Feste dei lettori ( anzi non lettori )

Sabato 17 settembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dunque per Luigi Di Maio il colpo di Stato di Pinochet avvenne in Venezuela e non in Cile. Ma che vogliamo, non è che fosse obbligato a saperlo: in fondo è solo il vicepresidente della Camera. Ovvio che quando glielo hanno fatto notare abbia gridato al complotto per danneggiare la sua carriera di capo del governo. Non del condominio. E del resto non è che se la possono prendere con lui e quell’aria pulitina di primo della classe, in un Paese in cui nessuno può tirare la prima pietra. Mica è colpa sua se siamo una Repubblica fondata sull’ignoranza. Nella quale il 70 per cento della popolazione ha difficoltà a capire anche un comunicato della Asl sugli orari di ambulatorio. Tutto per sparare sui 5Stelle pretendendo che siano 5Stelle al merito.

 POVERA CULTURA Dice: magari poteva leggersi qualche libro sulla drammatica deposizione del presidente (cileno) Salvador Allende. Magari qualcuno della figlia che ne ha scritti di bellissimi. Ma evidentemente non aveva tempo. Come spiegano tutti gli italiani che non leggono, al terzo posto in Europa nella sola classifica in cui era meglio essere ultimi. E poi, non esageriamo, un lapsus ci sta pure. Come pure politicamente parlando inutile stare a puntualizzare su un onorevole che in una trasmissione radiofonica precisa che “Io me ne avrei andato pure a pagando io”. Il trucco di prenderli alla sprovvista.

 Per fortuna la politica è ben altro, come abbiamo capito da tempo. E questi sono solo pettegolezzi di fine estate, di un’estate che anche quest’anno è stata tutta un esplodere di Festival dei libri. In Puglia si chiude questo mese col Festival dei lettori. Diverso però dai precedenti, che essendo Festival dei libri non potevano ritenere di c’entrare qualcosa con i lettori. Come se uno va a seguirli (e sappiamo quanta gente ovunque), e poi si compra un libro, e poi addirittura lo legge. Ma chissà che non siano un complotto anche le cifre che danno la Puglia penultima in Italia per lettori di libri, e la Basilicata ultima. Con tre pugliesi su quattro che negli ultimi due anni non hanno mai sfogliato un libro. Puglia pur così ricca di storie che la raccontano al cinema, nei romanzi, alla tv. E così ricca di autori di successo. Ma non per niente siamo per metà un popolo che scrive e per metà un popolo che non legge.

 Ma allora, vale la pena farli questi Festival? Figuriamoci se non si facessero. Altro discorso è che li affollano portandosi la sedia da casa e se ne tornano non portandosi un libro a casa. Con piazze nelle quali trovare un posto è più difficile di posteggiare un sabato sera in città. E nelle quali non c’è ricambio fino a notte. E in cui non importa tanto ciò che si dice, quanto chi lo dice. Come avviene per la tv: stavi bene, e chi se ne frega del resto. La caccia alla celebrità che è celebrità perché appunto “viene alla televisione” più che per il libro (furbescamente) scritto. E comprato solo se sei un’attricetta, un calciatore, un comico: ora soprattutto un cuoco. Un trofeo da far firmare con dedica dalla celebrità (e selfie accluso) e da esibire all’occasione. Punto.

 CAVALLO DI TROIA La speranza è che non sia vero che i Festival riescono più a pubblicizzare i luoghi in cui si svolgono che la lettura. Più a vendere pizze che a vendere libri. Più alla crescita turistica che a quella culturale. Più a esserci che a imparare. Più ad aggirarsi fra i libri che a toccarli. In un Paese in cui le trasmissioni tv sui libri finiscono all’ora dei pipistrelli. O se piazzate in orari più umani devono trasformarsi in cabaret altrimenti che noia. Un Paese in cui dedicano una diretta al premio Campiello ma devono infarcirla di cantanti, di spezzoni sul cinema, di umanità varia altrimenti, tac, si cambia canale. E meno male che fra gli scrittori c’è una gara come se fosse una Inter-Juve, interessando più la gara che i gareggianti. Libri parentesi molesta che per entrare nelle case devono essere nascosti nel cavallo di Troia dello spettacolo di massa (come ha scritto uno stravolto Ferdinando Camon).

 Sapere cosa fare è più difficile che prevedere i terremoti. Abbattere il Muro della non lettura nel Paese di Dante. I pur ricchi ma poveri Festival potrebbero far girare di più i libri invece di piantarli su un banchetto sommerso dal viavai, puntare più sui libri che sugli autori, far leggere brani dei libri, scontarli con una consumazione, scegliere moderatori che non moderino troppo, far pagare un biglietto simbolico (rischiando di perdere anche i non lettori). Prima dei Festival, la scuola potrebbe istituire l’ora quotidiana di lettura (anche dei giornali, scusando il disturbo).

 Si potrebbe, si potrebbe. Si potrebbe spiegare che più libri significano più sviluppo, come avviene. Si potrebbe spiegare che noi siamo i libri che abbiamo letto, i libri che leggiamo, saremo i libri che leggeremo. Si potrebbe, si dovrebbe.