Xilella e compagni l’importante è non decidere

Venerdì 17 giugno 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Chi decide è perduto. Fossimo la Xylella fastidiosa, andremmo a festeggiare con tutti i batteri parenti e amici anche dopo l’ultima sentenza della Corte di giustizia europea. La quale ordina di tagliare gli ulivi pugliesi infetti e quelli sani che hanno la sfortuna di aggirarsi entro i cento metri. Ma ormai si è capito che vige la legge degli opposti e dei contrari. Quanto più si ordina di fare qualcosa, tanto più non la si fa. Tanto da sperare che non si ordini nulla proprio perché, più che decidere, si rimanda. Approfittando dei mille cavilli del Paese degli Azzeccagarbugli. E sperando democristianamente che qualcosa scenda dal cielo per risolvere tutto.

 Sono ormai più di due anni che va così contro la Xylella. Che ovviamente non si fa pregare per allargarsi senza ostacoli, tanto da essere passata dal Salento al Brindisino con qualche allarme dalle parti di Bari. Così per non tagliare 3mila ulivi e i loro vicini (da aggiungere ai 1600 già tagliati), se ne rischiano milioni. Ma più non si taglia, più cresce invece di ridursi un cimitero di piante che a vederlo prende al cuore. Scheletri pietrificati, un ossario che grida dolore e rabbia. E quanto più sale la domanda, ma insomma che si fa?, tanto più si cercano scuse e si architettano ricorsi. Tanto che i ricorsi sono più degli ulivi da abbattere. E facendo finta di non sapere che se per quei 3mila si scatena una guerra di religione pur di prendere tempo, ogni anno in Puglia zitti zitti se ne abbattono decine se non centinaia di migliaia. E in nome della legge, essendo consentito per quelli vecchi, improduttivi, malati. Essenziale è che non sia Xylella, questione di principio.

 Che il governatore Emiliano voglia vederci chiaro, è giusto. Ma che sino all’ultimo possa salvare tutto e il contrario di tutto, è più complicato del cubo di Rubik. Che senza il paesaggio degli ulivi non ci sarebbe Puglia, è tanto vero che appunto un piccolo sacrificio non sarebbe uno scandalo proprio per salvarlo, quel paesaggio. Anche se lo stesso Emiliano poi dice che non devono diventare un’ossessione né il paesaggio né i tagli, col che si intende che l’ossessione sia solo altrui. Aggiungendo poi egli medesimo che per tutto quel paesaggio si chiederà un vincolo addirittura storico, molta parte risalendo a Federico II: ciò che comunque interessa tanto quanto alla signora Xylella. Contro la quale il governatore invoca infine una lotta di popolo evidentemente non fidandosi troppo della lotta degli scienziati.

 Così andando le cose, la suddetta Xylella continua a brindare. Tanto, invece di trovarsi addosso una motosega, si convoca un’altra riunione. E mentre la lotta di popolo sembra l’”andava combattendo ed era morto” dell’Orlando innamorato, visto che le mitiche buone pratiche agricole dovevano precedere la Xylella non seguirla. In un panorama in cui è inutile continuare a raccontarsi storie. Dominato dall’olio lampante più che dall’olio d’oliva. Con agricoltori spesso anziani e soli. Con troppi proprietari dediti alle piante nel tempo rimanente da un altro lavoro. Ma anche con 270mila imprese che esportano olio per oltre 100 milioni l’anno. Mentre la stessa Corte europea deve aver annusato italica aria dato che da un lato impone il taglio, dall’altro specifica almeno fino a prova contraria della scienza. Alla Ponzio Pilato: sbrigatevela voi. Ovvero non sbrigatevela.

 Ma chi decide è perduto in Puglia non solo con la Xylella. E’ vero che se le cose fossero semplici, non ci vorrebbero né governi né governatori. Ma per esempio il Tap, il tubo che deve portare il gas dall’Azerbaigian sulle coste dello stesso Salento. In un paradiso di turisti più che di tubi, tanto da chiedersi perché proprio là ma anche perché no visto che sarà un tubo che nessuno vedrà. Ma mentre così si tubeggia, i lavori procedono sia pure fra raffiche di ricorsi ad altezza d’uomo. Col rischio che finisca come a Brindisi col famoso rigassificatore tanto stremato di ricorsi che alla fine il rigassificatore è scappato via ma con guasti peggiori del cantiere lasciato a mezza cottura.

 E che dire dell’altrettanto guerreggiata statale 275 fra Maglie e Leuca primatista mondiale di ricorsi contro? Tanto da far dire al basito capo dell’anticorruzione nazionale, Cantone, che dopo trent’anni veda l’Anas se è più il caso, perché anche i progetti invecchiano: il che sarebbe l’ennesima non decisione più che decisione. Con soldi persi, se significasse ancòra qualcosa in Italia. Dato che sono più di due miliardi quelli pronti per tutte le grandi opere bloccate di Puglia fra strade, ferrovie, porti, dighe, fognature e cotillons. Quei due miliardi non sono cosa loro col fatalismo che non ce ne importa niente. Sono cosa nostra di lavoro per i nostri figli che non vadano via. Ogni cantiere più chiacchierato che aperto è la sconfitta di una regione che non dovrebbe avere la faccia tosta di prendersela chissà con chi.