Si scrive < No Euro > Si legge Cuccagna

Venerd́ 8 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Usciamo, usciamo. Voler lasciare l’Europa sembra più alla moda dei tatuaggi ovunque. Indicando l’Unione come causa di tutti i mali, fossero anche le insolazioni di stagione. Ciò che in Italia ricorda il federalismo spacciato invece come soluzione di tutti i mali. Finché si è scoperto che portava solo all’aumento delle tasse e alla moltiplicazione della spesa pubblica. Ma in tempi di tanto malessere mondiale, c’è sempre qualcuno pronto a contrabbandare soluzioni semplici e pronte all’uso. Se questa è l’aria, se l’addio di Londra era ritenuto improbabile come lo era la candidatura di Trump alla presidenza americana, staremo a vedere cosa succederà ora nelle elezioni degli Stati Uniti.

 Dice: ma il popolo è sovrano. Si tratta di capire cosa significa. Il popolo è sovrano anche se gli chiedi se vuole lo stipendio senza lavorare: risponderà sì. Il popolo rispose Barabba, che magari gli somigliava di più, anche quando gli chiesero se era meglio salvarlo al posto di Gesù, tipo troppo faticoso per gli impegni che chiedeva e troppo fumoso con quella vita eterna che prometteva. Il tutto ricorda i vecchi comizi zeppi di paroloni, di applausi a comando e di “sta bene all’onorevole” finché partiva la domanda di chi ci aveva capito ben poco: ma di ferie ha parlato?

 Però la materia è più scivolosa di una saponetta. Col rischio di spocchia antidemocratica e intellettuale, benché già un Platone odiasse la democrazia come “governo dei molti” dominio dell’ignoranza. Così ogni voto vale quanto quello di chiunque altro. Voti che si contano e non si pesano specie in certi referendum con risposta secca fra bianco o nero dimenticando che la vita è tutta una sfumatura. Il fatto è che bisognerebbe sapere di più e non è che l’Europa si sia sprecata per rimediare al suo basso gradimento. Figuriamoci se è simboleggiata da una Merkel. Né si può capire di più da un belluino talk show televisivo. Dove dire che si stava meglio al tempo della lira è più popolare (appunto) di Checco Zalone.

 Ma davvero si stava meglio al tempo della lira? O non si sono create al tempo della lira le condizioni per stare peggio al tempo dell’euro? Premessa: l’euro è stato capace di essere più antipatico dell’allenatore portoghese Mourinho. E chi vuole uscirci lo accusa anzitutto di aver ridotto mezza Europa alla fame con quella austerità che obbliga a chiedere il permesso a Bruxelles anche per riparare il marciapiede sotto casa. Austerità alla tedesca, quelli che considerano ogni spesa un peccato mortale.

 Che l’austerità sia il sistema rapido per stendere anche chi ha mal di denti, non ci sono dubbi. E che per creare lavoro bisogna investire (quindi spendere) invece di taccagnare è altrettanto indubbio. Lo dicono anche premi Nobel, se non vogliamo scomodare il mitico Keynes, liberale non scandalizzato dall’intervento dello Stato. Questa è l’elasticità richiesta da Renzi: spendiamo qualcosa (qualcosa) di più ma lo recuperiamo con l’economia che si rimette in moto.

 E cosa si ripromettono di fare i fan del ritorno alla lira quanto i furbetti a caccia di successi elettorali? Poter spendere come nell’era felix della lira, altro che elasticità. Anzi stampare lire ogni volta che quei voti bisogna prenderli. Così abbiamo l’impressione che andasse meglio di ora. Ma così ci siamo caricati del terzo debito pubblico della Terra. Che stiamo facendo pagare con la disoccupazione ai nostri figli, altro che euro. Ma nessuno ce lo consentirebbe più, visto che i soldi per il debito ce li hanno prestati gli altri. E visto che anche il meno inguaiato al mondo ha ora le pezze al sedere. L’euro sarà una purga, ma è meglio di una indigestione da lira.

 Inutile andare a caccia di governi più o meno responsabili. La cuccagna italiana è stata collettiva e più condivisa di un Ferragosto al mare. Metti tante grandi aziende: hanno preferito investire in titoli di Stato i loro utili invece che in impianti e ricerca. Con rendimento più o meno garantito ma garantito. Ma con meno tasse. Con soldi chiesti alle banche invece di autofinanziarsi e bilanci tenuti in bilico per poter ottenere incentivi ed esenzioni. E con lo Stato istigatore al quale andava di lusso perché con gli incassi dei titoli poteva spendere e spandere. E prendere voti.

 Poi si è scelto l’euro per tutti. E meno male soprattutto per noi, Paese esportatore per il quale la libera circolazione delle merci è il tubo dell’ossigeno. Ma finiva la cuccagna, anche perché prima o poi ci avrebbe collassati pure senza euro. Ora si vuole tornare a ostriche e champagne. E’ vero che chi ci ha guadagnato di più è la truce Germania. Ma è anche vero che i prepotenti ci sono perché ci sono i remissivi. Soprattutto i giovani dovrebbero capire che una resurrezione della lira sarebbe una seconda condanna a morte per il loro futuro. Ma i giovani sono quelli che vanno meno a votare, e allora tutto può succedere. Specie il peggio.