Tutta la vita è calcio di rigore

Sabato 8 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Il genio italiano di trasformare tutto in farsa. Vedi questi calci di rigore alla Germania agli Europei di calcio. Rigori che, sia chiaro, tutti possono sbagliare: compreso il mitico Messi che così ha fatto perdere l’ennesima Coppa America alla sua Argentina. Compreso il quasi altrettanto mitico Roberto Baggio, che sparacchiò quello decisivo contro il Brasile nella finale mondiale 1994 negli Stati Uniti. Ma c’è anche l’ultimo che quel titolo mondiale ce lo dette contro la Francia: tirato da un Grosso non così mitico ma più secchione. Del resto, si sa che i rigori sono una scommessa. E lo ha cantato Francesco De Gregori: Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore/non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore/un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

  ZAZA, PELLE’ E DINTORNI Ma un giocatore lo vedi anche dal modo in cui lo sbaglia, questo calcio di rigore. E ci vuole follia alla Caravaggio e buffoneria alla Pulcinella per sbagliarlo come lo hanno sbagliato Pellè e Zaza, attaccanti e non scarponi di difensori. Accidenti ai terroni che sono. E accidenti a loro anche se poi sono stati i primi con la lacrima sul viso. Ma non puoi pentirti fuori tempo massimo se vai a sfidare quel ghiaccio vivente di Neuer che prende il mondo a pesci in faccia e si pianta lì come un King Kong.

 Così il primo si è messo a provocare mimando una roba da bari come il tiro a cucchiaio, che per un portiere è peggio che insultare la madre. Il secondo ha sbruffoneggiato 18 passi di danza arrivando sul pallone talmente zompettante e sgalettato da far dire a Bolle, primo ballerino della Scala, che è meglio se la prossima volta si scambiano i ruoli. Mentre non ha mancato di bagnarci il pane (sono stati i peggiori rigori nella storia del calcio) il francese Thierry Henry, uno al di sotto di ogni sospetto avendo rubato con un gol di mano una qualificazione mondiale all’Irlanda. Ma anche Viky Varga, lo schianto di fidanzata du Pellè (detto alla salentina) è sbottata in un “lo sapevo, lo sapevo, è un…” essendo da censura il resto.

 Il fatto è che la vita è tutta questione di eleganza da non perdere. E che un calcio di rigore è più serio di un intervento a cuore aperto. E’ vero, come disse Maradona, che i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli. Ma una cosa è tirarli durante la partita, quando non sono ancòra una sentenza. Una cosa è tirarli nello psicodramma collettivo dopo i tempi supplementari. Quando non si capisce se il rigorista strascicante verso il dischetto è una vittima sacrificale o un giustiziere. Se abbia occhi da assassino o da condannato a morte. Con una solitudine da brividi nell’agghiacciante silenzio del pubblico. Con i compagni tutti abbracciati ma impotenti davanti al patibolo. Con chi si gira dall’altra parte schiantato dalla tensione. E quel portiere col quale il rapporto è impari perché rispetto a te ha il vantaggio di non aver nulla da perdere, si ricorda solo chi lo ha sbagliato, il rigore, non chi non lo ha parato.

 CHIACCHIERE & BAMBOLINE Col rigore la battaglia collettiva si trasforma in duello. Uno contro uno. Come in un film di Sergio Leone. Col pallone lì sulla luna di calce, il fischio dell’arbitro, la rincorsa, lo sguardo fisso all’avversario, il respiro sospeso, la finta, il tiro, il tuffo. Più crudele di un rito maya, più sacrale di un’ostia al cielo, più agghiacciante di una scena di Dario Argento, più tumultuoso di una passione, più fulminante della pistola di Clint Eastwood. Ecco perché se ci vai gesticolando sfottò o sculettando come una papera può finire a comiche finale, qual è finito a Montpellier. Uno ha ciabattato sopra la traversa come in una scapoli-ammogliati, l’altro triste triste a lato come in un vecchie glorie di beneficenza.

 Ma Pellè e Zaza non se ne facciano una malattia, non è la fine della storia. E ci riporteranno alla magia di uno fra i più intensi brividi di felicità che ci restano: il gol. Anche perché ci ha pensato il capitano Buffon a dimostrare quanto sia fragile la gloria del mondo, rischiando di precipitare dagli altari alla polvere una spedizione calcistica mai tanto beatificata come dopo una sconfitta. Il portierone si mette a dire che sono partiti come l’esercito di Franceschiello e sono tornati come una corazzata. Finendo tombato di truci insulti essendo andato a toccare un nervo scoperto della storia non solo meridionale. Con l’aggravante di non sapere ciò che diceva.

 (A dimostrazione dell’Italia della farsa, il presidente della Campania, il noto brusco De Luca, parlando della neo sindaca di Roma, Raggi, dice che la “bambolina si è imbambolata”. Attirandosi accuse di sessismo e minacce di amputazioni. Anche perché appare in questi stessi giorni su un muro cittadino la scritta “Sei bella come il rigore di Pellè”. Che, se non è sessismo, non pare neanche esattamente un complimento).