI AL BANDO Se siete pronti e il cuore regge al colpo, ecco allora di cosa è stata capace la perversione umana nella capitale balneare della Romagna. Ebbene in quella città dolente di perduta gente hanno imposto l’ordine di vendere solo birra calda nelle ore del divertimento serale anzi notturno. Birra calda è come bestemmiare in una sacrestia, come andare in jeans e infradito al Casinò di Montecarlo, come dare una pacca sulla spalla alla regina Elisabetta di Inghilterra, come dire a Renzi di stringere la mano a Emiliano, come parlare male della mamma di papa Francesco.

 Già ci sono quelli secondo i quali se ne vanno all’altro mondo sempre i migliori ma mai chi beve la birra nei bicchieri di plastica. E già ci sono quelli secondo i quali bere birra analcolica è come ascoltare un film porno alla radio. Andate ora a parlare di birra calda a quei panzoni che sul lungomare di Bari si fanno la passatella a base di birra, anzi di “bocce” come le chiamano loro, quelle che poi vedi inesorabilmente allineate sul parapetto come reduci in una sfilata militare (perché poco rispettoso per le loro spoglie sarebbe buttarle nella fossa comune dei rifiuti). Andate a parlare di birra calda a quelli che in una mano hanno la bottiglia e nell’altra una focaccia (questa sì calda) addentata con più voluttà di una uscita con Monica Bellucci. Andate a parlare di birra calda a tutti quelli della pizza e birra: è come mangiare il polpo crudo con la forchetta, o la pasta al forno tagliandola col coltello, o le ciliegie senza il risucchio, o gli spaghetti con la mostarda tipo l’Alberto Sordi (poi pentito) di “Un americano a Roma”. E’ vero che solo alla morte non c’è rimedio, ma una birra calda è da trauma permanente e incurabile. Pensa che non fa fare neanche il ruttino.

 Di fronte all’imposizione del Comune di Rimini, anche il nazismo sarebbe stato un movimento di benefattori. L’intento è evitare che soprattutto i minorenni se ne scolino tante che per riportarli a casa ci voglia il 118. E riguarda la ridda di localini “solo birra” pullulati nei paraggi del mare, e a prezzi stracciati anche. Con multe fra i 300 e i 500 euro per bagnare le polveri di chi è ad accensione più rapida. Una mossa scacchistica del cavallo che, non riuscendo a colpire l’oggetto oscuro (anzi biondo) del desiderio, colpisce gli innocenti frigoriferi complici forzati di una crociata dalla crudeltà senza pari nella storia. Sapendo che quando si dice che la birra è la prova che Dio ci ama, è improbabile che la si pensi calda. E ricordando l’indimenticabile saggezza di uno scomparso allenatore di calcio come il serbo Vujadin Boskov, il quale a modo suo diceva che se uomo ama donna più di birra gelata davanti a tv con finale di Champions forse vero amore, ma non vero uomo. Discutibile la concezione sentimentale, fuori discussione la birra gelata.

ALCOLICI E ZOCCOLI Ma Rimini è solo la prima di una prevedibile (ma mai altrettanto abietta) emergenza anti-estate. A Lucca e Parma è vietato consumare alcolici in strada nel centro storico, qualcosa che deve esserci anche nelle città di Puglia ma più violata di un divieto di fumare in ospedale. Poi c’è l’anti-terrorismo a difesa di chi spera che una vacanza sia silenziosa come un convento di clarisse. A Capri si multava (o si minacciava all’italiana) chi girava con zoccoli di legno facendo più fracasso di una band di percussionisti giapponesi. E a Parigi esistono i “Pierrot de la nuit” (quanto sono chic i francesi), cioè attori, ballerini e “soffiatrici” che mormorano versi di invito alla quiete nelle orecchie dei nottambuli ad alto tasso di decibel. Inimmaginabile che ci provino da noi, diciamo gente più spiccia e meno chic.

 Ma quanto più la contraerea verso gli eccessi dell’estate va avanti, tanto più sale l’orrore per la birra calda. Come si potrebbe più dire (con lo scrittore Charles Bukovski) che la birra è un flusso di sangue, un’amante continua? Perché se chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere, sentire parlare di birra calda è peggio. La birra farà pure gonfiare il ventre come un boiler, ma una birra calda non la vorrebbe neanche uno scaldabagno.