Tutta una storia dentro il pallone

Sabato 23 luglio 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Quando il pallone non è solo pallone. Vedi questa storia della Juventus che vuole acquistare l’attaccante Higuain dal Napoli. Siccome il “Guastafeste” è una rubrica anche per chi ha col pallone lo stesso inesistente rapporto di Salvini con l’educazione, spieghiamo. L’argentino Higuain non è solo un attaccante. E’ un iraddidio che l’anno scorso ha segnato da solo più gol di tante altre squadre di serie A messe assieme. Ha tenuto fino all’ultimo il Napoli in corsa con la medesima Juventus per il titolo di campione d’Italia. E’ fra i cinque migliori al mondo. E’ soprattutto diventato un simbolo di Napoli in concorrenza col Vesuvio. Ed è (e dovrebbe restare) la bandiera di un Napoli che volesse battere finalmente la Juve dopo cinque anni di sconfitte di fila.

 HIGUAIN, NAPOLI, JUVE Ma invece cosa avviene? Lo vuole proprio la Juventus della quale dovrebbe essere il nemico per la pelle, l’unica possibilità di rivincita. Più che un acquisto, una provocazione. E’ come se Renzi amoreggiasse con Grillo. Roba da guerra di Troia, col ratto della più bella dell’altro campo. Andando a rafforzare chi finora si è rivelato tanto forte da vincere nonostante, appunto, i gol che lui ha fatto. Ovvio che nel calcio i sentimenti siano fuori moda come il costume intero rispetto al bikini. E per comprare contano solo i soldi: 94 milioni di euro, quanto non valgono anche in questo caso molte altre squadre assieme. Quanto non vale forse neanche lo stesso Higuain, ma tanto alto proprio per scoraggiare qualsiasi malintenzionato.

 Il giallo sarebbe perfetto senza un particolare degno di Simenon: che a volere andarsene è Higuain in persona. E dove vuole andarsene l’inatteso fellone? Indovinate: alla Juventus. Perché, cuore o non cuore, egli vuole vincere, e vincere dove sanno come. La canzone napoletana “Core ingrato” è nata molto prima dei 28 anni del Nostro, il quale francamente o vince ora o non vince più. Ma la canzone pare scritta apposta per lui, anche se di cuori ingrati, e sempre pro-Juve, lungo il Golfo ne hanno già visti. Come un altro grande attaccante, il brasiliano Altafini, che dopo sette anni a Napoli fu pensionato e approdò a Torino. Ma in una partita decisiva per lo scudetto, segnò proprio al Napoli il gol vincente. Per la Juve, naturalmente.

 L’unico cuore non ingrato fu quello di Maradona, altro argentino considerato il primo o il secondo più forte calciatore di ogni tempo. E nonostante l’assegno in bianco (“mettici la cifra che vuoi”) che per soffiarlo al Napoli gli offrì il boss della Juve, quell’avvocato Agnelli il quale sapeva che con quel gesto sarebbe passato alla storia (non solo pallonara) più di Maradona. Ma l’avvocato amava la bellezza, compresa quella calcistica. E l’introverso Higuain non è quello spettacolo a cielo aperto che era Maradona, il nuovo Totò di Napoli.

 EVITARE LO STUPRO Il fatto è che Napoli non è una città qualsiasi. E’ una capitale mondiale anche se non lo è più. Fra le più belle del globo, e con una sua lingua, una sua cultura, una sua tradizione, una sua letteratura, un suo cinema, una sua musica come poche altre. Un nome, una marca. Soprattutto, il Napoli è considerato la vera nazionale dal suo popolo. Nessun paragone seppur con corazzate come Inter e Milan. O Juve, rieccola. E non solo per quella passionalità che ne è la esaltazione e la disperazione. Ma perché il Napoli è l’inconscio collettivo di una gente che affida al pallone il risentimento per la perduta grandezza. E perduta dalla sera alla mattina in nome di un’unità d’Italia che non andava fatta, diciamolo, come ora alla Higuain. Se gli altri sono tifosi, questi sono patrioti. Che sugli spalti spiegano la bandiera del Regno delle Due Sicilie, anche se mezza città è più nel futuro di una Los Angeles.

 Che ora siano ancòra i Savoia a riprovarci, è più beffardo di una commedia di De Filippo, più amaro di una nenia di Pino Daniele, più indigeribile di un babà senza rum. La savoiarda Juve: non l’acquisto di un calciatore come avviene ogni giorno, ma uno stupro. Da suicidio collettivo tipo balene. Come ha sibilato il furbo (ma spocchioso) presidente partenopeo De Laurentiis: siete intelligenti, siete di classe, vincete sempre, capite che non potete fare questo torto, diventereste troppo antipatici, non verrete a disturbare. Anche se nel calcio, e non solo, oggi i soldi non disturbano affatto. E 94 milioni non sono un disturbo abituale.

 Per questo, se i tifosi juventini vorranno dare un consiglio alla loro Madama, le dicano di lasciar perdere, anche se con Higuain stravincerebbero eccome. L’avvocato Agnelli sapeva che Maradona avrebbe rifiutato l’assegno in bianco, perciò glielo propose. I suoi successori dovrebbero capire che ci sono matrimoni contro natura anche in tempi in cui non c’è più religione per niente, figuriamoci col pallone. Ma si spera che resti almeno un oggetto misterioso detto stile.