Tutte scelte contro il Sud altro che errori umani

Venerdì 15 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tu non conosci il Sud se non conosci i treni del Sud. Quelli che, per dirla ancòra col poeta Bodini, sono finiti l’altro giorno fra Corato e Andria come una bestia macellata. Quando il buon Dio ha creato il Sud, deve averlo fatto di straforo il settimo giorno in cui riposava o in un momento di distrazione. Così l’ha fatto tanto periferico che il sistema rapido per condannarlo a morte è non collegarlo. Dal Sud non ci si passa come altrove. Al Sud si va. E per andarci gli devi dare i mezzi. Molto più che nel resto di un Paese lungo e stretto per il quale il treno è più prezioso dell’ossigeno dell’aria.

 Un continente grande come gli Stati Uniti fu messo insieme quando le sue praterie cominciarono a essere solcate da quelli che i nativi pellirosse chiamavano cavalli di acciaio. Lo stesso impegno conclamò il nuovo Regno d’Italia al momento dell’unificazione, tranne poi fare l’esatto contrario. Oggi le due capitali del Sud, Bari e Napoli, non sono ancòra collegate da un unico treno perché da Foggia il binario è unico come al tempo di Garibaldi. Così a Caserta fra le carrozze risuona l’antidiluviano “signori si cambia”. Un emblema. E questo benché ci fosse un progetto dei Borbone i quali avevano già affidato i lavori alla società Melisurgo (famiglia di origine pugliese). Oggi vi si lavora all’alta capacità, nessuna confusione con l’alta velocità: significa solo e appunto doppio binario. Taglio del nastro annunciato per il 2028, anno 167mo dopo l’unità.

 Il lettore conosce la battaglia della “Gazzetta” perché la linea ferroviaria adriatica non sia figlia di un dio minore rispetto alla tirrenica. Chiacchiere e distintivo, si potrebbe dire col Robert De Niro del film “Gli intoccabili” di Brian De Palma. I solenni impegni si sono finora tradotti in un Frecciarossa fino a Bari (e per l’estate fino a Lecce) ma a velocità tutt’altro che da freccia e in orari da scoraggiare anche un Vittorio Alfieri del volli fortissimamente volli. Per non parlare di chi ardisse scendere sempre in treno lungo la jonica fino a Crotone per seguire una partita della squadra in serie A. Littorine da Far West e tempi da testamento precauzionale prima della partenza come per i letterati-viaggiatori del ‘700. Ché se poi ti incaponisci a voler andare a Roma, tre Frecciargento al giorno più un Intercity e ringrazia pure.

 Su 7300 chilometri di binario doppio in Italia, solo il 23 per cento è al Sud, che pure ha il 30 per cento della popolazione e il 40 per cento del territorio. Il rapporto si ribalta (e ci mancherebbe) per il binario unico: 44 per cento al Sud. Compreso quel tratto fra Lesina e Termoli per il quale le assicurazioni che “stiamo provvedendo” sono più tranquillizzanti di un amore di Belen. Stessa musica con la linea elettrica: 50 per cento al Nord, 28 al Sud dove si arrangiano con locomotori più inquinanti di un’Ilva. Risultato finale: di fronte alla media nazionale di 29 chilometri di rete ferroviaria per 100mila abitanti, la Puglia ne ha 20. Fa meglio a starsi zitta la Basilicata, col suo invidiabile record nazionale di Matera unica città italiana senza Ferrovie dello Stato (e una stazione abbandonata da trent’anni) benché sia capitale europea della cultura 2019.

 Allora uno dice: vedrete che si rimedierà col programma di investimenti ferroviari, quelli dello Sblocca Italia e della legge di Stabilità. Detto e fatto. Su 4.859 miliardi stanziati, al Nord ne andranno 4.799, al Sud 60. Proporzione: 98,8 per cento contro 1,2 per cento. La stessa sproporzione di spesa fra il trasporto pubblico locale (quello per i pendolari) e l’alta velocità ferroviaria (un gioiello a livello europeo ma riservato al Centro Nord più un pezzetto fino a Napoli e Salerno). Col massacro di tagli a danno delle regioni, ovviamente Sud in testa.

  Purtroppo ci voleva il tragico shock  dei 23 poveri morti dell’altro giorno per scoprire questa vergogna ai danni del Sud. Dove i treni vanno alla velocità media di 64 km orari. E cui, per non fare loro torto, occorre aggiungere le strade. A cominciare dalla mitica autostrada Salerno-Reggio Calabria, in costruzione-ricostruzione da oltre 50 anni perché pensarono bene di farla più stretta e senza corsia d’emergenza come spetta ai diversamente italiani. E con le città del Sud non collegate fra loro da aerei dovendo così passare da Roma per andare ovunque come in una comica finale. Un’altra volta parliamo dei porti.

 Non essere collegati, significa essere isolati. Essere isolati significa che le mozzarelle di Gioia potranno andare a Cosenza solo coi costi maggiori e fuori mercato del furgone frigo. Significa danni per il turismo. Significa condanna al sottosviluppo. Ma significa anche essere scoraggiati per qualsiasi cosa che il Sud voglia progettare insieme. Significa Sud diviso e inaridito, impedito nel fare massa, di accendersi di corto circuito. Il Sud è un binario unico controllato da un fax. Un binario morto e nessuno se ne importa. Anzi la geografia non è geografia ma ideologia. E’ scelta per tenere sotto il Sud. Un potere non un caso. Treno come mezzo politico di diseguaglianza. Così in una mattina troppo bella per morire scopriamo la causa di tutti i mali del Sud: il capostazione.