Tutta la bontà in diretta tv

Sabato 3 settembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Allarme, buoni in azione. Metti questa storia della Notte della Taranta nella salentina Melpignano: si doveva annullare, rinviare o tenere ugualmente nel giorno del lutto nazionale per le vittime del terremoto? Si è tenuta ma con soluzione all’italiana, popolo per il quale due più due non fa mai quattro. Minuto di raccoglimento. Artisti che proclamano di devolvere il loro compenso in favore di quelle terre. Solo 150mila partecipanti invece dei soliti 200mila. Nessun politico presente (sperando non nel dubbio di Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo o se non vengo?). Certo era difficile decidere. Se far valere la regola anglosassone secondo cui “the show must go on”, lo spettacolo deve continuare. O quella del tutto fermo in onore di vite che non hanno potuto “go on”, continuare.

 TERREMOTO&TARANTA Non è sacrilegio che la Taranta ci sia stata. Specie in un Paese talmente bacato che qualcuno ha pensato al trucco di cominciare un minuto dopo la mezzanotte per fregare i morti. Specie in un Paese in cui i terremotati si sarebbero aspettati piuttosto che le loro case non fossero state di sabbia, che lo Stato avesse provveduto a non farle sbriciolare alla prima scossa, che i soldi stanziati per non farli morire fossero stati spesi, che qualcuno avesse sorvegliato se venivano spesi male o rubati. Tutto il solito marcio venuto fuori dalla brava gente corrotta. E in un Paese in cui l’ipocrisia da feste comandate non può mettersi l’anima in pace rinunciando a un ballo mentre tutto resta come prima. Così come avvenuto purtroppo dopo tanti terremoti troppo puntuali perché si tacitassero le coscienze eliminando la Taranta e ora pro nobis e state sicuri che non vi lasceremo soli.

 Viviamo in un mondo colpevole di reato di solidarietà. Rosario Fiorello ha detto che è meglio la beneficenza privata e senza luci della ribalta. Quella che un tempo appariva come donazione di N.N. E ha aggiunto che in questa occasione ha già respinto l’invito a quattro manifestazioni per raccogliere fondi. Mettendo in guardia contro il sistema, organizzatori che trattenendo le proprie spese finiscono per devolvere solo l’avanzo come quello dei ristoranti per i cani. Una fabbrica della solidarietà. Non la bava degli sciacalli che dopo l’Aquila se la ridevano sugli affari che avrebbero fatto con la ricostruzione. Ma neanche lo scivolone di chi (sicuramente) si è espresso male dicendo che i terremoti rimettono in moto l’economia di un Paese.

 Ma vai a vedere che tutto il problema è la Taranta. Vedi se toglievano agli italioti il campionato di calcio. E se si obietta che questa è demagogia, la demagogia è più innocente del buonismo tanto al chilo. Ovvio che non bisogna colpire nel mucchio, diciamo che vale esclusi i presenti. Un tipo sulfureo come il filosofo inglese George Bernard Shaw diceva che i ricchi fanno la beneficenza, ma anche la beneficenza fa i ricchi. Mai la carità in diretta tv è stata tanto di moda come in questi tempi in cui qualsiasi carità tu debba fare, la devi far sapere. Non solo perché funzioni come carità verso gli altri, ma perché funzioni anche come carità verso se stessi. Terremoto come Gratta e Vinci della notorietà.

 GENEROSITA’&PUBBLICITA’ Così non c’è nulla che non pulluli a scopo benefico. Assediati da cene, burrachi, concerti, megaeventi, aste, partite del cuore, panzerottate, Onu-Unicef-Fao-Migranti che prevedono oboli, offerte, contributi: a suo piacere, ma si figuri, e magari anche a piacer mio. Da versare sull’unghia, mica ci formalizzeremo lasciando ricevute e tracce che non c’entrano nulla col clima, non è proprio il caso. Con un continuo ricatto della pietà a cominciare da ogni santo semaforo, se anche lì la mano tesa non nascondesse spesso un racket che smista poveri e poveracci nella città e a fine giornata di lavoro li taglieggia con la più infame delle estorsioni.

 Dice: se non si fa pubblicità, i cuori non si aprono. Cuori a tenuta stagna senza telecamera e titolo in pagina. Chic per creare lo choc. Così niente versamento per l’Africa senza serata in visone. E niente soccorso per la fame in Etiopia se non mi tolgo la mia con un ricco buffet di prodotti locali. Lustrini&Lacrime, Resort&Bambinidell’Afganistan, Vuitton&Volontariato. L’attrice Angelina Jolie tempo fa si è dimessa da un organizzazione internazionale contro le mine anti-uomo perché i compensi dei dirigenti sono più d’oro dei lingotti della banca centrale europea.

 Dio ci scampi e liberi dal Natale se anche il presepe rischia di diventare un’associazione a fine di lucro. E invece di chiedersi chi sabato scorso ha ballato col ragno, magari i sopravvissuti di Amatrice si saranno chiesti quanto tempo dovranno rimanere in tenda. Più facile fargli arrivare mille coperte di generosità, che farli tornare al coperto nelle loro case. Questo l’unico spettacolo che non dovrebbe continuare, altro che Taranta.