Ma guarda questo Sud che fa l’ Islanda

Venerdý 1 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Che sia una notizia, lo è. Certo non capita ogni giorno di sapere che il Sud cresce più del Nord, finora più improbabile di un Dracula vegetariano. E invece questo ha comunicato l’Istat, l’istituto di statistica, per il 2015. Un aumento della ricchezza prodotta dell’1 per cento, uguale al Nordovest ma superiore allo 0,8 del Nordest e allo 0,3 del Centro. Ma non è finita. Aggiungici una crescita dell’occupazione (1 per cento, 100mila nuovi posti ) quadrupla rispetto al Nordest e doppia rispetto a Nord e Centro. Qualcuno si farà i conti a casa sua per vedere se è vero. Ma che l’annuncio possa mettere un po’ di buonumore, non lo potrebbe negare neanche una faccia allegra come l’ex sindaco Fassino detto Cipresso.

 L’ultima volta che avvenne, correvano gli anni tra fine ’90 e Duemila. Anche allora sorpresa come se si vedesse la regina Elisabetta in bikini. Anche allora la domanda, come mai? Anche allora l’altra domanda, ma durerà? Non durò. A parte il fatto che anche se ora continuasse così, di anni ce ne vorranno 14 per recuperare il reddito perso negli ultimi sette. E lasciamo stare quanti ce ne vorrebbero per avvicinare il Nord, essendo al momento più facile una passeggiata su Plutone.

 Sono solo dubbi e non pianti addosso tenendo conto anche di chi ha fatto l’impresa, ovviamente con tutto il rispetto e lo spumante stappato. Anzitutto grazie all’agricoltura (più 7,3 per cento), poi a commercio, trasporti e comunicazioni (più 2,7), meno alle costruzioni peraltro semiparalizzate nell’attesa di decifrare la misteriosa lingua del nuovo codice degli appalti. Ma è ferma l’industria. E se è ferma l’industria, la doccia è più fredda della caduta di quel somaro di Valentino Rossi all’ultimo Gp. Ed è come se il divario col Nord fosse aumentato invece che diminuito, perché è l’industria a dare il maggior valore aggiunto, cioè il maggior utile. E se industria ferma al Sud significa soprattutto crisi dell’Ilva, significa anche meno tecnologia, meno innovazione, meno spinta per tutto il resto. Meno prospettiva.

 Ma non è che il boom dell’agricoltura sia nato sotto un cavolo. E’ al Sud il maggior numero di nuove aziende agricole giovanili. E’ la riscoperta dei campi la prima scommessa per i ragazzi che sempre più numerosi tornano al Sud dal Nord. E’ l’agroalimentare a conquistare i mercati di chi ama il made in Italy. Ed è l’agroalimentare ad attirare a Sud sempre più turisti soprattutto stranieri, quelli che si lamentano di tornarsene ingrassati perché si mangia da dio. E quelli che scelgono sempre più il Sud anche perché ce li scarica come mai in passato il basso prezzo dei voli low cost. Spiegando appunto anche col turismo le cifre dell’Istat.

 L’agricoltura è però più instabile di un’estate atlantica. E se per difendere gli alti alberi di ciliegie dalle grandinate non si possono mettere i tendoni come per l’uva, quest’anno c’è anche il prezzo del grano crollato quasi alla metà. Ma bisogna convincersi che anche il mercato dell’agricoltura è mercato. E che non si può sempre difenderlo con aiuti e provvidenze spesso istigazione a vivacchiare senza modernizzare come invece molti fanno. Dice niente la Xylella?

 Poi le buone notizie dal fronte Sud si spiegano anche perché la crisi è come il pallone: quando tocca terra, rimbalza. E si spiegano con i fondi europei, perché nel 2015 si è chiuso il ciclo 2007-2013 e non si poteva spenderli più in là a rischio perdita. Mentre quest’anno il nuovo ciclo non muoverà ancòra foglia. Mentre gli incentivi alle assunzioni si dimezzano e non c’è risposta alla richiesta di conservarli almeno al Sud, ciò che sarebbe cosa buona e giusta. Mentre gli investimenti pubblici e privati nicchiano, sia pure con incoraggianti eccezioni e sia pure con una Puglia quinta in Italia e prima al Sud nella capacità di attrarli (grazie anche alla Regione che ci mette di proprio per dirottarli qui). E mentre tutto il piano strategico per rilanciare il Sud è affidato a quei Patti che messi insieme non fanno una mezza somma.

 Comunque, battuta alla Catalano, meglio crescere che decrescere. Confermando però che senza industria non si va da nessuna parte, come non capiscono tutti i grilli parlanti del “no” secondo i quali anche un capannone è il demonio. Come farebbero bene a capire tutti quelli che vagheggiano un Sud soltanto a sole e mare. Tutti quelli che vorrebbero i meridionali solo come buoni selvaggi dai quali andare per le due settimane di vacanza tutto compreso.

 Il rischio ora è che qualche bontempone concluda che, se il Sud è capace di fare come l’Islanda che batte l’Inghilterra, continui a sbrigarsela per conto suo. Mentre proprio ora si dovrebbe capire che quello del Sud è tutt’altro che un destino segnato. Che il Sud è tutt’altro che immobile. E che merita attenzione, andiamo a vedere, dovesse contenere il segreto per far crescere tutta l’Italia.