Se Napoli accende una miccia per il Sud

Venerdì 30 settembre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Napoli, Italia. Conosciamo i progetti del sindaco De Magistris: far diventare autonoma la sua città. E partire dall’antica capitale per una “liberazione” che riguardi tutto il Sud. L’incarico di scrivere questo manifesto è stato affidato dopo tanto rullare di tamburi. Se ne occuperà un movimento politico che lo ha affiancato nelle ultime elezioni amministrative. Quelle cioè che lo hanno confermato nella carica, dandogli quasi il 70 per cento dei voti ma con gli avversari a ricordargli che solo il 36 per cento degli elettori è andato alle urne.

 Napoli città autonoma vuol dire all’ingrosso trattenere le proprie tasse senza più versarne parte allo Stato. Con i fondi europei che arrivino direttamente lì. Quindi, dice l’ex pubblico ministero, addio elemosine, addio trasferimenti col contagocce: da soli faremo di più e meglio. Non abbiamo avuto leggi speciali e non ne vogliamo. Ma vogliamo quello che ci spetta, vogliamo prenderci il maltolto. Con lo Stato che però, come dice la Costituzione, continui ad assicurare i fondi per sanità, istruzione, trasporti, sicurezza. Ma non continui in questo a danneggiare il Sud trattandolo peggio del Nord.

 Non nuove le cifre. Con la sanità che in base alla formula Calderoli continua a privilegiare le regioni settentrionali perché con più anziani e non quelle dove ci si ammala di più. Con i trasporti locali di tutto il Sud meno di quelli della sola Lombardia. Con le università del Sud discriminate e in lenta agonia. Con strade, porti, aeroporti al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Con i servizi pubblici meno finanziati tranne poi colpevolizzare il Sud per la sua qualità della vita.

 E’ tutto ciò cui il governo intende porre rimedio con i Patti firmati con le Regioni e le Città metropolitane. Secondo i critici, più una pezza a colore che una strategia. Ma comunque un tentativo nuovo sul quale, più che sparare, occorre fidare (anche per non avallare gli alibi di quel Sud cui conviene dipendere più che intraprendere). Ma De Magistris non l’ha firmato. In conflitto con Renzi dal quale fra l’altro pretende il ritiro del commissario governativo che dovrà occuparsi della bonifica e del rilancio di Bagnoli (dove c’era un siderurgico come l’Ilva di Taranto). Perché, appunto, Napoli sa e vuole fare da sé.

 Non bisogna essere Machiavelli per capire che il progetto di De Magistris non è lontano dal federalismo fiscale della Lega Nord. Anche se il bossiano “ciascuno si tenga i suoi soldi” partiva da chi già godeva della maggiore grazia sempre ricevuta dallo stesso Stato contro cui sparava. Sappiamo poi che quel federalismo per fortuna mezzo abortito si è tradotto in maggiori tasse (soprattutto al Sud) e maggiore spesa, cioè nel contrario di ciò che spacciava. Sventato solo in parte quel pericolo, ora De Magistris ricorda che la vera rivolta dovrebbe essere quella dei poveri non quella dei ricchi.

 Il fatto è che Bossi era l’uovo non la gallina. Spuntò perché già c’era lì un mondo in ribellione contro le tasse a Roma ladrona. Avvenne quando le crisi del petrolio e il rientro da inflazioni a due cifre fece capire a quel Nord che era finita la pacchia: quella dei mercati del Sud che assorbivano di tutto, e quella della lira svalutata che gli faceva esportare di tutto. Cominciò così l’assurdo di una Questione meridionale che improvvisamente spariva per essere fagocitata da una Questione settentrionale, i privilegiati che si comportavano da penalizzati. Ma ora qualcosa fa sospettare che al Sud eppur si muove.

 E’ un sondaggio della Swg di Trieste. Quasi scontate le risposte alla domanda sui sentimenti che suscita la politica: il 62 per cento disgusto, il 49 rabbia. Non è una presa della Bastiglia, anche perché non è che altrove un antipolitico come Trump può diventare presidente degli Stati Uniti perché gli americani amano i politici. Ma è stato chiesto al Sud anche cosa chiede per risollevarsi e non essere sempre trattato da Sud. Il 50 per cento maggiore lotta alla criminalità organizzata, non lasciati soli dallo Stato. Il 40 maggiori investimenti da parte dello stesso Stato. Il 39 una diversa classe politica locale. Il 29 per cento sgravi fiscali per le imprese che investono al Sud.

 Forse si può parlare di rabbia, ma di sicuro non è rassegnazione. L’unica cosa nuova sotto il sole del Sud è che per una volta tanto qualcosa viene al sole. Con gli storici a ricordare che le elezioni si sono sempre vinte o perse al Sud pur non avendole mai il Sud fatte valere per non farsi trattare da Sud. E con il Pd e i Cinque Stelle che per le loro feste nazionali vanno in Sicilia, dove guarda guarda l’anno prossimo si vota. Ora spunta De Magistris, sapendo che neanche Bossi quando cominciò era ancòra Bossi. Vi “faremo cagare sotto”, ha detto forse per non essersene da meno. Voleva dire che se Napoli se ne va da sola, anche il Sud potrebbe essere una polveriera.