Poverini gallesi razzisti anti-Sud

Sabato 15 ottobre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Il grande umorista Ennio Flaiano diceva, a proposito di cretini, che purtroppo si sono anche specializzati. Ora succede di peggio: si sono internazionalizzati. Vedi i britannici. I quali, nel questionario per l’ammissione in alcune scuole del Galles, chiedono agli italiani candidati se sono italiani italiani o diversamente italiani. Con sigle che li distinguono in Ita (Italiani), Itan (Italian neapoletan), Itas (Italian sicilian), Itaa (Any other, altri italiani). Magari facevano lo sforzo e includevano anche gli Itap (Italian apulian) e gli Itab (Italian basilican). E per favore, non si offendano i calabresi, tranne che non si illudano di passare per italiani italiani o per altri italiani. Comunque mai all’altezza, chessò, di lombardi o veneti, che parlano dialetto come respirano.

 DISCRIMINAZIONE A SCUOLA Non risulta se abbiano chiesto anche dati somatici. Visto che ci siamo, potremmo suggerire ai puristi gallesi di controllare se per caso qualcuno degli aspiranti alunni non abbia la fronte bassa, le arcate sopraccigliari prominenti, le orecchie asimmetriche a sventola, il mento prognato, gli zigomi sporgenti, i denti in doppia fila, i piedi prensili, i labbroni, il naso deforme, la fossetta occipitale. Allarme: sarebbero non solo meridionali (southern) ma delinquenti nati, come sentenziò tal Cesare Lombroso, il più noto caso mondiale di imbecille passato per scienziato.

 I medesimi gallesi non hanno specificato quale trattamento particolare riserverebbero a Itan, Itas e, permettano, a Itap e Itab. Se gli parlerebbero a gesti come nell’Età della Pietra. Se a mensa darebbero, come è stato già suggerito, arancini ai siciliani, pizza ai napoletani, polpo crudo ai pugliesi, cutturidd ai lucani. Potrebbero annusarli per selezionarne l’odore, sulla scia del diversamente essere umano Salvini della mitica canzoncina “Senti che puzza/ fuggono anche i cani/ sono arrivati/ i napoletani”. Della quale, ora che vuole venire a prendere più voti che pomodori al Sud, dice che era una goliardata, spacciando fra l’altro una frequentazione universitaria misteriosa (ma mai, per carità, come la laurea albanese che il Trota figlio del Bossi afferma essergli stata conferita a sua insaputa).

 L’ambasciatore italiano a Londra, Terracciano, napoletano con humour molto locale, ha ricordato che l’Italia è un Paese unito dal 17 marzo 1861, quando questa unità fu proclamata in lingua francese perché non si può volere tutto dalla vita. Per carità di patria non ha aggiunto che una fra le prime sedute del Regio Parlamento di Torino fu dedicata, guarda la coincidenza, al problema dei rappresentati meridionali che puzzavano. Tutto ciò che ha indotto a farsi qualche domanda su questi gallesi. Se cioè siano razzisti punto e basta. Se siano rispettosi dell’identità dei meridionali, sapendo che da 155 anni ci sono due Italie. Se siano profetici, sapendo che prima o poi, se tanto mi dà tanto, i meridionali diranno ciao ciao e faranno Italia a sé.

 NAPOLI E DINTORNI Colto di sorpresa, il governo di Londra si è scusato con gli italiani (gli Ita). Deplorando l’accaduto e assicurando che non lo faranno più. Ma spiegando che i gallesi non volevano discriminare bensì accertare se per caso ci fossero ulteriori difficoltà linguistiche per i bambini da inserire nel loro sistema scolastico. Situazione così aggravata, essendo notorio che gli Itan e gli Itas non parlano la lingua di Dante ma, chissà, qualche idioma nativo delle loro giungle.

 L’ambasciatore, che com’è noto fa il diplomatico, ha spiegato che sa com’è, questi britannici da quando hanno deciso di uscire dall’Europa unita vedono selvaggi ovunque. Sono arrivati addirittura a dire che Itan e Itas risalgono al 2006 per dimostrare che non hanno il dente avvelenato con i loro ex alleati. Pare che in Galles volessero offrire sostegni linguistici ai diversamente italiani, tipo deportarli tutti in una classe come diversamente gutturanti. Proprio il Galles che un giorno sì e uno no si è battuto per non essere trattato allo stesso modo dai britannici occupanti. Per non dire che negli Stati Uniti la conoscenza anche del Neapolitan language viene considerata titolo nei curriculum, ciò che lo identifica come vera e propria lingua e non difficoltà di espressione. E che a Buenos Aires la lingua napoletana è materia di studi.

 Vista l’aria, sarebbe igienico non insistere troppo anche con simili presunti riconoscimenti. Ricordando che si comincia così e si finisce alle Razze perfette. Il pregiudizio contro il Sud non è l’ultima lacrima sul viso del Sud piagnone, essendo stati molti storici senza neanche un cugino meridionale a dimostrare come sia da sempre alla base dei tanti danni al Sud. In questi giorni il giornale on line “Padova Oggi”, riferendo su una baby gang in un bar, scrive che sono stati acciuffati un italiano, un serbo e un napoletano. Come fai poi a dire Galles?