La Puglia in pericolo č attorno a tutti noi

Venerdė 21 ottobre 2016 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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All’inizio fu una mongolfiera. Sulla quale a Valenzano nel Barese apparve il nome di tal famiglia Buscemi ben nota ai tribunali e pare imparentata con un potente clan siciliano. Una sponsorizzazione passata per fede religiosa in occasione della festa patronale. Della quale nessuno sembrò accorgersi se non a cose fatte. E con indecenti reazioni pubbliche dopo, tipo state infamando un’intera collettività. A cominciare dal sindaco, per il quale ora c’è una richiesta di rinvio a giudizio per fatti elettorali. Arrivò anche Rosi Bindi presidente dell’Antimafia, accolta come una importuna.

 Pochi giorni fa festa dei Santi Medici a Bitonto. Con don Vito giovane rettore della basilica il quale avverte sùbito. Niente ceri della malavita alla processione, piuttosto pentitevi perché non basta esserci per vedersi perdonare i peccati. Monito anche alla società per bene. E non solo perché non chiuda gli occhi sulla società per male come a volte avviene. Ma perché si faccia anch’essa un esame di coscienza fra doppie vite, privilegi alle spalle altrui, dipendenti sottopagati.

 Sembrano due episodi isolati ma purtroppo non lo sono. Perché c’è una Puglia in pericolo contro la quale ci vogliono dieci, cento, mille don Vito e non solo. Dispiacerà saperlo ma a Bari sguazzano, ad esempio, più baby gang che a Napoli, la capitale meridionale pur afflitta da tanti pregiudizi. Lì i ragazzini abbandonati dallo Stato inadempiente scendono in strada sparando all’impazzata per terrorizzare: è la tristemente nota “paranza”(altrimenti detta “stesa” perché se qualcuno non si stende a terra ci lascia la vita). A Bari era fine settembre quando minorenni in scooter con la pistola hanno sparato nella città vecchia e gambizzato a Poggiofranco. E uno di loro a casa aveva giubbotto antiproiettile e radiotrasmittente con frequenze non intercettabili. Minorenni.

 Sono gli stessi che girano armati nei luoghi più affollati, dalla movida alle feste liceali. Gli stessi che pubblicano le foto di armi su Facebook. Gli stessi che si fanno chiamare coi nomi delle fiction televisive alla Gomorra. E il cui sogno è imbracciare al più presto un kalashnikov, il mitra della definitiva affermazione criminale. Hanno fra i 15 e i 17 anni, Bari seconda al Sud dopo Catania. Non sono in qualche riserva indiana, sono fra noi, nel nostro passeggio, nel nostro traffico, nel nostro aperitivo al bar, davanti alle nostre scuole. Col colpo in canna. E il carcere gli farebbe più male che bene, perché sarebbe la migliore formazione per la loro carriera. Svezzati dai padrini e mandati allo sbaraglio.

 Settimane fa a San Severo dopo una banale lite per una ragazzina un 17enne è stato ucciso a colpi di pistola da un 16enne con un cognome pesante, insomma figlio di un boss. Una vita stroncata e un’altra pure perché prima finiva a cazzotti ora si spara immediatamente perché se l’arma è alla cintola la si tira fuori alla minima occasione. In genere manovalanza per il traffico di droga ma killer in proprio all’occorrenza.

 La Puglia in pericolo registra a giorni alterni scuole devastate dai soliti vandali. E non solo in quartieri a rischio. Ci chiediamo cosa animi i mini-imbecilli ma purtroppo più che un modo per non fare lezione è un modo per far capire chi comanda lì. E non parliamo dei bulli, per i quali l’Italia è davvero unita. Un quarto dei ragazzi fra i 15 e i 19 anni delle scuole superiori di Puglia gioca d’azzardo. In sale spesso avamposti della malavita.

 Ma non è solo Puglia degli orrori di adolescenti. Non fiorirebbero se non ci fosse l’aria giusta. Mesi fa il racket delle estorsioni ha tagliato un vigneto di Bruno Vespa a Lizzano nel Tarantino. Col noto conduttore tv che nient’affatto arrendevole ha sfidato i mafiosetti locali. Ma poi c’è stato il taglio di 400 alberi di limone a Castellaneta. E 40 ulivi secolari segati nel Leccese. E altri tendoni di uva a Grottaglie e Palagiano. E nel Foggiano sempre più imprese agricole sono messe in ginocchio dal furto di chilometri di cavi di rame.

 La Puglia in pericolo è l’incubo ogni volta che si apre un cantiere edile, pur essendoci qui una reazione civile ardua ma da incoraggiare. La Puglia in pericolo è l’incubo ogni volta che un’esplosione fa saltare una serranda di notte. La Puglia in pericolo è l’incubo ogni volta che un ipermercato va a fuoco e ci si chiede se sia doloso. La Puglia in pericolo è la lite stradale non sapendo in chi incappi. La Puglia in pericolo è quella dei voti comprati dai clan. La Puglia in pericolo è svegliarsi dalla convinzione di essere solo la regione del cinema e (ora) del turismo.

 Meglio farlo sùbito. Se ci vuole più Stato al Sud, lo Stato ci convinca che è più presente della criminalità. E non solo mandando cinquanta poliziotti e qualche magistrato quando la cronaca nera lo impone. Non si faccia finire la Puglia nelle mani di chi condanna a morte tanto resto di Sud.