Non si vince il mondiale in sella a un vespino

Venerdì 9 settembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

C’era una volta il Sud. E quando c’era, se ne parlava all’inaugurazione della Fiera del Levante. Anzi si svolgeva addirittura una Giornata del Mezzogiorno con tanto di ministri. Ma almeno le ultime Giornate è meglio dimenticarle, perché erano una parata tale che al confronto quelle sulla Piazza Rossa di Mosca sembravano feste patronali. Presidenti e portaborse arrivavano tanto profumati quanto spocchiosi. Era il trionfo del peggiore meridionalismo che chiedeva assistenza a uno Stato il quale non si faceva pregare pur di non dare al Sud ciò che al Sud serviva davvero. Il professionismo del meridionalismo a caccia di cariche come ora c’è il professionismo dell’antimafia per fare carriera. Un Sud che non può tirare la prima pietra.

 Il fatto è che oggi né il Sud né la Questione meridionale esistono più. Scomparsi dall’informazione, tranne che non si scontrino due treni fra Andria e Corato (ma ignorando lo scontro di una settimana dopo in Baviera e con sistemi di controllo molto più sicuri). Scomparsi dall’agenda di una peggiore politica molto più interessata a conservare il blocco storico local-clientelare di distribuzione di sopravvivenza. Scomparsi dalla convinzione che si possa fare ancòra qualcosa e così tanto vale non fare nulla. Sud problema non più risolvibile, quindi non più problema e destinato a restare immutabile come un fatto di natura. Così è, amen. Un modo diverso di stare al mondo.

 Il Sud non c’è più non capendo mai che è la parte del Paese che può far crescere tutto il resto. Scomparso dal rimorso nazionale e quindi unico accusato del suo dramma, come ostacolo alla ripresa quando è l’unica molla possibile. Scomparso da ogni programma e ogni strategia con responsabilità attribuite alle sue classi dirigenti in un Paese in cui al Comune di Roma hanno fatto sùbito a passare dai Cinque stelle alle stalle. Così fra noia e fastidio si consuma il delitto perfetto. La soluzione finale, anzi la non soluzione finale. Una eutanasia che lascerà il Paese non solo vergognosamente spaccato come nessun altro occidentale ma condannato a restare un Paesucolo ritenendo il contrario. Immemore del monito di Mazzini secondo il quale l’Italia sarà ciò che il Sud sarà.

 Il presidente Renzi che viene domani a inaugurare un’altra Fiera sostiene invece che mai tanta attenzione è stata riservata al Sud quanto dal suo governo. Prova ne sarebbero i Patti con le Regioni e le aree metropolitane meridionali. Compreso quello con la Puglia, forse finalmente alla firma dopo i mal di pancia reciproci col presidente Emiliano. Fondi che del Sud già erano ma che messi insieme e spesi insieme da tutti sarebbero la svolta attesa. Fondi soprattutto europei, per cui una scuola al Nord è costruita con i fondi nazionali e al Sud con quelli dell’Europa. Che avrebbero dovuto aggiungersi, non sostituire appunto quelli nazionali. Ma sul Sud è scesa una tale pax romana che la conclusione è che è meglio di niente, dovessero anche quelli finire tutti al Nord.

 Ma è bene che la buona volontà di Renzi sia messa alla prova con qualche ricordo. Fossimo nei panni di Emiliano gli diremmo questo. Il Sud è cresciuto ogni volta che in suo favore sono stati fatti degli interventi. Non grazia ricevuta. Ma riparazione sacrosanta a una situazione che vede il Sud privo di quel capitale sociale senza il quale non ci sarebbe sviluppo neanche andando da padre Pio. Infrastrutture, anzitutto (vedi i treni la cui velocità media al Sud è di 64 chilometri orari). E poi università. E credito. E formazione. E sicurezza, con le mafie che non possono essere rimproverate ai meridionali spettando allo Stato combatterle con magistrati e carabinieri adeguati.

 La Cassa per il Mezzogiorno è stata più ingiustamente vituperata che giustamente lodata. Perlomeno nel suo primo periodo, il Sud è cresciuto a livelli doppi rispetto al Centro Nord, recuperando addirittura l’8 per cento del divario. E con uno sforzo finanziario nazionale che non ha mai superato lo 0,5 per cento del Pil (la ricchezza collettiva), altro che “tutti i soldi che vi abbiamo dato” di bossiana cialtronesca memoria. Ed è bene ricordare che il famoso “miracolo” economico italiano è nato al Sud proprio per questo ma facendo bene a tutta l’Italia.

 Qualcos’altro si è avuto fino agli anni Novanta. Dopo di che si è tutto bloccato. E il Sud è stato affidato ai soli fondi europei come se fosse diversamente Italia. Perciò Renzi e il governo dovrebbero convincersi che ogni sforzo per il Sud è tutto l’opposto che inutile. Il Sud ha molte pecche. Ma l’idea che possa crescere soltanto rimboccandosi le maniche, o per virtù spontanee, o per redenzione morale, è come pretendere che Valentino Rossi vinca il mondiale di motociclismo in sella a un vespino.

 Datemi una leva e solleverò il mondo, diceva un tale. Dateci un Sud con tutte le leve giuste, e risolleverà l’Italia.