Bimbo bocciato Italia bocciata

Sabato 16 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tutta la vita in un video. Andiamo a trovarlo su U Tube: si intitola “ll sindaco e il bambino”. E’ quello sul primo cittadino di Cerignola, l’avvocato Franco Metta, che rimprovera un ragazzino di 8 anni il quale gli aveva detto di essere stato bocciato a scuola con la stessa allegria di uno che sta andando al mare (come la “Gazzetta” ha scritto giorni fa). Giornalisticamente, doppia notizia. Prima: essere stato bocciato alla scuola elementare. Seconda: essere stato redarguito perché non si deve fare. Non si deve farsi bocciare, non che una scuola elementare seria, anzi un Paese serio, non dovrebbe bocciare alle elementari. Perché se si è bocciati a 8 anni, la colpa non è mai di uno di 8 anni e ad essere bocciati dovrebbero essere altri. Questo detto da chi pur ritiene che poco ci sia di così educativo come la sanzione.

 IL SINDACO DI CERIGNOLA Ma invece di metterla su questo piano, si è imposto lo spettacolo. Col sindaco nei panni di un Lino Banfi più forzuto. Il quale all’inaugurazione di un parco giochi si è sentito rispondere così da uno dei piccoli presenti cui aveva chiesto come era andato a scuola. Ciò che, sia chiaro, avrebbe fatto qualsiasi Nonno Libero del mondo, sia pure senza la fascia tricolore. Ma è stata la risposta tutt’altro che pentita del reo a scatenare tanto l’anziano indignato quanto, dicono, il suo piglio spiccio di ex missino, anzi ex rautiano.

 Così il nostro giustiziere dell’antico scomparso buonsenso ha anzitutto scelto un purissimo dialetto locale ancorché nella patria di Zingarelli padre del vocabolario italiano. E poi ha inforcato un tono tanto paternalistico quanto deciso nel dire al suo potenziale nipote di guardarlo in faccia. Nel chiedergli se non è scemo. Nell’aggiungere che gli altri diventeranno qualcuno e lui nessuno. E nel concludere che se non studia andrà a casa sua e gli spezzerà le gambe. Poi, quando lo ha visto piangere, se lo è tenuto accarezzato per tutto il resto del tempo pur avendolo colto passare disinvoltamente dal pianto ad uno scambio secco di parolacce con gli altri. (Errata corrige: invece che scemo, ha detto “t’rmon”, in italiano “trimone”, mitico termine sdoganato dal governatore pugliese Emiliano e dal significato polivalente ma non rassicurante).

 Apriti cielo nell’Italia politicamente corretta sempre pronta a bacchettare chi dice pane al pane invece di far finta. E che si è scandalizzata per il modo (certo eccessivo) invece di apprezzare il contenuto. Tanto più che questo sindaco sceriffo ha ammesso l’impeto ma non si è affatto pentito, ricordando il padre maestro elementare e lui cresciuto così. Aggiungendo che se non lo avesse fatto non avrebbe dormito, e che la morale tanto al chilo la lascia agli ipocriti.

 FIGLI E FIGLIASTRI Forse deraglierà a querela nell’altrettanto italico clima di un Paese capace di passare dalla saggezza paesana alla follia collettiva. E chissà che il padre bracciante disoccupato del piccolo non finisca per coltivare il quarto d’ora di celebrità di avvocati e azzeccagarbugli già pronti all’uso invece di capire perché il suo “pezzo di cuore” sia stato bocciato.

 A otto anni, sia chiaro, non si hanno colpe, non avendone (purtroppo) neanche chi a 14 ammazza i genitori. Non è la solita svenevole menata per attribuire alla società la responsabilità anche di chi sputa per terra o calpesta le aiuole. Ma se uno a 8 anni non ce la fa, o ha problemi di crescita, e allora la bocciatura punto e basta non lo farà certo crescere. O ha problemi di provenienza, e allora è lì che bisogna andare a capire (ciò di cui a bocce ferme farebbe bene a preoccuparsi anche il sindaco).

 Riemerge qui la consueta storia del minor rendimento degli studenti meridionali ogni volta che si fa una classifica per vedere se è più bravo il Nord o il Sud. Come se al Sud fossero somari per geografia. Poi però vai a vedere quanti bambini hanno potuto frequentare asili pubblici a Pavia e quanti a Crotone. Quanti hanno genitori laureati e quanti no. Quanti hanno libri in casa e quanti no. Quanti possano consentirsi lezioni private e quanti no. In un Paese in cui anche l’abbandono scolastico ha figli e figliastri. In un Paese in cui si lasciano le aule dopo l’obbligo scolastico al Sud per andare a fare il ragazzo al bar e al Nord per andare a fare soldi nella fabbrica di papà. In un Paese in cui si finanziano meno le università con più fuoricorso infischiandosene se al Sud si è più fuoricorso perché bisogna pagarsi gli studi facendo la bambinaia o il pony express. In un Paese tanto generoso con le adozioni a distanza ma col provolone negli occhi di fronte al milione di suoi bambini in povertà assoluta.

 Perciò il monello di Cerignola ora faccio il bravo e studi di più. Il papà lasci perdere gli avvocati. Ma il sindaco passi dal sacro furore ai servizi sociali. Altrimenti, se tutto resta così, bisognerà capire chi è il vero “t’rimon”.