Le forzate sorprese dell’inviato nel dolore

Venerdì 22 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dal nostro inviato in Puglia. Ovvio che abbiano parlato anche del Sud quelli arrivati per raccontare il martedì di morte dei treni l’uno contro l’altro fra Andria e Corato. Passando dai soliti “eh ma il Sud”, ai meno soliti che scoprono la dignità delle code per donare il sangue e reagire alla tragedia. Dai soliti secondo cui i treni vanno a binario unico per le consuete mangiatoie del Sud, ai meno soliti che si accorgono che quasi tutta l’Italia è a binario unico. Dai soliti che alla penna preferiscono il pennello, ai meno soliti che si chiedono finalmente come mai oltre un terzo del Paese abbia meno diritti rispetto al resto dello stesso Paese. Nei trasporti come nella sanità in violazione della Costituzione che non fa differenza su dove sei nato.

 Se questo luglio è stato l’11 settembre del Sud, il problema del Sud è come il terrorismo: non si sa come affrontarlo. Così c’è chi la mette sul patetico e chi sull’indignato dopo averlo tanto ignorato. Chi addita le classi dirigenti, ciò che funziona sempre sia che si parli di politica che di temporali d’estate, ma anche sia a Spinazzola che a Gallarate. E c’è anche chi alle feste comandate si rende conto che, se il servizio ferroviario regionale ha subìto tagli ovunque, al Sud è stato letteralmente massacrato. Così c’è il nostro inviato il quale manda a dire che al Sud si acchiappano i voti per lasciare tutto come sta, e c’è il nostro inviato il quale si rende conto che gli investimenti nazionali al Sud sono crollati del 37 per cento. Chi attacca l’azienda del disastro la quale si affida al telefono perché i suoi treni non si scontrino, e chi ricorda che è la stessa azienda della metropolitana fra l’aeroporto internazionale di Bari e le città circostanti come non c’è neanche nel lombardissimo Orio al Serio.

 Così il nostro inviato si chiede falsamente partecipe che posto sia questo Sud in cui i treni devono andare piano, uno per volta e senza fare storie. Ma per fortuna c’è un altro nostro inviato a ricordare che al Sud ci sono oggi mille chilometri in meno di ferrovia rispetto al dopoguerra, che negli ultimi cinque anni ne sono stati eliminati altri 1.189, e che si è puntato tutto sull’alta velocità e solo al Nord benché a un costo triplo rispetto a Spagna e Francia. C’è il nostro inviato a raccontare che sarà ora la solita magistratura a dare risposte purtroppo a dolore già avvenuto. A chiedersi perché c’è una tecnologia che permette di sapere se un pallone ha superato la linea di porta di un millimetro, ma sappiamo solo dopo lo scontro se due treni viaggiavano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. E c’è un altro nostro inviato a ricordare che c’è un’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria che lo consente e lo ha consentito.

 Ma il nostro inviato stavolta ne ha approfittato per guardarsi un po’ intorno, non avendo fatto la consueta toccata e fuga di due giorni scarsi coi suoi pregiudizi di partenza già sufficienti per scriverne. Così nelle ore della pietà per le vite stroncate scopre che la Puglia è davvero il posto più bello del mondo, come la hanno definita i neutrali osservatori globali del “National Geografic”. Un luogo magico ancorché fino a qualche anno fa inesistente in ogni mappa. Un luogo che è uscito dal senso di inferiorità. E che con la forza simbolica delle immagini ha ribaltato la sua immagine trasmettendone una desiderata ovunque. Grazie soprattutto al cinema e all’obiettivo a caccia fra trulli e masserie, fra centri storici e coste. Grazie alla sua musica e alla sua cucina. Grazie ai suoi protagonisti. Grazie alla sua inquieta voglia di fare.

 Non dovevano essere i poveri 23 innocenti su quei treni a gridare che quel doppio binario aveva già da starci nonostante la maledizione dei ritardi delle opere pubbliche in Italia. E non dovrebbe essere quel doppio binario che si doveva fare a ricordare che le buone immagini sono tanto potenti quanto volubili se non si coglie il tempo. Perché la verità è che la Puglia è seconda in Italia solo alla Calabria per le opere iniziate e non concluse. A parte quelle mai avviate benché finanziate. Fra burocrazie di mille pareri, varianti di mille furbizie, espropri di mille resistenze. Fra mille ricorsi e controricorsi di quelle stesse aziende che poi si lamentano per il blocco delle opere pubbliche. Ma anche fra mille opposizioni di una incivile società civile che bada solo al suo tappetino davanti casa. Quella società civile che invece tanto civile è stata in quel macello di treni fra volontari, aiuti, soccorsi, cure, organizzazione, solidarietà.

 Ha detto in quelle ore la cantautrice Emma Marrone, salentina partita da “Amici” e arrivata ai dischi di platino, che al Sud si vive in differita, come se non meritasse la modernità che invece viene portata nel resto del Paese. Molti dei nostri inviati ci hanno speculato su. Ora spetta anche al Sud non dargli ragione.