Sud, carta vincente per Renzi con l’Europa

Venerdì 16 settembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tanto, da loro non viene fuori mai niente di intelligente. Ha reagito col sangue agli occhi il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble. Commentava la riunione dei Paesi mediterranei europei ad Atene insieme a uno come il premier greco Tsipras, considerato evidentemente un terrorista. Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Malta, Cipro oltre alla Grecia che fanno la metà dell’Unione. Un Eurosud che per la prima volta si è ritrovato insieme contro il blocco del Nord e quella politica dell’austerità che salva dai bilanci in deficit ma affossa le economie. Magari, come si dice dalle nostre parti, sono stati solo rumori di carrozza. Magari l’ira funesta della Germania dimostra che lassù ci temono più di quanto quaggiù ci crediamo.

 E però. In questi giorni il nostro Renzi va a caccia di flessibilità per quelle condizioni pur accettate col cappio al collo del nostro debito stratosferico. Dice che sforare un po’ gli serve per abbassare le tasse e rilanciare gli investimenti, senza i quali fallirebbe anche una Apple. Il timore (non solo degli altri) è che, invece che in investimenti, meno rigore finisca in spesa pubblica improduttiva. Ma è anche vero che nemmeno un trattato di politica economica scritto da un ubriaco ritiene che abbeverare il sistema oggi significhi necessariamente il collasso domani. Specie se non è allegria da mani bucate ma legato a progetti con tanto di nome, cognome, obiettivi, scadenze.

 Tale fu la Cassa per il Mezzogiorno. Solo più tardi il patto scellerato fra blocco industriale del Nord e meridionalisti di professione la trasformò in opera pia di assistenza al servizio del Sud ma a danno del suo futuro e del suo buon nome. Ma prima il Sud aveva ridotto dell’8 per cento il suo divario col Nord. Una crescita cinese che fece bene a tutto il Paese creandone il miracolo economico. E dimostrando che il Sud cresce e fa crescere l’Italia se non gli si passano assegni per farlo campare ma i mezzi perché campi (e bene) da solo. Opere pubbliche, infrastrutture, servizi: ora la metà rispetto al Nord.

 Chiuso ogni rubinetto ma sparita anche ogni buona intenzione, quel divario è schizzato ai livelli più alti dall’unità. I Patti con le Regioni e le città metropolitane sono un tentativo di sbarrare le porte con i buoi scappati. Ma sono almeno un qualcosa finora mancato. Insufficiente finché il Paese non decide che, per non crescere sempre dello zero virgola tanto, bisogna far crescere il Sud. Chiamiamola nuova Cassa per il Mezzogiorno, se non fa venire l’itterizia. Chiamiamolo nuovo Piano Marshall, se non ci diffida Obama. Ma spieghiamo alle vestali di Bruxelles che si chiama Sud il grande programma da finanziare rinunciando a un po’ di rigore.

 Dice: ma non avete già i fondi europei? Certo, ma dovevano aggiungersi alla spesa nazionale non sostituirla, altrimenti che di più sarebbero? Per cui una scuola a Bergamo si è costruita con i soldi italiani e a Catanzaro con quelli europei, come se il Sud fosse diversamente Italia. E poi è più facile vedere il film di quattro ore in bianco e nero vincitore a Venezia, che spendere i fondi europei. Del resto un piano per il Sud sponsorizzato Europa non farebbe bene solo al Sud, come qualche troglodita leghista ritiene.

 E’ stata la Banca d’Italia a calcolare il vantaggio per l’intero Paese di ogni investimento pubblico al Sud. Vantaggio soprattutto per il Nord, essendo lì il grosso delle aziende che poi debbano fornire, chessò, i binari per una nuova ferrovia (o che, come a Bari, vincano l’appalto per il nuovo ponte). Un profitto superiore del 30 per cento rispetto a un analogo investimento che si facesse al Nord. Ecco come il Sud conviene a tutti oltre che al Sud stesso. Ecco come un Sud con tutti i mezzi a disposizione (il famoso “capitale sociale”) dovrebbe essere interesse di tutti. Sempre che non continui la cecità di puntare sulla solita locomotiva del Nord che traini tutto il resto. Ma così precludendosi il vantaggio che si avrebbe puntando invece sui vagoni appresso. Sud quindi tutto l’opposto che nocivo all’economia.

 Il fatto è che, prima di andare a convincere un’Europa che ne avrebbe interesse anch’essa, l’Italia dovrebbe convincere se stessa. Più difficile che una Ferrari vinca quest’anno un Gran Premio. L’Italia dovrebbe capire di poter diventare una Germania. Avendone nel Sud la riserva di sviluppo. E senza che il Sud tolga nulla al resto del Paese essendone invece l’unico futuro. La terapia per la malattia non la malattia. La soluzione del problema italiano non il problema.

 Quando la suddetta Germania unificò il suo Est ex comunista, razzolò tanti capitali in giro da lasciare all’asciutto gli altri Paesi. Così è diventata la Germania. E’ lo stesso motivo per cui l’Italia resterà Italia se non organizzerà una seduta no stop a Bruxelles per il suo Sud. Si attende immaginazione oltre che prenotazioni aeree.