Se non sei biondo non farai figli

Sabato 1 ottobre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Se bastasse una bella canzone a far piovere amore, canta Eros Ramazzotti. Se bastasse una campagna pubblicitaria a far fare più figli in Italia, deve aver cantato la ministra della salute, Beatrice Lorenzin. I cui uffici addetti ne hanno così lanciate due. La prima mostrava una puerpera (incinta ma solo un po’, diceva una battuta perbenista) con una clessidra in mano e la scritta: “La bellezza non ha età, la fertilità sì”. La seconda sotto la scritta “Stili di vita corretti” mostrava due foto. Sopra “Le buone abitudini da promuovere” con quattro giovani tutti bianchi che più bianco non si può, e biondi, e sorridenti come nel manifesto di un dentifricio. Sotto “I cattivi compagni da abbandonare”: un lugubre fondo seppia (forse il peccato) con ragazzi di colore e uno con capigliatura rasta che fumano erba.

 FERTILITA’ (E COMICITA’) La prima campagna è stata ritirata perché fuori tema, è da Adamo ed Eva che l’infertilità non è questione né di età né di bellezza. La seconda ha fatto la stessa fine perché il nero uguale cattivo è roba da “Via col vento”. E non sono esempio di stile di vita corretto per avere figli solo i biondi buoni che sarebbero fertili in quanto biondi e non neri (ma poi fanno l’amore col profilattico e tiè). Una Norimberga della Pubblicità Regresso, è stata definita, laddove Pubblicità Progresso è una organizzazione che si batte per cause altrettanto nobili ma con tecnica non ignobile.

 Ovvio che ci sia stata tutta una polemica sulla ministra, dove era invece di controllare? Ma poi si è concluso che i ribaldi le avevano fatto vedere una foto e ne hanno messa un’altra. E lasciamo stare che in Inghilterra e in Germania si sarebbe già dimessa. Sempre con questo disfattismo, anzi ha detto che è tutto un complotto per prendere il suo posto. Paese di santi, eroi, navigatori e complottisti. Passata indenne la prima volta, è stata invece licenziata per il reato di ostinazione a fare casini la responsabile della Comunicazione del ministero, uno di quei dirigenti da 230 mila euro di stipendio all’anno. Ma se c’è competenza, vuoi mettere?

 I giornali sempre ficcanaso sono andati a rispolverare un’altra campagna la quale non ha la creatività da Nobel delle sopradette, ma non prende fischi per fiaschi. E’ di “Save the children” (Salva i bambini), si intitola “Le equilibriste, mamme 2016” e cita il rapporto Istat “Avere figli negli anni 2000”. Partendo dallo slogan “Vorrei ma non parto” si sviluppa lungo la Via Crucis di chi partorire vorrebbe. Mamma e lavoratrice: che fatica. Senza i nonni, come faccio? La collettività non mi sostiene. La cura è a mio carico.

 MARMOCCHI FRA I PIEDI Ancòra con questo disfattismo, nel Paese in cui, andando tutto bene, figuriamoci se non è il paradiso per avere figli. Infatti va tanto bene che non se ne fanno. L’Italia, affermano i pubblicitari, al contrario di come la si vuole raccontare, non soffre tanto di infertilità quanto di itterizia verso quei “pizz’e core” che sono i bambini. Un Paese che invecchia, che fa figli sempre più tardi e ne fa sempre meno. Ma questo crollo non deriva da un minore desiderio di maternità: fosse per le donne, vorrebbero sempre almeno due figli. Il fatto è che le attese sono una cosa, i soldi un’altra, l’indice di fecondità un’altra ancòra: fermo a 1,37 figli in media a donna (e al Sud 1,24, per la prima volta meno che al Nord) mentre dovrebbe essere del 2,1 per non esaurirci come Paese. E avviene da quarant’anni, mica da quando la Lorenzin non controlla le foto.

  Non è diverso nel resto del mondo occidentale, tranne in Francia dove hanno deciso che una donna che ha figli è più importante del presidente Hollande. E che un asilo nido pubblico vale più della Torre Eiffel. Ma in Italia ex Paese familista, se hai due figli ti guardano come una nemica della patria e una incosciente: ha fatto un mutuo? E forse c’è ancòra chi prima di assumerti sotto sotto ti costringe a firmare l’impegno a non rimanere incinta neanche se hai dimenticato la pillola. E lo Stato non ti passa nemmeno con una mezza bambinaia. E se ti dà un bonus bebè, poi te lo fa scontare con l’aumento della tassa sui rifiuti perché questi pannolini ingombrano. E chi li accompagna alla danza, al calcetto, all’inglese, alla festa? E non saranno una responsabilità, parola più scandalosa di un film porno? E come ci godiamo la vita con loro fra i piedi? E come la metti con queste coppie che non fanno in tempo ad accoppiarsi che già scoppiano? E poi questi nonni che si sentono giovani e stanno sempre al burraco.

 E’ vero che in Italia una coppia su cinque è infertile e stenta ad avere figli. Ma le leggi si fanno venire gli scrupoli religiosi e non assistono la fecondazione. E adottare è più complicato che capire cosa ha in testa la sindaca Raggi. Meno male che c’è la Lorenzin con i suoi buoni e cattivi. Ha tanto capito tutto, che non ne ha azzeccate due su due.